La seconda parte dell'intervista al direttore del canale dedicato alla cultura

Roberto Pisoni, ”Con Sky Arte HD cerchiamo di avvicinare l’arte contemporanea alla gente comune, con un liguaggio nuovo e diverso”

Ieri abbiamo pubblicato la prima parte dell’intervista al Direttore di Sky Arte HD, e oggi la seconda. Dopo una breve panoramica sul mondo di Sky Arte, ci siamo interrogati su quale sia la situazione dell'arte

Pubblichiamo oggi la seconda parte dell’intervista a Roberto Pisoni, Direttore del canale Sky Arte HD

MILANO – Ieri abbiamo pubblicato la prima parte dell’intervista al Direttore di Sky Arte HD, e oggi la seconda. Dopo una breve panoramica sul mondo di Sky Arte, ci siamo interrogati su quale sia la situazione dell’arte e in particolare di quella contemporanea nel nostro Paese.
Cosa significa essere media partner di importanti manifestazioni artistiche?
Un altro degli obiettivi del canale è quello di essere vivo e agire anche al di fuori dello spazio televisivo, sul territorio, e queste partnership sono di fondamentale importanza. Alcune sono ormai consolidate, come quella con RomaEuropa, una delle poche manifestazioni di respiro europeo che esistono in Italia, i cui spettacoli diventano un contenuto per il nostro canale. La scelta che facciamo dei nostri partner è ovviamente una scelta di qualità, collaboriamo con chi organizza mostre di grande rilievo, come le Scuderie del Quirinale, Palazzo Reale, il MAXXI, e con i Festival che ci piacciono di più, come Artissima, Mantova, Umbria Jazz, Buskers, Santarcangelo. L’intenzione è quella di essere visibili sul territorio e di cercare di produrre insieme ai nostri partner dei contenuti di valore. Una cosa nuova che abbiamo cominciato a fare da quest’anno, è quella di produrre delle opere d’arte video. Con il progetto “ArteVisione” abbiamo finanziato, in collaborazione con Sky per il Sociale, quattro video diversi di quattro giovani artisti (n.d.r. Zimmerfrei, Juri Ancarani, Giuseppe Fanizza, Francesco Bertocco) e siamo molto contenti del risultato.
Qual è, ad oggi, la reale situazione dell’Arte in Italia? Cosa manca?
Non mi lancio in giudizi e teorizzazioni su cose che non conosco in profondità. Sono il manager di un canale televisivo, non un esperto del ”Sistema Arte” italiano. Frequentando altri paesi, quello che noto è che in Italia l’arte non viene considerata una componente fondamentale della vita contemporanea ma totalmente marginale. In Inghilterra, Germania, negli Stati Uniti, non esiste questa separazione di mondi: l’arte contemporanea non è un universo a sé, distante dalla realtà. Anzi, nella vita culturale di un Paese, l’arte è un aspetto fondamentale e dialoga con il mondo contemporaneo. E’ normale che i ragazzi delle scuole, delle Università, frequentino questo mondo. La Tate Gallery di Londra, per fare un esempio, è uno dei luoghi d’arte più visitati al mondo ed è il santuario dell’arte contemporanea. Sembra che in Italia ci sia stato un forte scollamento tra arte contemporanea e vita pubblica, una distanza difficilmente colmabile. L’arte in Italia viene percepita come una “zona” elitaria e distante, che ha poco a che fare con la vita. Da parte nostra, quello che tentiamo di fare è di documentare quanto succede nel mondo dell’arte contemporanea e cercare di trattare questi contenuti con un linguaggio nuovo e diverso; non so se è quello giusto e se può migliorare la qualità e il successo della divulgazione culturale ma vale sicuramente la pena provarci! L’arte contemporanea è sicuramente una delle discipline più difficili da tradurre in televisione ma anche una delle più stimolanti. “Potevo farlo anch’io”, il programma in cui abbiamo coinvolto Alessandro Cattelan, che con l’arte contemporanea non c’entra nulla, affiancato da Francesco Bonami, che invece è un curatore valido ed esperto, aveva l’obiettivo di aprirci ad un pubblico totalmente nuovo e diverso. E scegliendo il punto di vista della persona comune, il programma ha avuto un buon successo.
I giovani e l’arte: che rapporto c’è? Quali potrebbero essere gli strumenti e le iniziative più adatte per avvicinare questi due mondi? In particolare, che ruolo hanno riviste, blog e community del settore?
L’unico “luogo” in cui si poteva raccontare visivamente l’arte contemporanea, fino alla nostra nascita, era internet; e le cose d’arte contemporanea più interessanti – riviste, blog, siti e d’arte – degli ultimi anni sono nate senza dubbio sul web. Noi, per esempio, collaboriamo con Artribune, che cura il nostro sito ed è la rivista italiana più interessante d’arte contemporanea degli ultimi anni. E la sua parte più vivace è il sito con le appendici dei social network. Molti video che documentano eventi d’arte, anche importanti, vengono ormai presentati direttamente sul web che è sicuramente il mezzo più rapido, nuovo e contemporaneo per comunicare questo genere di cose. Abbiamo bisogno di contenuti più evoluti e approfonditi ma monitoriamo sempre cosa accade sul web, e talvolta troviamo delle collaborazioni molto interessanti con realtà indipendenti. Nel processo che ci vede coinvolti per portare il canale al di fuori del suo territorio convenzionale, c’è poi la nostra attività social su Facebook, Twitter, Instagram, anche se il nostro è un canale a pagamento e quindi non possiamo condividere i video in maniera gratuita. Una comunicazione multipiattaforma e diffusa è assolutamente indispensabile, per questo è importante che il canale sia visibile anche su tablet e smartphone grazie al nostro servizio SkyGo. Per quanta riguarda il pubblico più giovane, è sempre più difficile inseguirli e trovo che sia sbagliato soprattutto per noi, visto che non sono il nostro pubblico primario. Se facciamo un buon lavoro, lo facciamo a prescindere dall’età anagrafica. Il nostro target principale è 34/54, un pubblico adulto, ma con delle sorprese straordinarie, soprattutto in alcune aree tematiche – la musica per esempio – che intercettano un pubblico di liceali.

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