Il gotico nasce spesso da un luogo. Una villa isolata, un castello, una foresta, una stanza nella quale nessuno dovrebbe entrare. Ma che cosa accadrebbe se quei luoghi non fossero soltanto scenari inventati dagli scrittori e conservassero davvero qualcosa delle creature che abbiamo imparato a conoscere attraverso la letteratura? È da questa suggestione che prende forza Children of the Night. I misteri del castello di Bran di M.A. Bennett, romanzo pubblicato in Italia da DeA che prosegue la storia degli Young Gothic spostando l’azione da Villa Diodati alla Transilvania.
Dopo aver giocato con il luogo simbolicamente legato alla nascita di Frankenstein, la serie entra quindi nel territorio di Dracula e utilizza ancora una volta la storia della letteratura gotica come materia narrativa.
“Children of the Night. I misteri del castello di Bran” di M.A. Bennett, tradotto da Laura Grassi, De Agostini
Eve, Hal, Griffin e Ren hanno trascorso un’estate a Villa Diodati convinti di essere stati scelti perché giovani scrittori chiamati a reinventare il gotico. Dopo quell’esperienza, però, non possono più considerarsi semplicemente ragazzi dotati di immaginazione: qualcosa si è risvegliato dentro di loro, qualcosa che sembra appartenere proprio all’universo mostruoso che credevano esistesse soltanto nei libri. Quando arriva un nuovo invito, i quattro vengono condotti in Transilvania e precisamente al Castello di Bran, un luogo che nell’immaginario contemporaneo è diventato quasi inseparabile dalla figura di Dracula.
Ad attenderli c’è un conte enigmatico che assomiglia in maniera inquietante al loro vecchio nemico, Florian Necker. Ben presto anche il castello rivela la propria natura: dalle sue stanze provengono pianti soffocati, il vino sembra scorrere rosso come sangue e l’edificio appare costruito non per accogliere gli ospiti, ma per impedirgli di andarsene. Intorno al maniero, intanto, accadono eventi ancora più inquietanti.
Una bambina è scomparsa, un cadavere viene ritrovato nel bosco e nella scuola del villaggio i bambini sembrano conoscere paure alle quali gli adulti non vogliono dare ascolto. Gli Young Gothic devono così capire che cosa stia realmente accadendo mentre la Fondazione Diodati continua a osservarli nell’ombra.
Da Villa Diodati alla Transilvania: il gotico diventa una geografia
L’idea più interessante della serie è proprio il rapporto costruito tra finzione e luoghi entrati nella storia dell’immaginario gotico. Villa Diodati non rappresenta una scelta casuale: è legata alla celebre estate del 1816 trascorsa sul lago di Ginevra da Lord Byron, Percy Bysshe Shelley, Mary Shelley, Claire Clairmont e John Polidori, durante la quale nacquero le idee destinate a confluire in Frankenstein e ne Il vampiro.
Spostare ora i protagonisti verso la Transilvania significa proseguire idealmente lungo la genealogia del mostruoso, passando dalla creatura artificiale e dal vampiro romantico alla figura che avrebbe dominato l’immaginario vampiresco successivo: Dracula.
Il Castello di Bran diventa quindi qualcosa di più di una suggestiva ambientazione. Bennett sembra costruire una vera mappa della letteratura dell’orrore, nella quale i ragazzi vengono condotti fisicamente nei territori che hanno alimentato le nostre paure.
Il meccanismo è particolarmente adatto a lettori giovani perché permette di avvicinarsi al patrimonio gotico attraverso l’avventura: dietro vampiri, castelli e presenze soprannaturali rimangono riconoscibili secoli di racconti, romanzi e leggende. Children of the Night può così funzionare anche come una porta d’ingresso verso i classici, perché trasforma la tradizione letteraria in un universo da esplorare.
Dracula, il Castello di Bran e il confine tra storia e leggenda
Il titolo stesso, Children of the Night, richiama inevitabilmente uno dei passaggi più celebri dell’immaginario legato a Dracula, mentre il sottotitolo italiano rende ancora più evidente il collegamento scegliendo il Castello di Bran.
Il romanzo lavora però soprattutto sulla forza acquisita nel tempo da questi simboli. Non occorre che un luogo abbia realmente ospitato un vampiro perché diventi capace di produrre storie: è sufficiente che generazioni di lettori e visitatori abbiano imparato ad associarlo a quell’immaginario. La Transilvania del romanzo diventa così uno spazio sospeso, nel quale superstizione e realtà cominciano progressivamente a confondersi.
