Che cosa accade quando qualcuno decide che la tua diversità non è una caratteristica della tua identità, ma qualcosa da «curare»? Dietro i colori, i superpoteri e l’ironia di Heat Wave, TJ Klune costruisce una storia che utilizza il linguaggio dei fumetti di supereroi per affrontare una questione molto più vicina alla realtà. Nicholas Bell vive in un mondo popolato dagli Straordinari, persone dotate di capacità eccezionali, e finalmente sembra aver trovato il proprio posto: ha accanto il fidanzato che ama, gli amici stanno costruendo una squadra e lui stesso si allena per proteggere Nova City.
Ma proprio mentre Nick comincia a sentirsi parte di qualcosa, il candidato sindaco Simon Burke promette di «curare» gli Straordinari. La battaglia smette così di riguardare soltanto eroi e criminali e diventa uno scontro sul diritto di esistere senza essere trasformati in qualcun altro.
“Heat Wave” di TJ Klune, tradotto da Benedetta Gallo e Monica Paola, Mondadori
L’estate è arrivata a Nova City e un’ondata di caldo soffocante avvolge la città mentre Nicholas Bell attraversa quello che dovrebbe essere uno dei momenti più felici della sua vita. Finalmente è pronto ad affiancare il suo fidanzato supereroe e si sta allenando per diventare parte attiva della difesa della città.
Anche le persone che lo circondano sembrano aver trovato una direzione: Seth, Jazz e Gibby stanno preparando il quartier generale del Faro, la loro squadra di supereroi; il padre di Nick collabora con l’ex capo della polizia Rodney Caplan per creare una nuova agenzia investigativa, mentre sua madre, la supereroina conosciuta come TC, continua a essere presente nella sua vita. Per una volta, tutto sembra essersi ricomposto intorno a quella famiglia allargata che Nick ha costruito nel corso della trilogia.
La tranquillità dura poco. Simon Burke, candidato alla carica di sindaco, promette infatti di «curare» gli Straordinari, trasformando l’esistenza stessa delle persone dotate di poteri in un problema da risolvere.
Contemporaneamente circolano voci sulla fuga di Owen Burke, ex di Nick e aspirante supercriminale, mentre qualcosa di più oscuro sembra muoversi dietro gli eventi che stanno colpendo Nova City. Nick dovrà quindi riunire amici e familiari per comprendere che cosa stia accadendo prima che la famiglia Burke riesca a prendere il controllo della città. E questa volta la verità potrebbe essere molto più dolorosa del nemico da affrontare.
Una trilogia queer travestita da storia di supereroi
Gli Straordinari appartiene apparentemente a un immaginario conosciutissimo: persone con poteri eccezionali, identità segrete, criminali, città da salvare e giovani che sognano di diventare eroi. Klune utilizza però questi elementi per costruire una storia nella quale essere queer non rappresenta un dettaglio laterale.
Nick è un protagonista queer, la sua relazione sentimentale è parte integrante della vicenda e il gruppo che si forma intorno a lui mette al centro amicizia, amore e appartenenza. Il supereroismo diventa così anche un modo per raccontare ragazzi che stanno cercando di comprendere chi siano e quale spazio possano occupare nel mondo.
Heat Wave porta questa idea alle sue conseguenze più interessanti perché il conflitto non nasce più soltanto da qualcuno che utilizza i propri poteri per fare del male. La minaccia è anche rappresentata da un progetto politico che definisce gli Straordinari come individui da «curare».
All’interno della metafora fantastica, la differenza smette quindi di essere semplicemente spettacolare e diventa qualcosa sulla quale la società pretende di esercitare il proprio controllo. Il potere più importante di Nick non consiste necessariamente in ciò che può fare, ma nella capacità di rivendicare il diritto proprio e degli altri a esistere senza chiedere il permesso.
Quando la parola “cura” diventa una minaccia
È probabilmente uno degli elementi più interessanti della trama. Simon Burke non annuncia di voler distruggere gli Straordinari: afferma di volerli «curare». La scelta della parola modifica completamente il significato del conflitto perché permette di presentare l’eliminazione della differenza come un gesto apparentemente benevolo.
Per poter curare qualcuno, però, bisogna prima stabilire che quella persona abbia qualcosa che non va. È attraverso questo passaggio che il romanzo può essere letto anche come una metafora delle forme attraverso cui caratteristiche identitarie vengono trasformate in problemi da correggere.
