Tra il 21 e il 27 settembre 2026 arrivano nelle librerie italiane cinque libri molto diversi, perfetti per attraversare mondi e periodi storici lontanissimi senza rinunciare a interrogativi sorprendentemente contemporanei.
Elise Kova costruisce un’accademia nella quale i tarocchi possono cambiare il destino del mondo, Lucy Foley raccoglie l’eredità di Agatha Christie riportando sulla scena Miss Marple, Edurne Portela e José Ovejero attraversano quasi un secolo di lotte politiche europee e latinoamericane, Christine Wunnicke restituisce voce a due scienziate del Settecento unite anche dall’amore, mentre Samuel Beckett dimostra quanto poche pagine possano bastare per spalancare un abisso sull’esistenza.
Cinque uscite che raccontano bene quanto la narrativa straniera possa ancora sorprenderci cambiando continuamente forma, genere e prospettiva.
5 libri stranieri da leggere nella settimana dal 21 al 27 settembre 2026
“Arcana Academy. Vol. 1” di Elise Kova, traduzione di Roberta Zuppet, Mondadori – 22 settembre
Un’accademia esclusiva, un principe enigmatico, un fidanzamento fittizio e una carta dei tarocchi capace di conferire un potere quasi assoluto: Elise Kova torna in Italia con “Arcana Academy”, primo volume di una nuova storia fantasy che mescola magia, intrighi politici e romance. L’edizione italiana esce per Mondadori nella collana Oscar Fantastica Fantasy, nella traduzione di Roberta Zuppet, ed è un corposo volume di 600 pagine.
Al centro della storia troviamo Clara Graysword, che è riuscita a sopravvivere nei bassifondi di Eclipse City grazie ai furti, alla fortuna e soprattutto a una magia che non dovrebbe possedere. Clara sa infatti disegnare e utilizzare le carte dei tarocchi, capacità rarissima riservata legalmente a chi ha frequentato l’Accademia degli Arcani. Quando un colpo finisce male, quella magia clandestina la condanna all’ergastolo. A offrirle una possibilità di salvezza è il principe Kaelis, enigmatico preside dell’Accademia, che ha però bisogno proprio del talento della ragazza: vuole trovare il ventunesimo Arcano Maggiore, una carta leggendaria scomparsa da tempo alla quale viene attribuito un potere sconfinato.
Per entrare nell’Accademia senza destare sospetti Clara deve assumere una nuova identità, quella di studentessa e futura moglie di Kaelis. Il falso fidanzamento diventa così la porta d’ingresso in un mondo governato dalla magia ma anche dalle gerarchie sociali, dagli inganni e dalle lotte per il potere. E naturalmente c’è un problema ulteriore: Clara dovrebbe detestare il principe, mentre la vicinanza comincia lentamente a incrinare le sue certezze.
La parte più intrigante della premessa è però il rapporto tra magia e conoscenza. Clara viene perseguitata non semplicemente perché possiede un potere, ma perché lo esercita senza essere stata autorizzata dall’istituzione che pretende di controllarlo. L’accademia diventa quindi contemporaneamente luogo del sapere e strumento di esclusione, mentre la ricerca della carta perduta apre una domanda ancora più pericolosa: se Clara riuscisse davvero a conquistare un potere capace di dominare il mondo, perché dovrebbe consegnarlo a qualcun altro?
“Assassinio al Grand Alpine Hotel” di Lucy Foley, traduzione di Alessandra Petrelli, Mondadori – 22 settembre
Un albergo isolato tra le Alpi svizzere, una bufera di neve, un gruppo di ospiti che nasconde più di quanto racconti e un cadavere trovato all’interno di una cabinovia. Lucy Foley entra ufficialmente nell’universo narrativo di Agatha Christie con “Assassinio al Grand Alpine Hotel”, nuovo caso affidato a Miss Marple, pubblicato in Italia da Mondadori nella traduzione di Alessandra Petrelli. L’edizione italiana conta 324 pagine ed esce il 22 settembre.
Lo scenario possiede tutti gli elementi del grande giallo classico. Il Grand Alpine Hotel è un luogo esclusivo raggiungibile attraverso un’unica tortuosa linea ferroviaria, frequentato da personaggi che sembrano usciti da un perfetto catalogo di sospettati: un’attrice famosa, un politico in ascesa accompagnato dalla giovane moglie e da un amico decisamente meno rispettabile, un medico brillante e altri ospiti che hanno portato tra le montagne segreti e rancori. Poi c’è lei, apparentemente ai margini di tutto: Miss Marple osserva, ascolta e raccoglie quei particolari insignificanti che per gli altri non significano nulla.
