“Quando Pinocchio non c’era”, 8 scrittori immaginano cosa facevano i personaggi di Collodi prima di incontrare il burattino

Che cosa facevano Geppetto, il Gatto e la Volpe, il Grillo Parlante o la Fata dai Capelli Turchini prima che un pezzo di legno destinato al camino diventasse Pinocchio? Quando Pinocchio non c’era, antologia curata da Antonio Manzini, affida a otto autori e autrici contemporanei il compito di immaginare il passato dei personaggi di Collodi,…

“Quando Pinocchio non c’era”, 8 scrittori immaginano cosa facevano i personaggi di Collodi prima di incontrare il burattino

Esistono personaggi letterari che sembrano cominciare a vivere soltanto quando il protagonista entra nella loro storia. Di Geppetto conosciamo soprattutto il desiderio di costruire un burattino, del Gatto e della Volpe ricordiamo l’inganno, del Grillo Parlante i consigli, di Mangiafoco il teatro e della Fata dai Capelli Turchini il rapporto con Pinocchio.

Ma tutti loro sembrano possedere una vita precedente che Carlo Collodi lascia inevitabilmente fuori dalle pagine. È proprio in quello spazio bianco che entra Quando Pinocchio non c’era, pubblicato da Sellerio e curato da Antonio Manzini: otto scrittori e scrittrici contemporanei raccolgono alcuni dei personaggi più celebri delle Avventure di Pinocchio e provano a immaginare chi fossero prima dell’arrivo del burattino. Il risultato è un modo insolito di tornare a un classico della letteratura italiana senza riscriverlo, continuando invece a interrogarne le possibilità.

“Quando Pinocchio non c’era”, il libro che comincia prima del celebre “C’era una volta”

L’idea dell’antologia nasce da uno degli incipit più riconoscibili della nostra letteratura. Collodi sembra iniziare come una fiaba tradizionale con «C’era una volta», salvo poi interrompere immediatamente le aspettative del lettore: non c’era un re, ma un pezzo di legno. Quando Pinocchio non c’era compie un movimento ancora precedente e si domanda che cosa esistesse prima persino di quel pezzo di legno. Cosa facevano il Gatto e la Volpe prima di incontrare la loro vittima? A chi dispensava consigli il Grillo Parlante? Quale vita aveva Geppetto prima di diventare padre? Chi erano Mangiafoco, Lucignolo o la Fata quando la storia di Pinocchio non li aveva ancora chiamati sulla scena?

Non si tratta quindi di un seguito, ma di una raccolta di racconti che si arrestano idealmente sulla soglia del romanzo collodiano. Ogni autore riceve un personaggio e ne immagina il passato, sapendo però quale futuro lo attende. Questo meccanismo crea una tensione particolarmente interessante: il lettore riconosce già il personaggio che incontrerà Pinocchio, mentre lo scrittore può inventare ciò che Collodi non ha raccontato. Il classico rimane intatto e allo stesso tempo diventa un territorio ancora percorribile, perché intorno alle sue pagine esistono possibilità narrative che possono essere esplorate senza modificare la storia originale.

Da Geppetto alla Fata: otto scrittori entrano nel mondo di Collodi

Antonio Manzini, oltre a curare il volume, firma il racconto dedicato al Gatto e alla Volpe, forse la coppia più celebre di imbroglioni della letteratura italiana. Valeria Parrella immagina invece il passato del Grillo Parlante, mentre Fabio Stassi torna a raccontare Mastro Geppetto, figura che dietro l’immagine popolare del falegname nasconde uno dei temi più profondi dell’opera: il desiderio di diventare padre. Melania G. Mazzucco si confronta con la Fata dai Capelli Turchini, personaggio continuamente sospeso tra dimensione materna, meravigliosa e perturbante, mentre Maurizio Maggiani prende in consegna Lucignolo, l’amico attraverso il quale Collodi costruisce una delle trasformazioni più crudeli del romanzo.

A Remo Rapino viene affidato Mangiafoco, il gigantesco burattinaio capace di incutere paura e al tempo stesso di sorprendere per la propria emotività; Beatrice Masini racconta invece il Pescecane, creatura mostruosa che nell’immaginario legato a Pinocchio ha finito spesso per assumere i tratti della balena. Infine Gessica Franco Carlevero ritorna a Mastro Ciliegia, colui che per primo scopre l’anomalia da cui tutto avrà origine: quel pezzo di legno apparentemente ordinario che improvvisamente comincia a manifestare una voce e una volontà. Otto prospettive differenti permettono così di avvicinarsi allo stesso universo narrativo alternando, come suggerisce la presentazione del volume, registri poetici e malinconici, comici e commoventi.

