,

“Tip toe” la televisione britannica lo ha fatto di nuovo. Questa serie ti sconvolgerà

Tip Toe è la miniserie britannica di Russell T Davies disponibile su HBO Max: 5 episodi su omofobia, diritti LGBTQ+, odio e società contemporanea.

"Tip toe" la televisione britannica lo ha fatto di nuovo. Questa serie ti sconvolgerà

La televisione britannica lo ha fatto di nuovo. Ha preso una strada di Manchester, due villette vicine, due uomini che fino a quel momento si sono praticamente ignorati e ha trasformato una situazione ordinaria in qualcosa di sempre più inquietante. Tip Toe, la nuova miniserie creata da Russell T Davies e arrivata anche in Italia su HBO Max, dura appena cinque episodi, ma è una di quelle storie che continuano a lavorare dentro lo spettatore anche dopo la fine. Perché dietro la vicenda di Leo e Clive non c’è soltanto uno scontro tra vicini, e nemmeno esclusivamente una storia sull’omofobia. C’è una domanda molto più scomoda: siamo davvero sicuri che la società nella quale viviamo stia continuando ad andare avanti?

Davies questa domanda la conosce bene. È l’autore che nel 1999 con Queer as Folk raccontava la vita di un gruppo di uomini gay nella Manchester di fine millennio e che con It’s a Sin sarebbe tornato agli anni dell’AIDS per raccontare una generazione travolta dalla malattia, dal pregiudizio e dal silenzio. In Tip Toe il movimento temporale è però diverso. Non bisogna guardare al passato per comprendere quanta strada abbiamo percorso. Bisogna guardare il presente e chiedersi quanta di quella strada potremmo percorrere nuovamente al contrario.

“Tip Toe”, di cosa parla la serie disponibile su HBO Max

Al centro della storia troviamo Leo, interpretato da Alan Cumming, e Clive, a cui dà il volto David Morrissey. Sono vicini di casa da anni, ma appartengono a mondi che sembrano non avere quasi nulla in comune. Leo è gay, gestisce un locale a Canal Street ed è immerso in una comunità queer che ha conquistato faticosamente il diritto di essere visibile. Clive è un elettricista, ha una moglie e due figli e porta con sé una visione del mondo sempre più insofferente verso ciò che percepisce come diverso o responsabile delle proprie frustrazioni.

All’inizio non c’è una guerra. Ed è proprio questo a rendere Tip Toe così efficace. I due uomini possono parlarsi, aiutarsi e persino provare a comprendersi. Poi qualcosa comincia lentamente a cambiare. Una serie di piccoli episodi alimenta diffidenza e sospetto, mentre ciò che inizialmente sembrava un semplice contrasto tra vicini assume proporzioni sempre maggiori. Il titolo stesso richiama l’idea di qualcuno che entra furtivamente, “in punta di piedi”, nello spazio dell’altro. Ed è quasi nello stesso modo che l’odio entra nella storia: non irrompe immediatamente, ma avanza poco alla volta finché diventa difficile capire quando sarebbe stato ancora possibile fermarlo.

La miniserie sceglie inoltre di mostrarci immediatamente che qualcosa di terribile è accaduto. La narrazione torna quindi indietro per ricostruire il percorso che ha portato fino a quel momento. Non guardiamo più gli eventi chiedendoci semplicemente che cosa succederà, ma osserviamo ogni piccolo gesto sapendo che esiste una tragedia verso cui la storia si sta muovendo. È una scelta che trasforma anche le conversazioni apparentemente più insignificanti in segnali di qualcosa che sta crescendo sotto la superficie.

Russell T Davies e la paura che i diritti possano tornare indietro

Il vero protagonista di Tip Toe potrebbe però essere il tempo in cui viviamo. Davies parte dall’omofobia, ma progressivamente allarga il discorso alla maniera in cui la società contemporanea costruisce le proprie divisioni. Leo e Clive diventano due persone trascinate all’interno di una contrapposizione sempre più grande, alimentata dalle paure individuali, dai pregiudizi, dalle difficoltà economiche e da una comunicazione pubblica che sembra avere bisogno di trasformare continuamente qualcuno in un nemico.

La questione più inquietante posta dalla serie riguarda proprio l’idea di progresso. Siamo abituati a pensare ai diritti civili come a una linea che procede lentamente ma inevitabilmente in avanti: una generazione conquista qualcosa e quella successiva parte da quel punto per andare oltre. Tip Toe mette in discussione questa convinzione. Un diritto esiste finché una società continua a riconoscerne il valore, e la storia dimostra quanto velocemente ciò che sembrava acquisito possa essere rimesso in discussione.

Per questo la serie non parla soltanto alla comunità LGBTQ+. Il suo ragionamento riguarda qualsiasi società che cominci a considerare la convivenza una battaglia tra gruppi contrapposti. Quando l’altro smette di essere una persona e diventa una categoria, comunicare diventa sempre più difficile. E quando una categoria viene trasformata in un problema, il passo successivo può essere cercare qualcuno a cui attribuire la responsabilità delle proprie paure.

L’omofobia di “Tip Toe” non nasce improvvisamente

Uno degli aspetti più interessanti della scrittura di Davies è proprio il modo in cui costruisce l’escalation. Sarebbe stato molto più semplice creare fin dall’inizio una vittima perfetta e un antagonista completamente irrecuperabile. Tip Toe preferisce osservare il processo attraverso il quale la distanza tra due persone può diventare progressivamente impossibile da attraversare.

