Mostra Sinibaldo Scorza

L’Alba del Barocco in mostra a Genova

La mostra “Sinibaldo Scorza: Favole e natura all’alba del Barocco” aprirà al pubblico venerdì 10 febbraio e sarà visitabile al 4 giugno
L'Alba del Barocco in mostra a Genova

MILANO – Poco noto al grande pubblico, ma presente nei maggiori musei internazionali, il pittore seicentesco Sinibaldo Scorza riceverà un omaggio dalla sua Genova. Aprirà infatti venerdì 10 febbraio la prima personale dedicata all’artista negli spazi di Palazzo della Meridiana. La mostra “Sinibaldo Scorza (1589 – 1631) – Favole e natura all’alba del Barocco” a cura di Anna Orlando, esperta di pittura fiamminga e genovese del XVII secolo, sarà visitabile al 4 giugno.

LA MOSTRA – Molte le opere riunite nelle sale della Meridiana per permettere al grande pubblico di ri-scoprire uno degli esponenti della pittura barocca, il quale contribuì a definirne gli stilemi ed a diffondere i modelli internazionali che derivò dallo studio di  Albrecht Durer, Paul Brill o Jan Brueghel. Saranno riuniti per l’occasione oltre sessanta dipinti provenienti da musei e collezioni private di tutto il mondo, ai quali si aggiungeranno una trentina fra incisioni, miniature e disegni preparatori, sempre eseguiti dallo Scorza. La curatela ha scelto di raccontare l’opera di questo prolifico pittore attraverso il suo gusto per le scene bucoliche ed i capricci mitologici, nei quali Scorza poté dar prova dell’educazione classica ricevuta e dell’attenzione al dettaglio descrittivo tipico del naturalismo fiammingo, molto in voga in aerea genovese.
L’ARTISTA – Nato in una famiglia aristocratica nel 1589 a Voltaggio, comune piemontese allora parte della Repubblica di Genova, ebbe la possibilità di seguire la sua passione artistica andando a bottega da Giovanni Battista Paggi. Dal maestro genovese passa in pochi anni alle committenze della corte dei Duca di Savoia, dove diviene pittore ufficiale nel 1619. Lo scoppio della guerra sabaudo-genovese lo obbliga a rientrare in liguria, dove verrà però accusato di spionaggio e condannato all’esilio. Raggiunta Roma nel 1626, vi soggiorna due anni decidendo poi, una volta revocata la condanna, di tornare nel suo paese natale.

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