Renoir e la grande stagione dell’Impressionismo francese

La GAM presenta una nuova straordinaria rassegna dedicata a Pierre-Auguste Renoir (1841-1919), artista tra i protagonisti, con Manet, Monet, Degas, Pissarro, Sisley, Cézanne, tra gli anni Ottanta dell'Ottocento e il primo ventennio del Novecento...

Una splendida mostra alla GAM di Torino dedicata al grande artista francese, con i capolavori dalle Collezioni del Musée d’Orsay e del Musée de l’Orangerie di Parigi, fino al 23 febbraio 2014

 

MILANO – La GAM presenta una nuova straordinaria rassegna dedicata a Pierre-Auguste Renoir (1841-1919), artista tra i protagonisti, con Manet, Monet, Degas, Pissarro, Sisley, Cézanne, tra gli anni Ottanta dell’Ottocento e il primo ventennio del Novecento, della grande stagione dell’Impressionismo francese.Il Musée d’Orsay e il Musée de l’Orangerie, che conservano la collezione più completa al mondo dell’opera di Renoir, hanno accettato di privarsi per quattro mesi di sessanta capolavori, per dare vita a una straordinaria rassegna che documenta tutta l’attività di questo grandissimo pittore, testimoniando i momenti più significativi e le svolte che, partendo dagli esordi, hanno portato l’artista a fine carriera a un progressivo allontanamento dall’Impressionismo.La curatela della mostra è affidata a Sylvie Patry, Conservatore Capo presso il Musée d’Orsay e grande specialista di Renoir, e a Riccardo Passoni, Vice Direttore della GAM di Torino.

 

IL SUCCESSO DI UN GRANDE MAESTRO – Nell’arco della sua vita, Renoir si misura con la sperimentazione della pittura en plein air, fianco a fianco con l’amico e collega Monet, portando al tempo stesso a compimento opere in atelier. Dedicandosi anche alla ritrattistica su commissione, è attorniato da una stretta cerchia di ammiratori e mecenati. A testimonianza del successo già raggiunto in vita, basti pensare al fatto che per il suo quadro “Madame Charpentier con i figli” (acquistato dal Metropolitan Museum of Art di New York nel 1907) venne pagato il prezzo più alto raggiunto in quegli anni da un dipinto. È amico personale degli impressionisti – come Monet, Cézanne, Pissarro, Berthe Morisot, Sisley e Caillebotte, con cui discute di pittura e organizza mostre – e incoraggia altri grandi artisti come Matisse, Bonnard, Maurice Denis. Tuttavia, la fama e il riconoscimento da parte dei suoi contemporanei gli arrivano solo all’inizio del Novecento. Oggi è considerato uno dei maggiori maestri a cavallo tra il XIX e il XX secolo.

 

La mostra torinese si articola in nove sezioni:

 

L’epoca della bohème. Ritratti reciproci a Parigi negli anni ottanta dell’Ottocento
Dopo l’ammissione all’Ecole des Beaux-Arts nel 1862, Renoir conosce e frequenta Alfred Sisley, Frédéric Bazille e Claude Monet, con cui soprattutto condivide sessioni di pittura en plein air a Fontainebleau o alla Grenouillère nei dintorni di Parigi.
Sono di questo periodo alcuni suoi ritratti di conoscenti e amici: “William Sisley” (1864), “Frédéric Bazille” (1867), “Claude Monet” (1875), esposti in questa sezione con due opere dello stesso Bazille, una di Monet e un paesaggio invernale di Honfleur (1867 circa). Qui anche due dei primi nudi di Renoir, tra i temi più cari all’artista, “Il ragazzo con il gatto” (1868) e “Donna seminuda sdraiata: la rosa” (1872 circa).

 

“Noi adoriamo le donne di Renoir” (Proust)
Si entra nel cuore della mostra con una galleria di meravigliosi ritratti femminili, dove davvero risulta difficile scegliere tra “Madame Darras” (1868 circa), “La liseuse” (1874-1876), “Giovane donna con veletta” (1870 circa), “Madame Charpentier” (1876-1877), “Donna dallo jabot bianco” (1880), “Fanciulla seduta” (1909), sino al ritratto di “Colonna Romano” (1913). Renoir sceglie le sue protagoniste da ogni estrazione sociale: borghesi, operaie, ballerine, tutte rivestite da una grazia speciale e da un’impalpabile bellezza che rievocano i modelli femminili dell’arte settecentesca. Si può dire che Renoir inventi la donna dell’Ottocento, tanto da far scrivere a Proust: “Des femmes passent dans la rue, […] ce sont des Renoir”.

 

“Il mestiere di paesaggista” (Renoir)
La collezione di opere di paesaggio di Renoir del Musée d’Orsay è probabilmente la più bella al mondo. Questa sezione ne presenta dieci, che ripercorrono un esteso arco cronologico, comprendente il viaggio ad Algeri, effettuato dall’artista nel 1881. Le altre tele rappresentano splendide vedute dove si percepisce la grande attrazione del maestro per l’acqua, il verde e i giardini, fonte continua di ispirazione, per la crescita perenne delle piante e quella che definiva la loro intrinseca “irregolarità”, che considerava sacrosanta rispetto alla natura domata dall’uomo: “L’ambiente circostante esercita su di lui un’influenza enorme – diceva di Renoir il fratello Edmond – si lascia trascinare dal soggetto e soprattutto dal luogo in cui si trova.” L’artista stesso diceva di apprezzare i dipinti “che mi fanno venir voglia di passeggiarci dentro”.

