Quando William Gibson pubblicò Neuromante nel 1984, il World Wide Web non esisteva, gli smartphone appartenevano alla fantascienza e l’idea di trascorrere una parte significativa della propria esistenza all’interno di uno spazio digitale poteva sembrare una visione lontanissima. Eppure Gibson raccontava già hacker, multinazionali capaci di esercitare un potere superiore a quello degli Stati, modificazioni artificiali del corpo, intelligenze non umane e una rete informatica percepita come uno spazio nel quale entrare.
Quarantatré anni dopo, il 22 gennaio 2027, Neuromancer arriverà su Apple TV con una serie in dieci episodi interpretata da Callum Turner e Briana Middleton. La data è stata annunciata il 25 luglio 2026 durante il San Diego Comic-Con, dove Apple ha mostrato anche il primo teaser. I primi due episodi saranno disponibili insieme, mentre i successivi arriveranno ogni venerdì fino al 19 marzo.
La notizia sarebbe già significativa per qualsiasi classico della fantascienza. Nel caso di Neuromante, però, il passaggio dal libro allo schermo presenta un paradosso affascinante: come adattare oggi un futuro immaginato quarant’anni fa, quando gran parte del cinema successivo ha già imparato a immaginare il futuro proprio da quel libro?
“Neuromante”, il romanzo che ha dato un’immagine al cyberspazio
Pubblicato nel 1984, Neuromancer, arrivato in Italia come Neuromante, è il primo romanzo della cosiddetta Trilogia dello Sprawl, proseguita con Giù nel ciberspazio (Count Zero) e Monna Lisa Cyberpunk (Mona Lisa Overdrive).
Il successo fu straordinario: il libro vinse Nebula Award, Hugo Award e Philip K. Dick Award, diventando uno dei testi fondamentali del cyberpunk.
Il protagonista è Case, hacker un tempo abilissimo che, dopo aver tradito i propri datori di lavoro, viene punito con un danno al sistema nervoso che gli impedisce di collegarsi alla matrice. Per lui non significa semplicemente perdere una professione. Case vive il corpo come una prigione e considera la realtà digitale il luogo nel quale riesce davvero a esistere.
La possibilità di tornare nella matrice arriva attraverso un incarico misterioso e l’incontro con Molly, mercenaria modificata tecnologicamente, dotata di lame retrattili sotto le unghie e lenti integrate negli occhi.
Da qui prende forma una storia fatta di criminalità, spionaggio industriale, multinazionali, intelligenze artificiali e identità sempre più difficili da separare dalla tecnologia.
Ma la forza di Neuromante non consiste semplicemente nell’aver previsto alcune tecnologie. Gibson aveva intuito qualcosa di più profondo: che la tecnologia avrebbe cambiato il modo in cui percepiamo noi stessi.
Dal libro allo schermo: Case sarà Callum Turner
Nella serie Apple TV, Case avrà il volto di Callum Turner, mentre Briana Middleton interpreterà Molly. Apple descrive la storia come quella di un hacker caduto in disgrazia e di una “razor-girl” coinvolti in un colpo ad altissimo rischio contro una potentissima dinastia corporativa.
Il cast comprende inoltre Mark Strong, Peter Sarsgaard, Clémence Poésy, Joseph Lee, Max Irons, Dane DeHaan, Junia Rees, Jordan Kouamé, Emma Laird, Marc Menchaca, André De Shields e Isabella Pappas.
La serie è stata creata per la televisione da Graham Roland e JD Dillard, con Roland nel ruolo di showrunner. Dillard dirige i primi tre episodi e lo stesso William Gibson figura tra gli executive producer.
È un dettaglio importante, soprattutto considerando quanto sia complessa l’opera da adattare. Gibson non ha scritto un romanzo fantascientifico tradizionale nel quale il funzionamento del mondo viene spiegato gradualmente al lettore: Neuromante lo getta dentro quel mondo e pretende che impari ad abitarlo.
C’è però un problema ancora più curioso.
Il problema di adattare “Neuromante” nel 2027
Nel 1984 l’immaginario di Gibson sembrava nuovo. Nel 2027 rischia di sembrare familiare.
Il cyberpunk ha attraversato quarant’anni di cinema, anime, manga, videogiochi e letteratura. Corpi modificati, hacker, città illuminate dal neon, multinazionali onnipotenti e realtà digitali sono diventati elementi riconoscibili della cultura pop.
È sufficiente pensare a Ghost in the Shell, Matrix o Cyberpunk 2077 per comprendere quanto quell’immaginario sia ormai sedimentato.
Il rischio è quasi ironico: il pubblico potrebbe guardare Neuromancer e pensare che assomigli alle opere che, direttamente o indirettamente, sono venute dopo Gibson.
Ed è precisamente per questo che la serie non potrà limitarsi all’estetica cyberpunk.
Case e il corpo come prigione
Uno degli aspetti più contemporanei del romanzo riguarda il rapporto tra corpo e identità.
Case non desidera la tecnologia perché è affascinato dalle macchine. Vuole fuggire dal proprio corpo.
Quando non può accedere alla matrice, percepisce l’esistenza fisica come una condizione inferiore. Il cyberspazio diventa invece libertà, possibilità di movimento, estensione della mente.
È difficile leggere questa idea oggi senza pensare a quanto la nostra identità sia già distribuita tra corpo e spazio digitale. Profili social, fotografie, conversazioni, relazioni, archivi personali e lavoro esistono contemporaneamente dentro e fuori di noi.