Bennett sfrutta molto bene anche un principio fondamentale del gotico: i bambini e gli emarginati vedono spesso ciò che il mondo adulto decide di ignorare. Nella sinossi, la scuola nella quale i più piccoli imparano a dare un nome alle paure che gli adulti preferiscono non affrontare è uno degli elementi più suggestivi.
Il mostro, in questa prospettiva, non è soltanto la creatura che potrebbe nascondersi nel bosco. È anche ciò che una comunità rimuove, ciò che non vuole raccontare e ciò che continua a esistere proprio perché nessuno trova il coraggio di nominarlo.
Quattro giovani scrittori che stanno diventando i loro stessi mostri
C’è però un rovesciamento ancora più interessante. Eve, Hal, Griffin e Ren erano stati scelti per reinventare il gotico attraverso la scrittura; ora scoprono di esserne diventati parte.
La distanza tra chi racconta il mostro e chi è mostruoso comincia quindi a scomparire. È una trasformazione che permette alla serie di utilizzare vampiri e altre creature non soltanto come minacce esterne, ma come metafore della crescita e della scoperta di una parte di sé difficile da comprendere o accettare.
Il passaggio dall’adolescenza all’età adulta è del resto uno dei territori naturali della narrativa gotica contemporanea. Il corpo cambia, emergono desideri sconosciuti, le identità che sembravano stabili diventano improvvisamente insufficienti e ciò che era familiare può apparire estraneo.
Dire che dentro questi ragazzi si è risvegliato qualcosa di “antico e terribile” significa portare all’estremo fantastico una sensazione molto reale: quella di scoprire di non essere esattamente la persona che si pensava di essere. Il mostruoso diventa allora qualcosa con cui convivere, non semplicemente qualcosa da sconfiggere.
Quando i mostri escono dai libri
La frase che meglio racchiude il romanzo è forse quella che chiude la presentazione: in Transilvania «i mostri hanno smesso di nascondersi tra le pagine dei libri». È una dichiarazione che descrive perfettamente il gioco metaletterario della serie.
Eve, Hal, Griffin e Ren sono scrittori e conoscono le convenzioni del genere; il problema è che ora devono applicare ciò che hanno letto a un mondo nel quale quelle convenzioni sembrano diventate reali. La conoscenza della letteratura non serve più soltanto per inventare storie, ma forse per sopravvivere al loro interno.
Da questo punto di vista Children of the Night appartiene a quella narrativa per ragazzi capace di utilizzare il fantastico per costruire anche una riflessione sul potere delle storie. Leggere significa imparare a riconoscere schemi, simboli e paure che ritornano nel tempo sotto forme differenti.
Il castello, il conte, il bosco, il sangue, la creatura nascosta e il villaggio attraversato dalla superstizione sono elementi antichissimi, eppure continuano a funzionare perché ogni generazione può riempirli delle proprie inquietudini. Il progetto degli Young Gothic sembra partire proprio da questa domanda: come si reinventa qualcosa che ci spaventa da secoli?
Perché leggere “Children of the Night”
Chi ama il gotico trova qui un romanzo costruito come un gioco continuo con la sua tradizione, ma senza la necessità di possedere già una conoscenza specialistica dei classici. Al contrario, uno degli aspetti più interessanti potrebbe essere proprio la possibilità di partire dall’avventura di Eve, Hal, Griffin e Ren per risalire alle opere che hanno costruito questo immaginario.
Dopo Villa Diodati arrivano Dracula e la Transilvania, mentre la Fondazione Diodati sembra suggerire l’esistenza di un progetto molto più vasto nel quale letteratura e soprannaturale continuano a sovrapporsi.
Ma soprattutto Children of the Night recupera una delle idee più affascinanti del gotico: i mostri cambiano perché cambiamo noi. Ogni epoca torna a vampiri, fantasmi, castelli e creature apparentemente già conosciute per raccontare paure nuove. M.A.
Bennett mette questa intuizione nelle mani di quattro giovani scrittori chiamati prima a reinventare il genere e poi costretti a viverlo sulla propria pelle. Il risultato promette un’avventura oscura e atmosferica in cui il vero mistero non riguarda soltanto ciò che si nasconde nel Castello di Bran, ma ciò che Eve, Hal, Griffin e Ren stanno progressivamente scoprendo dentro se stessi.

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