 

Infanzia
I bambini, spesso i suoi figli o figli di amici, sono molto presenti nell’opera di Renoir. Nove opere esposte fanno a gara con i ritratti femminili nel regalarci istantanee di volti infantili carichi di poesia: dal bellissimo pastello su carta “Ritratto di ragazza bruna, seduta con le mani incrociate” (1879), al dipinto “Fernand Halphen bambino” (1880) in un serioso ritratto abbigliato da marinaretto.

 

La “fortunata ricerca della dimensione moderna” (Zola)
Qui troviamo cinque opere dedicate a uno spaccato della società moderna e ai nuovi divertimenti dei parigini, dai balli alle escursioni in campagna: inarrivabile è “L’altalena” (1876), dove le magnifiche figure della donna, del giardiniere e della bambina accanto all’altalena si stagliano in un giardino dai colori vivissimi. I tocchi di colore stesi per piccole macchie rendono l’effetto della luce solare filtrata attraverso le foglie, creando un’atmosfera di vibrazione cromatica e luminosa, che ne fa una delle massime espressioni della pittura impressionistica en plein air. Da questo capolavoro, il grande scrittore Emile Zola – che incontrava Renoir nel salotto di Madame Charpentier, moglie del suo editore – trasse ispirazione per un brano del romanzo “Una pagina d’amore”, ambientato in un giardino primaverile.

 

A proposito delle Ragazze al piano
Il celeberrimo capolavoro “Ragazze al piano” (1892) è stato il primo dipinto di Renoir a entrare nelle collezioni di un museo francese. Accanto ad esso è esposta un’altra splendida tela: “Yvonne e Christine Lerolle al piano” (1897-1898 circa) e un soggetto legato alla musica: il famoso ritratto di “Richard Wagner”, ritratto a Palermo nel corso di un memorabile incontro tra Renoir e il compositore tedesco (1882).

 

“Bello come un dipinto di fiori” (Renoir)
Piccola sezione di opere straordinarie: i bouquet di Renoir sono magistrali nella tecnica e nei colori, è uno dei temi dove l’artista sperimenta maggiormente. “Quando dipingo fiori – dichiarava – sperimento audacemente tonalità e valori senza preoccuparmi di rovinare l’intera tela; non oserei fare lo stesso con una figura.” La varietà di sfumature nei colori è davvero impressionante: Renoir gioca con la tavolozza, con pennellate morbide e delicate, evocando i profumi dei fiori che a loro volta rimandano a sensazioni e ricordi.

 

“Il nudo, una delle forme indispensabili dell’arte” (Renoir)
È una sezione capitale della mostra, con opere fondamentali nella carriera di Renoir, che aveva sempre manifestato un profondo interesse per l’arte italiana rinascimentale, ammirando le opere di Raffaello, Tiziano, e il barocco nordico di Rubens, da cui assimila le forme morbide e languide e un cromatismo pieno, che fanno parte della sua cifra stilistica riguardo al modo di trattare la figura femminile.
“Guardo un nudo e ci vedo miriadi di piccole tinte. Ho bisogno di scoprire quelle che faranno vivere e vibrare la carne sulla tela” – affermava il pittore.

 

Il testamento delle Bagnanti
All’ultimo fondamentale capolavoro di Renoir, “Bagnanti” (1918-1919), è dedicata la “chiusura” della mostra. Il quadro è emblematico delle ricerche effettuate dall’artista alla fine della sua vita. Qui vi celebra una natura senza tempo, da cui ogni riferimento al contemporaneo è bandito. “Le bagnanti” sono da considerarsi il testamento pittorico di Renoir. Le due modelle sdraiate in primo piano e le tre bagnanti sullo sfondo della composizione hanno posato nel grande giardino di ulivi a “Les Collettes”, la tenuta del pittore a Cagnes-sur-Mer nel Sud della Francia. Il paesaggio mediterraneo riporta alla tradizione classica italiana e greca, quando “la Terra era il paradiso degli dei”. “Ecco quello che voglio dipingere”, diceva Renoir. Questa visione idilliaca è sottolineata dalla sensualità delle modelle, dalla ricchezza dei colori e dalla pienezza delle forme. Queste figure devono anch’esse molto ai nudi di Tiziano e Rubens, tanto ammirati da Renoir. Fanno trasparire un piacere di dipingere che la malattia e le sofferenze del pittore alla fine della sua vita non hanno sconfitto.

 

L’OMAGGIO A UN GRANDE PITTORE – Rappresentare la bellezza, sorprendere con luce e colore, ritrarre la vita della propria epoca con un delicato realismo, sono elementi chiave della filosofia pittorica di Renoir, che ne fanno ancora oggi uno dei pittori più amati dal pubblico.
Un importante accordo siglato tra la GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino – Fondazione Torino Musei, Skira editore e il Musée d’Orsay di Parigi – con Danilo Eccher, Direttore della GAM, Massimo Vitta Zelman, Presidente di Skira, e Guy Cogeval, Presidente del Musée d’Orsay e dell’Orangerie – ha permesso di definire un progetto scientifico di grande valenza, che ha portato nel capoluogo piemontese una splendida mostra, davvero unica per la qualità delle opere presentate.

 

27 dicembre 2013

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