Dopo tre stagioni dominate da figure maschili, Monster cambia per la prima volta prospettiva. La quarta stagione dell’antologia creata da Ryan Murphy e Ian Brennan sceglie come protagonista Lizzie Borden, una delle donne più celebri e controverse della cronaca nera americana, entrata nell’immaginario collettivo per gli omicidi del padre e della matrigna avvenuti nel 1892. Un dettaglio, però, rende la sua presenza all’interno di una serie intitolata Monster particolarmente interessante: Borden fu processata, ma venne assolta.
Monster: The Lizzie Borden Story arriverà su Netflix il 17 settembre 2026 con tutti gli otto episodi e avrà come protagonista Ella Beatty. Dopo Dahmer, la storia dei fratelli Menendez e quella di Ed Gein, la serie sembra quindi pronta a interrogare il concetto stesso attorno al quale è stata costruita: chi decide chi è il mostro? E quanto contribuiscono la cronaca, il processo pubblico e la cultura pop a crearne uno?
“Monster: The Lizzie Borden Story”, cosa racconta la quarta stagione
La vicenda ci porta nella Fall River del 1892, in Massachusetts. Lizzie Borden appartiene a una famiglia benestante, ma dietro la rispettabilità della casa si nasconde, secondo la rilettura proposta dalla serie, un ambiente dominato da umiliazioni e violenze emotive. La giovane trova una via di fuga soprattutto nel rapporto con Bridget Sullivan, la domestica della famiglia, con la quale costruisce uno spazio fatto di desiderio, potere e ribellione. Poi arrivano due omicidi brutali: quelli di Andrew e Abby Borden, padre e matrigna di Lizzie.
Il caso sconvolse l’America. Lizzie venne accusata degli omicidi e portata a processo, ma nel 1893 fu assolta. La sua assoluzione, tuttavia, non impedì alla cultura popolare di emettere una sorta di secondo verdetto. Il nome di Lizzie Borden continuò a essere associato ai delitti e la donna divenne protagonista di libri, film, serie televisive e persino di una celebre filastrocca che contribuì a trasformarla in un personaggio molto più grande della vicenda giudiziaria reale.
È precisamente in questa distanza tra persona, imputata e mito che Monster 4 sembra voler entrare.
Ella Beatty sarà Lizzie Borden
A interpretare Lizzie è Ella Beatty, già apparsa nell’universo televisivo di Ryan Murphy in Feud: Capote vs. The Swans. Le prime immagini della stagione mostrano una protagonista lontana dall’iconografia più immediata con cui Borden è stata spesso rappresentata, mentre la stessa attrice ha spiegato di aver affrontato il ruolo soprattutto come un viaggio nella psicologia di una figura estremamente complessa.
Beatty ha indicato nella rabbia femminile e nella repressione due delle questioni fondamentali della nuova stagione, sottolineandone anche l’attualità. È una direzione che potrebbe distinguere profondamente questo capitolo dai precedenti. Se Dahmer ed Ed Gein permettevano alla serie di interrogarsi anche sulla costruzione mediatica del serial killer, Lizzie Borden introduce una questione differente: cosa significava essere una donna che manifestava rabbia, desiderio e volontà di indipendenza alla fine dell’Ottocento?
La serie sembra quindi intenzionata a collocare il caso criminale dentro la società che lo osservò, mostrando non soltanto il mistero degli omicidi ma le aspettative imposte a una donna della classe sociale di Lizzie.
Una donna può diventare un “mostro” anche senza una condanna?
È probabilmente questo l’aspetto che rende la quarta stagione particolarmente promettente. Lizzie Borden occupa una posizione molto diversa rispetto a Jeffrey Dahmer o Ed Gein. La giustizia americana non la dichiarò colpevole degli omicidi per i quali era stata processata. La cultura popolare, al contrario, ha continuato per oltre un secolo ad associarla all’immagine dell’assassina.
La parola Monster, questa volta, può quindi assumere un significato diverso.
La domanda potrebbe non essere soltanto se Lizzie abbia commesso i delitti, ma come sia stata costruita la Lizzie Borden che ancora oggi conosciamo. La distanza tra una persona reale e il personaggio creato intorno a lei diventa particolarmente importante quando a essere giudicata è una donna vissuta alla fine del XIX secolo, in una società che stabiliva confini molto rigidi per il comportamento femminile.
Rabbia, sessualità, ribellione e rifiuto dell’autorità potevano diventare elementi destabilizzanti proprio perché incompatibili con l’immagine della donna rispettabile. La nuova stagione sembra voler lavorare su questa tensione senza rinunciare alla componente true crime che ha reso celebre l’antologia.
