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“Proud”, la nuova serie HBO che promette di emozionare: quando una storia queer parla di famiglia, responsabilità e identità

Negli ultimi anni le serie televisive che hanno lasciato il segno non sono state necessariamente quelle costruite attorno a grandi effetti speciali o a universi narrativi sconfinati. Sempre più spesso il pubblico si è innamorato di racconti capaci di partire da una vicenda apparentemente semplice per arrivare a toccare questioni profonde e universali. È il…

“Proud”, la nuova serie HBO che promette di emozionare: quando una storia queer parla di famiglia, responsabilità e identità

Negli ultimi anni le serie televisive che hanno lasciato il segno non sono state necessariamente quelle costruite attorno a grandi effetti speciali o a universi narrativi sconfinati. Sempre più spesso il pubblico si è innamorato di racconti capaci di partire da una vicenda apparentemente semplice per arrivare a toccare questioni profonde e universali. È il caso di Proud, nuova produzione HBO che sta attirando l’attenzione della critica internazionale ancora prima della sua distribuzione globale.

La serie, creata dal regista polacco Karol Klementowicz, è stata una delle grandi rivelazioni del Series Mania 2026, dove ha conquistato il Grand Prix come miglior serie internazionale e il premio per il miglior attore grazie all’interpretazione di Ignacy Liss.  

A colpire non è soltanto la qualità della scrittura, ma soprattutto il modo in cui la serie affronta alcuni temi estremamente contemporanei senza trasformarli in slogan o manifesti ideologici.

Proud: una storia queer che va oltre le etichette

La premessa narrativa di Proud è tanto semplice quanto potente. Al centro del racconto troviamo un uomo gay che, all’improvviso, si ritrova a dover accudire la propria nipote. Da questa situazione nasce una storia che parla certamente di identità queer, ma che soprattutto racconta la complessità delle relazioni familiari, il senso di responsabilità e la difficoltà di diventare adulti quando la vita ci mette davanti a sfide che non avevamo previsto.  

È proprio questo uno degli aspetti più interessanti del progetto. Negli ultimi anni molte produzioni hanno inserito personaggi LGBTQ+ all’interno delle loro storie, ma spesso questi personaggi finivano per essere definiti esclusivamente dal proprio orientamento sessuale.

L’omosessualità del protagonista è parte integrante della sua identità, ma non rappresenta l’unico elemento che lo definisce. Prima di tutto è una persona costretta a confrontarsi con le responsabilità della vita adulta, con la fragilità degli affetti e con il peso delle scelte quotidiane.

Il ritorno della famiglia come tema centrale

Uno degli elementi che stanno facendo parlare maggiormente della serie riguarda proprio il tema della famiglia.

Per anni la televisione ha raccontato soprattutto famiglie tradizionali o, al contrario, famiglie completamente disfunzionali. Oggi, invece, assistiamo sempre più spesso alla rappresentazione di nuclei affettivi complessi, costruiti attraverso percorsi inattesi.

In Proud la famiglia non nasce da uno schema prestabilito. Si forma attraverso un atto di responsabilità.

Il protagonista non sceglie consapevolmente di diventare figura genitoriale. È la vita a costringerlo a farlo. Da qui prende forma un racconto che interroga lo spettatore su una domanda molto semplice: che cosa significa davvero prendersi cura di qualcuno?

La risposta che la serie sembra offrire è che la famiglia non coincide necessariamente con il legame biologico o con un modello prestabilito. È piuttosto uno spazio costruito attraverso la presenza, la fiducia e la capacità di esserci nei momenti difficili.

La critica se ne è innamorata

I riconoscimenti ottenuti al Series Mania non arrivano per caso. La televisione contemporanea sta vivendo una fase molto interessante. Da una parte continuano a esistere le grandi produzioni spettacolari. Dall’altra, però, cresce l’interesse verso racconti più intimi, capaci di esplorare la dimensione emotiva dei personaggi.

Secondo i primi commenti emersi dopo la presentazione al festival francese, Proud riesce a trovare un equilibrio raro tra dramma personale e riflessione sociale. Non cerca di impartire lezioni morali, ma lascia che siano i personaggi, con le loro contraddizioni, a guidare il racconto.  

Questo approccio permette alla serie di affrontare temi complessi come l’identità, la genitorialità e il senso di appartenenza senza risultare didascalica.


Una storia che parla a tutti

Definire Proud esclusivamente come una serie queer sarebbe probabilmente riduttivo.

Così come Pose parlava di sogni e riconoscimento sociale, It’s a Sin affrontava il tema della perdita e Looking raccontava l’incertezza della vita adulta, anche Proud sembra utilizzare l’esperienza queer per parlare di qualcosa di molto più universale.

Chiunque abbia dovuto assumersi una responsabilità inattesa, chiunque abbia cercato il proprio posto nel mondo o abbia dovuto ridefinire il significato della parola “famiglia” può ritrovare qualcosa di sé all’interno di questa storia.

Ed è forse proprio questo il motivo per cui la serie sta generando tanta attesa.

Le opere che restano non sono quelle che parlano soltanto a una categoria di persone. Sono quelle che, partendo da un’esperienza specifica, riescono a raccontare qualcosa di profondamente umano.

La nuova direzione della serialità HBO

L’arrivo di Proud conferma anche la crescente attenzione di HBO verso produzioni internazionali capaci di unire qualità autoriale e temi contemporanei.

Negli ultimi anni la piattaforma ha dimostrato di voler investire sempre più in storie provenienti da paesi e culture differenti, ampliando il proprio sguardo oltre il mercato statunitense.

In questo contesto, Proud rappresenta una scelta particolarmente interessante. Non punta sul sensazionalismo né sulla provocazione. Punta invece sulla forza dei personaggi e sulla capacità di raccontare una storia intima che riesce a toccare questioni universali.

Se le aspettative create dal successo festivaliero verranno confermate anche dal pubblico, la serie potrebbe diventare una delle sorprese televisive più significative dell’anno. Perché dietro il racconto di un uomo e di una bambina che imparano a diventare famiglia si nasconde una riflessione molto più ampia sul bisogno umano di appartenenza, cura e amore.