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Dal libro allo schermo: come il cinema ha trasformato Ulisse, dall’eroe di Omero alle reinterpretazioni contemporanee

Ulisse è probabilmente il personaggio più straordinario di tutti. Nato oltre duemilasettecento anni fa nelle pagine dell’Odissea, continua ancora oggi a ispirare romanzi, serie televisive e film, dimostrando come il suo viaggio non sia mai realmente terminato. Ogni epoca, però, ha costruito il proprio Ulisse. L’eroe cantato da Omero era il simbolo dell’intelligenza capace di…

Dal libro allo schermo: come il cinema ha trasformato Ulisse, dall’eroe di Omero alle reinterpretazioni contemporanee

Ulisse è probabilmente il personaggio più straordinario di tutti. Nato oltre duemilasettecento anni fa nelle pagine dell’Odissea, continua ancora oggi a ispirare romanzi, serie televisive e film, dimostrando come il suo viaggio non sia mai realmente terminato.

Ogni epoca, però, ha costruito il proprio Ulisse. L’eroe cantato da Omero era il simbolo dell’intelligenza capace di prevalere sulla forza; quello del Novecento è diventato il ritratto dell’uomo moderno diviso tra dovere e desiderio, mentre il cinema contemporaneo tende a leggerlo come un personaggio più ambiguo, tormentato e profondamente umano.

L’arrivo delle nuove produzioni dedicate all’Odissea offre così l’occasione per osservare come uno dei miti fondativi della cultura occidentale sia stato continuamente reinterpretato sul grande schermo senza mai smettere di parlare al presente.

Ulisse: Dall’oralità di Omero al linguaggio delle immagini

L’Odissea nasce come poema orale. Prima ancora di essere scritta, veniva recitata davanti a un pubblico che immaginava con la propria fantasia il mare, le tempeste, Polifemo, Circe e le Sirene.

Il cinema, invece, deve trasformare quelle parole in immagini concrete. È qui che nasce la prima grande sfida di ogni adattamento: rendere visibile ciò che Omero lasciava in parte all’immaginazione.

Ogni regista si trova quindi davanti a una scelta fondamentale. Restare fedele alla dimensione mitologica oppure reinterpretare il poema attraverso la sensibilità della propria epoca.

Per questo motivo non esiste un solo Ulisse cinematografico. Esistono tanti Ulisse quanti sono stati gli autori che hanno deciso di raccontarlo.

Lo sceneggiato Rai del 1968: il volto dell’Odissea per generazioni di italiani

Quando si parla dell’Odissea sullo schermo è impossibile non partire dallo sceneggiato diretto da Franco Rossi nel 1968.

Per molti italiani quella produzione non rappresenta semplicemente una trasposizione televisiva, ma l’immagine stessa dell’Odissea. Ancora oggi intere generazioni ricordano i volti dei protagonisti, le ambientazioni essenziali, la fotografia quasi teatrale e un ritmo narrativo che privilegiava il racconto rispetto allo spettacolo.

Lo sceneggiato nasce in un periodo in cui la televisione pubblica aveva anche una forte funzione educativa. L’obiettivo non era stupire con gli effetti speciali, ma accompagnare il pubblico dentro il testo di Omero.

L’Ulisse interpretato da Bekim Fehmiu conserva molte delle caratteristiche dell’eroe classico. È astuto, paziente, determinato e profondamente legato alla nostalgia della propria casa. Non è un guerriero invincibile, ma un uomo che vince soprattutto grazie all’intelligenza.

Anche i mostri mantengono una dimensione quasi simbolica. Polifemo, Circe e le Sirene non sono soltanto creature fantastiche, ma rappresentano le continue prove morali che accompagnano il viaggio dell’essere umano.

È probabilmente questa fedeltà allo spirito del poema ad aver trasformato lo sceneggiato Rai in un autentico classico della televisione italiana.

L’Ulisse di Troy: un politico più che un eroe

Nel 2004 Wolfgang Petersen realizza Troy, film dedicato principalmente all’Iliade. L’Odissea non è ancora iniziata, eppure la figura di Ulisse assume già un ruolo decisivo.

Interpretato da Sean Bean, il personaggio cambia profondamente rispetto alla tradizione più classica.