Il rapporto con Bridget Sullivan e il tema del desiderio
Un altro elemento destinato ad avere grande importanza è Bridget Sullivan, interpretata da Vicky Krieps. La sinossi della serie attribuisce al rapporto tra Bridget e Lizzie una dimensione di conforto, desiderio, potere e ribellione. Sarà importante, naturalmente, distinguere questa costruzione narrativa dalla documentazione storica: Monster sta proponendo una propria interpretazione drammatica di persone realmente esistite, non una trascrizione neutrale degli eventi.
La scelta è però significativa per comprendere quale Lizzie voglia raccontare la serie. Il desiderio sembra diventare uno degli spazi attraverso i quali la protagonista tenta di sottrarsi all’ambiente familiare e alle regole che la circondano. In questo modo il true crime può intrecciarsi a un discorso più ampio sulla repressione femminile e sulla possibilità di immaginare una vita diversa da quella prevista dalla propria famiglia e dalla società.
Ed è forse qui che Monster dovrà affrontare uno dei suoi equilibri più difficili: utilizzare la libertà della fiction senza trasformare ipotesi e interpretazioni in verità storiche.
Charlie Hunnam torna dopo Ed Gein, ma questa volta è il padre di Lizzie
La stagione costruisce inoltre un curioso collegamento con quella precedente. Charlie Hunnam, protagonista del terzo capitolo nei panni di Ed Gein, ritorna immediatamente nell’antologia ma cambia completamente ruolo: sarà Andrew Borden, il padre di Lizzie e una delle due vittime degli omicidi del 1892.
Accanto a lui troviamo Rebecca Hall nel ruolo della matrigna Abby Borden e Vicky Krieps in quello di Bridget Sullivan. Completano il cast Billie Lourd, Sarah Paulson, Jessica Barden e Joey Pollari.
È un cast particolarmente importante per una stagione che sembra intenzionata a costruire il proprio racconto molto più all’interno della casa dei Borden che intorno alla semplice investigazione. Se le anticipazioni verranno confermate dal risultato finale, la famiglia potrebbe diventare il vero spazio claustrofobico della serie, il luogo nel quale repressione sociale, conflitti privati e desiderio di emancipazione finiscono progressivamente per collidere.
Da Dahmer a Lizzie Borden: “Monster” continua a interrogare il true crime
La prima stagione di Monster, dedicata a Jeffrey Dahmer, è diventata uno dei grandi successi di Netflix. Sono seguiti il caso dei fratelli Menendez e quello di Ed Gein. Parallelamente, però, l’antologia ha attirato anche numerose critiche e discussioni sul modo in cui la fiction dovrebbe raccontare crimini realmente accaduti e, soprattutto, sul rapporto tra spettacolo, vittime e loro familiari.
Sono questioni impossibili da separare dal successo contemporaneo del true crime. Raccontare un assassino significa inevitabilmente costruirne un’immagine; ricostruirne psicologia e vita privata può aiutare a comprendere un contesto, ma può anche trasformare il criminale nella figura più affascinante della storia, relegando le vittime ai margini.
Con Lizzie Borden il problema diventa ancora più complesso perché ci troviamo davanti a una donna che non fu condannata per gli omicidi. Il racconto dovrà quindi muoversi tra fatti documentati, interpretazione psicologica e invenzione drammatica senza cancellare quella distinzione.
Perché “Monster 4” potrebbe essere la stagione più diversa della serie
Dopo Dahmer, i Menendez ed Ed Gein, scegliere Lizzie Borden significa modificare una delle dinamiche fondamentali dell’antologia. Per la prima volta Monster non parte soltanto dalla storia di un criminale celebre, ma da una figura sulla cui colpevolezza la giustizia non pronunciò mai il verdetto che l’immaginario popolare avrebbe invece continuato a suggerire.
È proprio qui che il titolo della serie diventa interessante. Forse il “mostro” della quarta stagione non sarà soltanto una persona. Potrebbe essere anche il risultato di una narrazione costruita per oltre centotrent’anni intorno a una donna, alla sua rabbia e a due omicidi mai definitivamente risolti.
Monster: The Lizzie Borden Story arriverà su Netflix il 17 settembre 2026, con otto episodi disponibili contemporaneamente. Dopo tre stagioni, Ryan Murphy e Ian Brennan hanno quindi l’occasione di fare qualcosa di più interessante che raccontare un altro celebre caso di cronaca nera: mettere in discussione il significato della parola che dà il titolo all’intera serie.

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