Nel contesto di una trilogia esplicitamente queer, il parallelismo acquista inevitabilmente una particolare forza. Klune prende il classico meccanismo narrativo delle persone dotate di capacità eccezionali e lo utilizza per interrogare il rapporto tra differenza e normalità: chi possiede il potere di decidere quale corpo, identità o modo di vivere debba essere considerato accettabile?
L’horror implicito nella parola «cura» nasce proprio da questo. Burke non vuole soltanto controllare ciò che gli Straordinari fanno; il suo progetto mette in discussione ciò che sono.
I superpoteri come metafora della diversità
La narrativa supereroistica ha spesso utilizzato i poteri come metafora della differenza. Possedere qualcosa che gli altri non hanno significa essere contemporaneamente ammirati, temuti, desiderati e sorvegliati.
Un superpotere può rendere eccezionali, ma può anche trasformare una persona in qualcuno che la società percepisce come estraneo. Heat Wave sfrutta questa ambivalenza inserendola dentro una storia nella quale identità queer e identità Straordinaria possono rispecchiarsi senza necessariamente coincidere.
La metafora funziona proprio perché non riduce la diversità a una debolezza. Gli Straordinari possiedono qualcosa che li rende differenti, ma il problema nasce dallo sguardo che la società posa su quella differenza e dal tentativo di stabilire come debba essere gestita.
Nick impara progressivamente che essere un eroe non significa uniformarsi a un modello già esistente, ma trovare il proprio modo di agire. Il percorso supereroistico diventa quindi anche un percorso di autodeterminazione: smettere di domandarsi se si è abbastanza normali e cominciare a capire che cosa fare della persona che si è diventati.
Nick e il suo fidanzato: l’amore queer non è una parentesi della storia
La relazione sentimentale di Nick possiede un ruolo importante proprio perché Klune non la colloca ai margini dell’avventura. Il ragazzo vuole combattere accanto al proprio fidanzato, condividere con lui responsabilità e pericoli e costruire una vita nella quale l’amore non debba essere separato dal resto della propria identità.
Nel linguaggio tradizionale del genere supereroistico, la persona amata è stata spesso quella da proteggere mantenendola lontana dalla propria vita segreta; qui, invece, amore e missione possono occupare lo stesso spazio.
È una differenza importante anche dal punto di vista della rappresentazione. Nick non deve scegliere tra vivere una storia d’amore queer ed essere protagonista di un’avventura fantastica: può fare entrambe le cose contemporaneamente.
Il romanzo inserisce così personaggi LGBTQ+ dentro un immaginario popolare senza confinare la loro storia esclusivamente alla scoperta dell’orientamento sessuale. La queerness rimane significativa, soprattutto quando la società comincia a parlare di «cura» della diversità, ma i personaggi possono nello stesso tempo innamorarsi, scherzare, sbagliare, combattere criminali e cercare di salvare una città.
Il Faro: diventare eroi significa costruire una comunità
Seth, Jazz, Gibby e Nick non stanno semplicemente preparando un quartier generale. Il Faro rappresenta la costruzione di uno spazio nel quale persone differenti decidono di sostenersi e di utilizzare ciò che possiedono per proteggere gli altri.
Il nome stesso suggerisce un’immagine di orientamento: un punto luminoso che permette di trovare la direzione quando tutto intorno diventa difficile da leggere. In una storia attraversata dal tentativo di trasformare la differenza in qualcosa da eliminare, creare una comunità assume quindi un significato che supera l’organizzazione di una squadra di supereroi.
Klune insiste sulla rete di relazioni che circonda Nick: amici, fidanzato, padre, madre e alleati diventano indispensabili proprio nel momento in cui il protagonista deve affrontare qualcosa più grande di lui. L’eroe solitario lascia spazio a un modello basato sull’interdipendenza.
Non è necessario affrontare tutto da soli per dimostrare il proprio valore; chiedere aiuto non cancella il coraggio. È una concezione dell’eroismo molto coerente con la dimensione queer del romanzo, perché alla famiglia biologica si affianca progressivamente una comunità costruita attraverso affinità, fiducia e scelta reciproca.