Non è il protagonista della storia, né il guerriero spettacolare che il pubblico potrebbe aspettarsi. Al contrario, appare come il più lucido tra tutti i comandanti greci. Mentre Achille incarna la gloria militare e Agamennone il desiderio di conquista, Ulisse è l’unico capace di osservare gli eventi con uno sguardo strategico.

Il celebre episodio del cavallo di Troia sintetizza perfettamente questa reinterpretazione. La vittoria non nasce dalla forza, ma dalla capacità di immaginare una soluzione diversa.

Troy elimina completamente la dimensione divina del poema. Gli dèi non intervengono mai direttamente e il mito lascia spazio a una ricostruzione più realistica. Anche Ulisse diventa quindi un uomo che costruisce il proprio destino senza l’aiuto del soprannaturale.

I mostri cambiano insieme all’uomo

Uno degli aspetti più interessanti delle trasposizioni cinematografiche riguarda proprio la rappresentazione dei mostri.

Nell’Odissea essi esistono realmente. Ciclopi, Sirene, Scilla e Cariddi fanno parte di un universo in cui uomini e divinità convivono.

Il cinema contemporaneo, invece, tende spesso a trasformarli in metafore psicologiche.

Le Sirene diventano la seduzione dell’oblio, Polifemo rappresenta la brutalità cieca della forza, Circe il desiderio di fermarsi e rinunciare al viaggio, mentre il lungo ritorno verso Itaca diventa soprattutto un percorso interiore.

In altre parole, il vero nemico di Ulisse non è soltanto ciò che incontra lungo il mare, ma ciò che rischia di perdere dentro se stesso.

Questa lettura riflette una sensibilità moderna, molto più interessata ai conflitti interiori dei personaggi che alle creature fantastiche.

Le nuove produzioni: verso un Ulisse più umano

Negli ultimi anni Hollywood è tornata a guardare con grande interesse ai miti greci.

Tra i progetti più attesi c’è The Odyssey, che promette di riportare sul grande schermo il viaggio di Ulisse con tecnologie visive completamente nuove e con una maggiore attenzione alla complessità psicologica dei personaggi.

Se il cinema classico privilegiava l’avventura e quello del Novecento cercava la fedeltà al poema, le produzioni contemporanee sembrano voler esplorare soprattutto la dimensione emotiva del protagonista.

L’Ulisse del XXI secolo appare meno eroico e più fragile. È un uomo segnato dalla guerra, dalla perdita, dal senso di colpa e dalla difficoltà di ritrovare il proprio posto nel mondo.

Questa trasformazione riflette anche il cambiamento del pubblico. Oggi gli spettatori cercano personaggi imperfetti, capaci di sbagliare e di evolversi, più che eroi senza macchia.

Fedeltà o reinterpretazione?

Ogni volta che un classico viene adattato nasce inevitabilmente la stessa domanda: quanto bisogna essere fedeli all’opera originale?

Nel caso dell’Odissea, probabilmente, la risposta non riguarda i dettagli della trama.

La vera fedeltà consiste nel conservare ciò che rende Ulisse un personaggio eterno: la curiosità, l’intelligenza, la capacità di affrontare l’ignoto e il desiderio ostinato di tornare a casa.

Che il racconto scelga una ricostruzione rigorosa come quella di Franco Rossi, una lettura realistica come Troy o una reinterpretazione contemporanea come le nuove versioni di The Odyssey, il nucleo del personaggio rimane sorprendentemente stabile.

Perché Ulisse continua a parlarci

Forse il motivo per cui il cinema continua a tornare sull’Odissea è semplice: ogni epoca riconosce in Ulisse qualcosa di sé.

Nel mondo antico rappresentava l’uomo capace di vincere con l’ingegno. Nel Novecento è diventato il simbolo del ritorno dopo la guerra. Oggi incarna l’individuo che cerca un’identità in un mondo sempre più complesso.

Per questo ogni nuova trasposizione non sostituisce le precedenti, ma si aggiunge a una lunga tradizione di letture diverse dello stesso mito. L’Ulisse di Omero continua a viaggiare, ma ogni regista gli offre una nuova rotta e ogni spettatore ritrova, in quel viaggio, una domanda che riguarda anche la propria vita.