Monet e la storia del paesaggio dal Seicento al Novecento

Fino al 9 febbraio alla Gran Guardia di Verona, con replica a Vicenza, in Basilica Palladiana, dal 22 febbraio al 4 maggio 2014, si potranno ammirare i capolavori riuniti da Marco Goldin nella grande mostra ''Verso Monet. Storia del paesaggio dal Seicento al Novecento''...

‘Verso Monet. Storia del paesaggio dal Seicento al Novecento’ fino al 9 febbraio alla Gran Guardia di Verona e dal 22 febbraio al 4 maggio a Vicenza nella Basilica Palladiana

 

MILANO –  Fino al 9 febbraio alla Gran Guardia di Verona, con replica a Vicenza, in Basilica Palladiana, dal 22 febbraio al 4 maggio 2014, si potranno ammirare i capolavori riuniti da Marco Goldin nella grande mostra “Verso Monet. Storia del paesaggio dal Seicento al Novecento”. A proposito di questa sua nuova proposta il curatore afferma: “E’ una mostra che viene alla fine di due anni di lavoro entusiasmanti, attorno a un’idea che mi affascina da sempre, quella di ricostruire la mia storia del paesaggio in pittura. Anche mescolando, e mettendo poi insieme, esperienze magari geograficamente lontane ma vicine per lingua e sentimento”.

 

LA NATURA PROTAGONISTA – La mostra prende avvio da un’opera di Annibale Carracci e una di Domenichino per sottolineare come in pittura, tra fine Cinquecento e inizio Seicento, la natura cominci ad assumere un ruolo autonomo, non più limitata a puro fondale scenografico. Poi la prima sezione, quella sul Seicento, divisa, riflettendo sul concetto di falso e vero della natura, tra Poussin, Lorrain e Salvator Rosa da un lato (appunto nella direzione del nuovo paesaggio di Carracci e Domenichino) e i grandi olandesi dall’altro (soprattutto ovviamente Jacob van Ruisdael e il suo studio dal vero). Con una integrazione importante riservata al disegno, per esempio di Rembrandt, per sottolineare questo ambito fondamentale nella nuova definizione del paesaggio, legato appunto alla verità del racconto.

 

IL VEDUTISMO – La seconda sezione, quella sul Settecento, propone numerose e bellissime vedute dei veneziani, da Canaletto a Bellotto a Guardi, ancora sul rapporto, come in Olanda nel secolo precedente, tra arte, scienza ed empirismo. Venezia giganteggia qui in tutto il suo splendore.

 

OTTOCENTO, SECOLO DELLA NATURA – Quindi l’affascinate sequenza di sale sull’Ottocento, il cosiddetto secolo della natura: dapprima l’ambito romantico con i sublimi Friedrich e Turner e poi la mediazione con il realismo attraverso Constable. E nella grande parte sul realismo, le combinazioni, con date identiche, per esempio tra i pittori americani e quelli scandinavi, e poi ovviamente Corot, Courbet e Millet in Francia, i loro rapporti con i pittori dell’est Europa, a segnare le molte strade della descrizione della realtà a metà secolo.

 

IMPRESSIONISMO – Infine, la epocale novità impressionista, dapprima con i quadri degli anni sessanta e inizio settanta (Pissarro, Sisley, Caillebotte, Manet), poi gli anni ottanta. “Su questo decennio insisto molto nel percorso espositivo, chiosa Goldin, illustrandolo con quadri molto belli e famosi di Cézanne, Renoir, Van Gogh, Gauguin, Degas. Per indicare la caduta del dogma del plein-air e l’entrare nella modernità, quando il paesaggio diventa anche una proiezione della mente”.

 

MONET – L’esposizione si chiude con le 25 opere di Monet, vera e propria mostra nella mostra, per dire che dalla tradizione legata alla realtà (l’Olanda seicentesca, la foresta di Fontainebleau) in lui si passa alla dissoluzione della materia attraverso l’abbandono del plein-air totale. Monet, che aveva teorizzato negli anni sessanta e settanta del XIX secolo la necessità assoluta di stare davanti, e in mezzo, alla natura per dipingerla, alla fine della sua vita, prima con le Cattedrali e poi con le Ninfee (tutte presenti in mostra), ritorna a una contaminazione tra vero della natura e artificio.
A chi gli chiedeva se dipingesse ancora dal vero, rispondeva che questo non era interessante, perché “il risultato è tutto”.

 

20 gennaio 2014

 

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