Gibson porta questa separazione alle estreme conseguenze e pone una domanda che continua a essere attuale: se una parte sempre maggiore della nostra identità esiste attraverso la tecnologia, dove finiamo noi e dove comincia la macchina?
Molly e il corpo trasformato in tecnologia
Molly rappresenta quasi il percorso opposto. Se Case vuole abbandonare il corpo per entrare nel digitale, Molly ha incorporato la tecnologia nel corpo stesso.
Le modificazioni non sono accessori esterni, ma parti della sua identità fisica. Il confine tra naturale e artificiale è già scomparso.
Per questo la relazione tra Case e Molly diventa anche un incontro tra due modi differenti di vivere la trasformazione tecnologica: lui tende verso una mente liberata dalla carne, lei trasforma la carne affinché possa sopravvivere nel mondo.
Sul piano visivo sarà probabilmente uno degli elementi più interessanti dell’adattamento, perché il cyberpunk di Gibson non immagina una tecnologia pulita e astratta. Tecnologia, corpo, denaro e violenza convivono nello stesso ambiente.
Il cyberspazio prima del Web
È probabilmente il contributo più celebre di Gibson all’immaginario contemporaneo.
Il termine “cyberspace” era stato utilizzato dallo scrittore già prima di Neuromante, ma è soprattutto attraverso il romanzo che quell’idea diventa un vero spazio narrativo.
La rete non viene percepita come una serie di computer collegati tra loro. Diventa un ambiente.
Decenni prima che Internet diventasse parte della vita quotidiana, Gibson aveva compreso che il digitale non sarebbe stato soltanto uno strumento utilizzato dagli esseri umani. Sarebbe diventato un luogo nel quale gli esseri umani avrebbero trascorso parte della propria esistenza.
La sfida della serie sarà rappresentarlo senza trasformarlo semplicemente in una realtà virtuale già vista decine di volte.
L’intelligenza artificiale rende “Neuromante” ancora più contemporaneo
Poi ci sono le intelligenze artificiali. Ed è forse qui che un romanzo del 1984 può apparire sorprendentemente vicino al pubblico del 2027.
Nel mondo di Gibson le IA non sono soltanto computer molto potenti. Possono possedere obiettivi, limiti, strategie e forme di volontà difficili da interpretare secondo categorie umane.
Il problema diventa quindi capire cosa accada quando l’intelligenza smette di essere necessariamente sinonimo di essere umano.
Non è difficile comprendere perché Apple abbia scelto proprio questo momento storico per riportare Neuromante al centro della fantascienza televisiva. Il romanzo parla di una società nella quale tecnologia e potere economico hanno raggiunto una dimensione tale da rendere incerto persino chi stia controllando chi.
Un futuro dominato dalle corporazioni
Anche il potere politico immaginato da Gibson merita attenzione. Nel cyberpunk, le grandi corporation non costituiscono semplicemente lo sfondo economico della società. Possiedono risorse, informazioni, tecnologie e capacità di controllo tali da diventare strutture di potere autonome.
La tecnologia non elimina le disuguaglianze. Le amplifica. È uno degli elementi che distinguono il cyberpunk da molte utopie tecnologiche precedenti: il progresso scientifico non produce automaticamente progresso sociale.
Si possono costruire intelligenze artificiali e continuare ad avere persone ai margini. Si può modificare il corpo e continuare a essere poveri.
Si può entrare nel cyberspazio e rimanere proprietà di qualcuno. Dietro hacker, mercenari e inseguimenti digitali, Neuromante racconta quindi soprattutto chi possiede il futuro.
Perché “Neuromante” arriva sullo schermo soltanto adesso?
Per decenni il romanzo di Gibson ha accumulato progetti cinematografici mai concretizzati, mentre il suo immaginario continuava a propagarsi altrove.
La serialità televisiva potrebbe però essere la forma particolarmente adatta a una storia che deve costruire contemporaneamente un mondo, una mitologia tecnologica e una rete di personaggi.
Apple ha ordinato dieci episodi e la presenza di Gibson tra i produttori esecutivi offre inoltre un collegamento diretto con l’autore, anche se adattare significa necessariamente reinterpretare.
Il primo teaser, presentato al Comic-Con di San Diego il 25 luglio, costituisce finalmente il primo vero assaggio della versione televisiva dopo anni di attesa.
“Neuromancer” potrebbe raccontare il presente più che il futuro
È questo che rende l’adattamento particolarmente interessante. Nel 1984 Gibson scriveva del futuro.
Nel 2027 potremmo guardare Neuromancer e riconoscere qualcosa del presente.
Non perché viviamo esattamente nel mondo di Case, ma perché molte delle domande sulle quali Gibson costruiva la propria fantascienza hanno smesso di essere esclusivamente speculative: quanto della nostra identità può diventare digitale? Quanto potere siamo disposti ad affidare alle tecnologie che utilizziamo? Cosa succede quando le aziende possiedono quantità enormi di informazioni sulle persone? E come cambierà il significato stesso di intelligenza se quella umana non sarà più l’unica con cui dovremo confrontarci?
La nuova serie debutterà globalmente su Apple TV il 22 gennaio 2027, con due episodi disponibili al lancio e una nuova puntata ogni venerdì fino al 19 marzo.
Quarantatré anni dopo la pubblicazione di Neuromante, quindi, il viaggio di Case verso il cyberspazio arriva finalmente sul piccolo schermo. E il paradosso più affascinante è che il futuro immaginato da Gibson dovrà confrontarsi con un mondo reale che, nel frattempo, ha cominciato a raggiungerlo.

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