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Odissea nascosta i grandi film che hanno riscritto il viaggio di Ulisse

Quando si pensa all’Odissea, la mente corre immediatamente a Itaca, alle Sirene, a Polifemo e al lungo viaggio di Ulisse attraverso il Mediterraneo. Eppure il capolavoro attribuito a Omero non vive soltanto negli adattamenti dichiarati. Da decenni il cinema continua a raccontare la stessa storia cambiando ambientazione, epoca e protagonisti. Questo accade perché l’Odissea non è…

Odissea nascosta i grandi film che hanno riscritto il viaggio di Ulisse

Quando si pensa all’Odissea, la mente corre immediatamente a Itaca, alle Sirene, a Polifemo e al lungo viaggio di Ulisse attraverso il Mediterraneo. Eppure il capolavoro attribuito a Omero non vive soltanto negli adattamenti dichiarati. Da decenni il cinema continua a raccontare la stessa storia cambiando ambientazione, epoca e protagonisti.

Questo accade perché l’Odissea non è soltanto il racconto di un uomo che torna a casa. È il modello narrativo del “viaggio di ritorno”: un percorso costellato di prove, incontri, tentazioni e trasformazioni che costringe il protagonista a diventare una persona diversa rispetto a quella partita.

Molti registi hanno preso questa struttura e l’hanno fatta propria senza citarla apertamente. Alcuni lo hanno fatto con ironia, altri con ambizione filosofica, altri ancora trasformando il ritorno in una lenta discesa verso l’abisso dell’animo umano. Il risultato è che alcuni dei film più importanti della storia del cinema possono essere letti come moderne Odissee, anche se nessuno dei loro protagonisti indossa una tunica o naviga nel Mar Egeo.

Odissea come modello per ogni viaggio

Prima ancora di parlare dei singoli film, vale la pena chiedersi perché il poema di Omero continui a esercitare un’influenza tanto forte.

L’Odissea ha definito uno schema narrativo diventato universale. C’è un protagonista costretto ad allontanarsi dalla propria casa, una meta da raggiungere, ostacoli apparentemente insormontabili, figure che aiutano o ingannano il viaggiatore e, soprattutto, un ritorno che coincide con una rinascita.

Questa struttura funziona ancora oggi perché ogni essere umano sperimenta, almeno una volta nella vita, un viaggio che lo cambia profondamente. Non è necessario attraversare il mare: può trattarsi di una guerra, di una crisi personale, di un lutto o semplicemente della ricerca della propria identità.

È proprio questa universalità che rende l’Odissea una fonte inesauribile per il cinema.

“Fratello, dove sei?”: l’Odissea nella Grande Depressione

Se esiste un film che dichiara apertamente il proprio debito nei confronti di Omero è Fratello, dove sei?dei fratelli Coen.

Ambientato nel Mississippi durante la Grande Depressione americana, il film segue la fuga di tre detenuti guidati da Ulysses Everett McGill, interpretato da George Clooney. Il nome del protagonista elimina qualsiasi dubbio: siamo davanti a una riscrittura dell’Odissea.

La genialità dei Coen consiste nel trasportare ogni episodio del poema in un contesto completamente diverso.

Il ciclope Polifemo diventa un gigantesco venditore di Bibbie con una benda sull’occhio. Le Sirene sono tre giovani donne che seducono i protagonisti lungo il fiume. Il veggente Tiresia si trasforma in un misterioso cieco che predice il destino dei tre fuggitivi. Persino Penelope trova il proprio corrispettivo nella moglie di Everett, pronta a risposarsi dopo aver perso ogni speranza del ritorno del marito.

Ma il film non è un semplice esercizio di citazione. Attraverso la comicità e il tono surreale, i Coen riflettono sul mito americano, sulla religione, sulla politica e sul potere delle storie popolari. Il viaggio di Ulisse diventa così il viaggio di un Paese intero alla ricerca della propria identità.

“2001: Odissea nello spazio”: il ritorno verso le origini dell’uomo

Quando Stanley Kubrick decide di intitolare il proprio capolavoro 2001: Odissea nello spazio, il riferimento non è casuale.

In questo caso non troviamo Itaca, né mostri marini, né dèi olimpici. Eppure l’intero film riprende la struttura del viaggio omerico trasformandola in una riflessione filosofica sull’evoluzione dell’umanità.