Perché “Pinocchio” continua a generare nuove storie

L’operazione funziona soprattutto perché Le avventure di Pinocchio possiede una caratteristica tipica dei grandi classici: i personaggi secondari sembrano avere un’esistenza che supera lo spazio effettivamente concesso loro dal racconto. Collodi non ha bisogno di spiegare dettagliatamente da dove vengano Mangiafoco, la Fata o il Gatto e la Volpe perché bastano pochi tratti a renderli immediatamente riconoscibili. Proprio questa essenzialità lascia però aperte enormi zone narrative. Il lettore può intuire che dietro ciascuno di loro esista qualcosa, anche se quel qualcosa non viene raccontato.

Quando Pinocchio non c’era trasforma quella sensazione in un vero dispositivo letterario. Inventare il passato di un personaggio già conosciuto significa infatti chiedersi che cosa possa averlo trasformato nella figura incontrata nel libro originale. Dietro l’imbroglione può esserci una storia precedente all’inganno, dietro chi impartisce una lezione morale un’esperienza che gli ha insegnato qualcosa, dietro una creatura apparentemente spaventosa una vicenda capace di complicarne l’immagine. Il personaggio secondario smette così di essere soltanto una funzione dell’avventura di Pinocchio e conquista temporaneamente il centro della scena.

Un classico non è qualcosa che abbiamo finito di leggere

C’è poi una ragione più profonda per cui un progetto simile risulta interessante. Siamo abituati a pensare ai classici come opere concluse, consegnate alla scuola e alla storia della letteratura, mentre la loro vera vitalità emerge proprio dalla capacità di continuare a produrre interpretazioni. Tornare a Collodi attraverso otto scrittori contemporanei significa osservare Pinocchio da angolazioni che cambiano insieme ai lettori. Il testo originale resta lo stesso, ma noi possiamo rivolgergli domande differenti da quelle poste dalle generazioni precedenti, concentrandoci su figure che un tempo sarebbero rimaste inevitabilmente sullo sfondo.

Il libro mostra così una delle caratteristiche più affascinanti della riscrittura letteraria: non serve correggere un’opera del passato per instaurare un dialogo con essa. Si può invece entrare nelle sue omissioni, osservare ciò che accade ai margini e immaginare le vite che il narratore non aveva bisogno di raccontare. La scelta di affidare ogni personaggio a una voce diversa accentua ulteriormente questo principio, perché non esiste un unico nuovo Pinocchio: esistono otto modi contemporanei di avvicinarsi all’universo di Collodi, ciascuno con una sensibilità e una lingua proprie.

Prima di Pinocchio c’erano già solitudine, desiderio, paura e inganno

Immaginare il “prima” consente inoltre di spostare l’attenzione dal burattino agli adulti e alle creature che incontra durante il viaggio. Geppetto esiste prima di essere padre, il Grillo prima di diventare coscienza ammonitrice, la Fata prima di assumere un ruolo decisivo nella crescita del protagonista. Anche il Gatto e la Volpe, Mangiafoco e gli altri personaggi possono essere osservati non soltanto per ciò che fanno a Pinocchio, ma per ciò che potrebbero aver vissuto prima di lui. L’antologia apre quindi una domanda molto umana: quanto del nostro carattere deriva dalle storie che precedono l’incontro attraverso il quale gli altri imparano a conoscerci?

È anche per questo che l’idea di Sellerio può parlare a lettori adulti pur partendo da un’opera spesso associata all’infanzia. Pinocchio contiene già fame, povertà, morte, paura, desiderio di libertà, genitorialità, inganno, responsabilità e trasformazione; spostare il punto di vista sui suoi comprimari permette di far emergere ancora più chiaramente questa ricchezza. I personaggi fiabeschi tornano a essere persone possibili, con un passato capace di spiegare almeno in parte ciò che diventeranno, senza che questo debba cancellarne il mistero.

Perché leggere “Quando Pinocchio non c’era”

Quando Pinocchio non c’era è soprattutto un invito a tornare a Collodi liberandolo dall’idea che Pinocchio sia semplicemente una storia conosciuta fin troppo bene. Dietro le immagini sedimentate nell’immaginario collettivo esiste infatti un romanzo sorprendentemente complesso e, intorno a esso, un universo che continua a prestarsi a nuove interpretazioni. Manzini, Parrella, Stassi, Mazzucco, Maggiani, Rapino, Masini e Carlevero non hanno bisogno di cambiare il destino del burattino: scelgono il momento precedente, quando nessuno dei loro personaggi sa ancora che Pinocchio sta per entrare nella sua vita.

Quando Pinocchio non c’era restituisce loro quel tempo invisibile e, nel farlo, ricorda perché continuiamo a leggere e riscrivere i classici: non perché abbiano ancora bisogno di essere completati, ma perché contengono abbastanza vita da permetterci di continuare a immaginare ciò che le loro pagine non hanno raccontato.