Leo prova a dialogare. Clive, almeno in alcuni momenti, sembra persino tentare di comprendere un universo distante dal proprio. Questo non significa distribuire equamente responsabilità che non lo sono, né attenuare la natura dell’omofobia. Significa mostrare qualcosa di forse ancora più angosciante: le tragedie sociali non cominciano necessariamente quando due persone decidono consapevolmente di distruggersi.

Cominciano nelle battute accettate perché sembrano innocue, nelle generalizzazioni, nella convinzione che qualcuno stia ottenendo privilegi invece di diritti, nel bisogno di individuare una categoria responsabile della propria insoddisfazione. Quando questi frammenti trovano continuamente conferma nello spazio pubblico, il pregiudizio individuale smette di sembrare un pregiudizio e può cominciare ad apparire come una verità condivisa.

Social network, disinformazione e quella realtà che sembra “Years and Years”

Chi ha visto Years and Years riconoscerà immediatamente un’altra delle ossessioni di Russell T Davies: osservare il modo in cui grandi cambiamenti politici entrano nella vita delle persone senza che queste se ne rendano conto. Nessuno si sveglia una mattina dentro una società completamente diversa da quella del giorno precedente. Le trasformazioni avvengono gradualmente, mentre continuiamo a lavorare, discutere con i parenti, guardare il telefono e preoccuparci dei problemi quotidiani.

In Tip Toe social network e comunicazione pubblica diventano amplificatori di questa frattura. La disinformazione offre spiegazioni semplici a problemi complessi, il complottismo costruisce nemici e l’algoritmo può restituire continuamente alle persone una versione del mondo compatibile con ciò che già credono. Davies osserva soprattutto quanto facilmente le persone LGBTQ+ vengano ancora ridotte alla propria sessualità, come se identità, affetti e quotidianità potessero essere compressi dentro un’unica caratteristica da trasformare in oggetto di sospetto.

La forza della serie sta nel portare tutto questo fuori dalle discussioni astratte e dentro una strada qualunque. La polarizzazione non rimane sui giornali o sui social. Prima o poi torna a casa, attraversa il giardino, entra nelle famiglie e modifica il modo in cui guardiamo la persona che abita accanto a noi.

Alan Cumming e David Morrissey, due uomini ai lati opposti della strada

A sostenere un materiale tanto delicato ci sono soprattutto Alan Cumming e David Morrissey. Cumming costruisce Leo senza trasformarlo esclusivamente nel portavoce di una tesi politica. È un uomo che appartiene a una generazione queer che ha già conosciuto paura, discriminazione e perdita, e che può quindi percepire con particolare lucidità alcuni segnali del presente.

Dall’altra parte Morrissey interpreta un uomo attraversato da rabbia, insoddisfazione e fragilità. Clive cerca spiegazioni semplici per ciò che nella propria vita non funziona e proprio questa necessità lo rende vulnerabile a una narrazione nella quale il problema sembra trovarsi sempre da qualche altra parte. La loro opposizione funziona perché Davies non dimentica mai che dietro le categorie politiche esistono esseri umani, e sono proprio gli esseri umani, con le loro contraddizioni, a rendere possibile tanto il dialogo quanto la sua distruzione.

Perché “Tip Toe” è una serie che ti sconvolgerà

Cinque episodi sono sufficienti a Tip Toe per fare qualcosa che molte serie non riescono a ottenere in stagioni intere: lasciare una sensazione di inquietudine che non dipende soltanto da ciò che abbiamo visto accadere ai personaggi. Dipende dalla facilità con cui possiamo riconoscere il terreno sul quale quella storia cresce.

Russell T Davies non sta immaginando un futuro distopico lontano. Non servono dittature fantascientifiche, tecnologie impossibili o società completamente trasformate. Gli bastano una strada di Manchester, due case una accanto all’altra e persone convinte di appartenere a mondi incompatibili. È questa vicinanza a rendere Tip Toe così difficile da dimenticare.

La televisione britannica lo ha fatto di nuovo: ha utilizzato una piccola storia per raccontarne una molto più grande. Tip Toe parla di Leo e Clive, ma parla anche di noi, del modo in cui scegliamo di raccontare chi consideriamo diverso e della pericolosa illusione che una società non possa tornare indietro dopo essere andata avanti.

La domanda che rimane alla fine, allora, non è soltanto come si sia potuti arrivare a quel punto. È se siamo ancora in tempo per accorgerci quando qualcosa comincia a muoversi, quasi impercettibilmente, in punta di piedi.

Dove vedere “Tip Toe”

Tip Toe è una miniserie britannica composta da cinque episodi, creata da Russell T Davies e interpretata da Alan Cumming e David Morrissey. Dopo la trasmissione britannica su Channel 4, la serie è arrivata anche in Italia ed è disponibile su HBO Max. È una visione breve in termini di durata, decisamente meno breve per ciò che lascia dopo averla terminata.

La lettura politica non è soltanto un’interpretazione: Serial Minds individua esplicitamente nel possibile arretramento dei diritti queer e nella polarizzazione mediatica il cuore della serie, mentre Le Monde legge Tip Toe come una riflessione sulla crescita dell’intolleranza e sul ruolo di disinformazione, complottismo e social network.