L’astronauta Dave Bowman affronta un percorso pieno di prove, proprio come Ulisse. La differenza è che il mare è sostituito dall’universo e le isole diventano pianeti e stazioni spaziali. Anche i mostri cambiano forma.

HAL 9000, il celebre computer di bordo, rappresenta uno degli antagonisti più memorabili della storia del cinema. Non possiede la forza brutale di Polifemo, ma esercita un controllo assoluto sull’ambiente circostante. Come il ciclope, impedisce all’eroe di proseguire il proprio viaggio. Per sopravvivere, Bowman deve letteralmente “accecare” HAL, spegnendone progressivamente la memoria.

Ma la vera meta del protagonista non è un luogo geografico. È una trasformazione. Il viaggio conduce infatti verso una nuova forma di coscienza, simboleggiata dall’enigmatico Bambino delle Stelle che conclude il film.

L’Itaca di Kubrick coincide quindi con l’origine e il futuro dell’umanità allo stesso tempo.

“Apocalypse Now”: l’Odissea capovolta

Francis Ford Coppola sceglie una strada ancora più radicale.

In Apocalypse Now il viaggio non conduce verso casa, ma lontano dalla civiltà. Il capitano Willard risale il fiume vietnamita per trovare e uccidere il colonnello Kurtz. È un’Odissea al contrario.

Se Ulisse attraversava il caos per ritrovare il proprio mondo, Willard entra volontariamente nell’oscurità, abbandonando ogni certezza morale. Il fiume sostituisce il mare, ma conserva la stessa funzione narrativa: ogni tappa rappresenta una prova sempre più estrema. Anche qui i mostri non sono creature fantastiche, sono gli esseri umani stessi.

Ogni villaggio attraversato, ogni comandante incontrato e ogni battaglia mostrano una progressiva perdita di razionalità. Kurtz diventa l’equivalente moderno di una figura mitologica: un uomo che ha superato il limite dell’umano e vive ormai in una dimensione quasi sacrale e terrificante.

Se l’Odissea raccontava il ritorno alla civiltà, Apocalypse Now racconta il rischio di perderla definitivamente.

I mostri non sono più creature fantastiche

Uno degli aspetti più interessanti di queste riletture moderne riguarda proprio la trasformazione dei mostri.

Nel poema di Omero essi sono reali: ciclopi, streghe, mostri marini e divinità scandiscono il cammino dell’eroe. Il cinema contemporaneo, invece, preferisce renderli simbolici.

Polifemo può diventare una macchina intelligente come HAL 9000 oppure un uomo dominato dalla violenza. Le Sirene assumono il volto delle tentazioni, del successo, del potere o dell’oblio. Persino il mare cambia significato: può essere una strada polverosa, un fiume tropicale o l’immensità dello spazio. Il nemico più difficile da affrontare non è più esterno, ma interiore. È la paura di smarrire la propria identità.

Perché continuiamo a raccontare l’Odissea

Ogni generazione riscrive l’Odissea perché ogni epoca conosce un diverso modo di sentirsi lontana da casa.

Per gli antichi il ritorno significava riconquistare la famiglia e il regno. Per il Novecento, segnato dalle guerre mondiali, significava recuperare la propria umanità dopo la violenza. Oggi, in un mondo dominato dalla tecnologia e dall’incertezza, il viaggio riguarda spesso la ricerca di sé stessi.

L’influenza dell’Odissea sul cinema va ben oltre gli adattamenti ufficiali. Film profondamente diversi come Fratello, dove sei?, 2001: Odissea nello spazio e Apocalypse Now dimostrano che il viaggio di Ulisse è diventato un linguaggio universale, capace di attraversare generi, epoche e culture.

Cambiano i paesaggi, cambiano i mezzi di trasporto, cambiano perfino i mostri, ma resta immutata la domanda che accompagna ogni protagonista: che cosa significa davvero tornare a casa? Per Omero era Itaca. Per il cinema contemporaneo, sempre più spesso, quella casa coincide con la parte più autentica di noi stessi, quella che il viaggio mette continuamente alla prova e che solo attraversando l’ignoto possiamo sperare di ritrovare.