La famiglia biologica e quella che scegliamo
Uno degli aspetti più caldi della serie è proprio la maniera in cui Nick viene circondato da forme differenti di famiglia. In Heat Wave il padre intraprende una nuova avventura professionale, la madre TC rimane al suo fianco e gli amici sono ormai diventati parte strutturale della sua quotidianità. Non esiste quindi una contrapposizione rigida fra famiglia biologica e famiglia scelta: le due dimensioni possono incontrarsi e creare una rete più ampia nella quale Nick riesce finalmente a sentirsi sostenuto.
Questa struttura diventa ancora più significativa se confrontata con la famiglia Burke. Da una parte troviamo legami che permettono ai personaggi di diventare più liberamente se stessi; dall’altra una famiglia associata al controllo e alla minaccia che incombe sulla città.
Il contrasto suggerisce che la famiglia non acquisisca valore semplicemente perché unisce persone attraverso il sangue. Sono le azioni, la cura reciproca e la capacità di accettare l’altro a determinare se un legame possa diventare davvero uno spazio sicuro.
Che cosa significa davvero essere un eroe?
La frase riportata sulla copertina italiana sintetizza bene il cuore della storia: «Gli eroi si giudicano dal cuore, non dai superpoteri». È una dichiarazione che rovescia il meccanismo fondamentale del genere. Se bastassero capacità straordinarie per diventare eroi, la moralità dei personaggi sarebbe irrilevante. Klune insiste invece sulle scelte: ciò che conta non è essere eccezionali, ma decidere come utilizzare ciò che si possiede e soprattutto per chi farlo.
Nick deve impararlo mentre cerca il proprio posto accanto a persone che sembrano molto più potenti di lui. Il suo percorso diventa allora quello di chi teme continuamente di non essere abbastanza e scopre progressivamente che il valore non deriva dal confronto con gli altri.
È un messaggio che si collega bene anche alla dimensione queer della trilogia: non serve trasformarsi nel modello che qualcun altro considera corretto per meritare amore, rispetto o appartenenza. L’eroismo comincia nel momento in cui smettiamo di misurare noi stessi attraverso criteri costruiti da altri.
“Heat Wave” è il terzo libro: l’ordine corretto della trilogia
Heat Wave è il terzo e conclusivo volume della trilogia degli Straordinari, quindi è importante non iniziare da questo libro. La vicenda riprende infatti relazioni, identità, rivelazioni e conflitti costruiti nei due romanzi precedenti; anche la situazione tra Nick, gli altri Straordinari e la famiglia Burke nasce direttamente da ciò che è già accaduto. Per comprenderne pienamente la componente sentimentale e soprattutto l’evoluzione di Nick, è quindi consigliabile seguire l’ordine della serie.
L’ordine è 1. Gli Straordinari, 2. Flash Fire, 3. Heat Wave. Quest’ultimo funziona come punto di arrivo del percorso iniziato quando Nick osservava i supereroi quasi dall’esterno e fantasticava su quel mondo.
Adesso non è più soltanto qualcuno che sogna gli eroi: è coinvolto direttamente nella loro realtà, ha costruito legami che deve proteggere e deve decidere quale tipo di persona vuole diventare. Proprio per questo il terzo volume acquista molto più peso se letto dopo i primi due.
Perché leggere “Heat Wave”
Dietro la superficie leggera e colorata del romanzo si trova quindi un tema sorprendentemente serio: chi stabilisce quale differenza possa essere accettata e quale debba essere eliminata?
La minaccia di «curare» gli Straordinari trasforma una classica battaglia supereroistica in una storia sull’autodeterminazione, mentre Nick e le persone che ama rispondono costruendo legami, alleanze e una comunità capace di proteggerli. Il fantastico permette a Klune di parlare di identità senza rinunciare all’avventura, all’umorismo e alla storia d’amore che hanno caratterizzato l’intera trilogia.
Heat Wave diventa così una conclusione coerente per una serie che ha preso l’immaginario dei supereroi e lo ha attraversato con una sensibilità apertamente queer. Alla fine la domanda più importante non è chi possieda il potere più grande, ma che cosa ciascuno decida di farne.
Nick scopre che essere diverso non significa essere incompleto, che amare qualcuno non lo rende più fragile e che una comunità può diventare una forza quando smette di chiedere ai propri membri di assomigliarsi. Perché il vero contrario dell’eroismo, in questo mondo, non è essere privi di superpoteri: è pretendere che gli altri rinuncino a ciò che sono per poter essere accettati.

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