,

“Half man” la serie HBO che sta facendo discutere il web

Dopo il terremoto culturale provocato da Baby Reindeer, Richard Gadd torna con una nuova serie destinata a far discutere ancora di più. Si intitola Half Man ed è una produzione HBO e BBC che, nel giro di poche settimane, è già diventata uno dei titoli più controversi e commentati del 2026.   La ragione è semplice: Half Man non cerca mai di essere…

"Half man" la serie HBO che sta facendo discutere il web

Dopo il terremoto culturale provocato da Baby Reindeer, Richard Gadd torna con una nuova serie destinata a far discutere ancora di più. Si intitola Half Man ed è una produzione HBO e BBC che, nel giro di poche settimane, è già diventata uno dei titoli più controversi e commentati del 2026.  

La ragione è semplice: Half Man non cerca mai di essere “confortevole”. Non vuole rassicurare lo spettatore, né offrirgli personaggi facilmente amabili. Fa qualcosa di molto più rischioso: entra nella violenza emotiva maschile, nel trauma, nella rabbia repressa e nella dipendenza affettiva tra uomini, raccontando tutto con un’intensità quasi soffocante.  

“Half man” una storia lunga quarant’anni tra fratellanza e distruzione

La serie segue Ruben Pallister e Niall Kennedy, interpretati da Richard Gadd e Jamie Bell. I due crescono insieme dopo che le loro madri iniziano una relazione, diventando qualcosa di molto vicino a due fratelli, pur senza legami di sangue.  

Ma ciò che all’inizio sembra una storia di amicizia maschile si trasforma lentamente in un racconto disturbante di dipendenza, dominio, violenza e autodistruzione.

La narrazione attraversa quasi quarant’anni, dagli anni Ottanta fino al presente, alternando continuamente passato e presente. Tutto esplode quando Ruben si presenta al matrimonio di Niall in uno stato emotivo inquietante, dando origine a un evento violento che costringe entrambi a confrontarsi con il loro passato.  

Perché “Half Man” sta facendo discutere

Molti spettatori e critici stanno definendo la serie “insostenibile”, “brutale” e “opprimente”. Altri la considerano uno dei ritratti più potenti della mascolinità contemporanea mai realizzati in televisione.  

Richard Gadd sembra voler continuare il percorso iniziato con Baby Reindeer, ma spostando completamente il punto di vista. Se nella serie Netflix il centro era il trauma della vittima, qui il focus si sposta sulla rabbia maschile, sulla fragilità che si trasforma in aggressività e sulla paura emotiva nascosta dietro certi modelli virili.  

Non a caso, molte recensioni stanno parlando di Half Man come di una serie sulla “mascolinità ferita”.

La cosa interessante è che Gadd evita completamente la retorica social o il discorso “educativo”. Non costruisce personaggi per impartire lezioni morali. Li lascia esistere nella loro tossicità, nelle loro contraddizioni e nei loro vuoti emotivi. Ed è questo che rende la serie così disturbante.

Richard Gadd cambia completamente volto

Uno degli aspetti più commentati riguarda proprio la trasformazione fisica e attoriale di Richard Gadd.  

In Baby Reindeer appariva fragile, nervoso, vulnerabile. In Half Man diventa quasi animalesco: fisicamente imponente, aggressivo, inquietante. La sua voce cambia, i movimenti diventano più pesanti, il personaggio sembra vivere in uno stato di tensione continua.

Secondo molti critici, è proprio questa trasformazione a rendere la serie così difficile da guardare: Ruben non è mai completamente comprensibile, ma nemmeno completamente respingente.

Ed è qui che Half Man colpisce davvero. Mostra come il dolore maschile possa trasformarsi in qualcosa di devastante quando non viene elaborato.

Jamie Bell è una delle sorprese più forti della serie

Se Gadd domina la scena con una presenza quasi minacciosa, Jamie Bell lavora in sottrazione. Il suo Niall è chiuso, trattenuto, emotivamente paralizzato.

Molti stanno parlando di questa come una delle sue migliori interpretazioni dai tempi di Billy Elliot.  

La chimica tra i due protagonisti è il vero motore della serie: non romantica, non semplicemente fraterna, ma qualcosa di ambiguo, doloroso e profondamente umano.

Una serie che parla del presente anche senza dirlo apertamente

Il successo e le polemiche intorno a Half Man arrivano in un momento particolare della cultura contemporanea, in cui il tema della mascolinità è continuamente discusso online tra podcast, social, movimenti reazionari e crisi identitarie.

La serie non cita direttamente questi fenomeni, ma sembra attraversarli tutti.

Parla di uomini incapaci di comunicare il dolore. Di rabbia trasformata in identità. Di relazioni maschili costruite sulla competizione, sul controllo e sull’incapacità di mostrarsi vulnerabili. Per questo molti spettatori la trovano quasi “troppo reale”.

Dove vedere “Half Man”

La miniserie è composta da sei episodi ed è disponibile su HBO Max dal 24 aprile 2026. Nel Regno Unito viene distribuita anche da BBC.  

Il progetto è stato presentato anche al Canneseries 2026 come serie d’apertura, confermando quanto HBO punti fortemente sul ritorno di Richard Gadd dopo il fenomeno globale di Baby Reindeer.  

E probabilmente è proprio questo il punto: Half Man non vuole diventare la “nuova serie virale”. Vuole lasciare disagio. Vuole dividere. Vuole costringere lo spettatore a restare dentro qualcosa di emotivamente scomodo.