Quando un cadavere viene scoperto nella cabinovia e una bufera taglia ogni possibilità di fuga, l’albergo si trasforma in uno spazio chiuso nel quale assassino e possibili vittime sono costretti a convivere. Il meccanismo richiama volutamente la tradizione christiana del gruppo isolato dal mondo, ma Foley sposta Miss Marple tra le montagne e colloca la vicenda nell’atmosfera del Dopoguerra.
Il risultato promette quindi di essere particolarmente interessante anche per chi conosce già bene Agatha Christie: non una semplice imitazione, ma l’incontro tra un personaggio ormai entrato nell’immaginario collettivo e una scrittrice contemporanea che ha costruito buona parte del proprio successo proprio sui gruppi chiusi, sulle tensioni sociali e sui segreti che esplodono quando nessuno può andarsene.
“Una bellezza terribile” di Edurne Portela e José Ovejero, traduzione di Bruno Arpaia, Voland – 25 settembre
Con “Una bellezza terribile” cambiamo completamente territorio. Edurne Portela e José Ovejero costruiscono un romanzo che attraversa quasi un secolo di storia e due continenti, muovendosi dalla Parigi della Prima guerra mondiale alla Guerra civile spagnola, fino alla dittatura militare argentina. Al centro c’è Raymond Molinier, rivoluzionario e militante trotskista francese realmente esistito, ma il suo percorso permette agli autori di riportare alla luce anche le esistenze di donne che hanno attraversato alcune delle grandi tragedie politiche del Novecento.
Tra queste emergono Jeanne Martin des Pallières, aristocratica che abbandona i privilegi della propria classe per dedicarsi alla causa rivoluzionaria, ed Elisabeth Käsemann, giovane tedesca impegnata politicamente contro la dittatura argentina, dalla quale venne perseguitata. La grande Storia viene così osservata attraverso vite individuali, relazioni, scelte e contraddizioni, evitando di ridurre la militanza a una successione astratta di eventi politici. Il volume italiano esce il 25 settembre per Voland nella collana Intrecci e conta 352 pagine.
C’è inoltre un secondo livello particolarmente interessante: Portela e Ovejero fanno entrare nel libro anche il lavoro necessario per ricostruire quelle esistenze. La documentazione, i dubbi e le difficoltà incontrate durante la ricerca diventano parte della narrazione, mettendo in evidenza quanto raccontare persone realmente esistite significhi inevitabilmente confrontarsi anche con vuoti, silenzi e memoria.
“Una bellezza terribile” diventa allora un romanzo sulla rivoluzione, ma anche sulla possibilità di salvare dall’oblio chi ha attraversato la storia senza necessariamente conquistarne le prime pagine. È proprio questa capacità di recuperare vite spese nella ricerca di una società diversa ad aver contribuito al riconoscimento ottenuto dall’opera con il Premio Libro del Año 2025 delle Librerías de Madrid, ricordato anche nella presentazione dell’edizione italiana.
“Cera” di Christine Wunnicke, traduzione di Chiara Liso, L’orma editore – 25 settembre
Parigi, 1773. Una quindicenne entra in una caserma e chiede di poter comprare un cadavere. Potrebbe sembrare l’inizio di un romanzo gotico e invece è l’ingresso nella storia di Marie Bihéron, anatomista realmente esistita e celebre per i suoi modelli anatomici in cera. Christine Wunnicke parte dalla sua figura e da quella dell’illustratrice botanica Madeleine Basseporte per costruire con “Cera” un romanzo storico dedicato a due donne che cercarono di conquistare il sapere in un mondo che lo considerava ancora prerogativa maschile.
Marie studia il corpo umano; Madeleine osserva e riproduce quello vegetale lavorando per il re di Francia. Una sembra attraversare la vita in continuo movimento, l’altra mettere radici. Entrambe sono autodidatte e devono costruirsi uno spazio ai margini delle istituzioni scientifiche, proprio mentre l’Illuminismo proclama la centralità della ragione senza necessariamente concedere alle donne la stessa libertà di esercitarla. Le loro vite finiscono per incontrarsi e il rapporto che nasce tra loro diventa amore. La traduzione italiana è di Chiara Liso e il libro esce per L’orma il 25 settembre.
Ed è probabilmente questo intreccio tra storia della scienza, condizione femminile e relazione queer a rendere “Cera” una delle uscite più particolari della settimana. Wunnicke non inventa semplicemente due donne eccezionali da collocare nel Settecento: recupera due figure storiche e utilizza la narrativa per interrogare i meccanismi attraverso i quali alcune esistenze vengono ricordate e altre progressivamente cancellate.
Sullo sfondo c’è una Parigi che si avvicina alla Rivoluzione, mentre in primo piano rimangono due donne innamorate della conoscenza prima ancora che l’una dell’altra. Un romanzo storico che sembra quindi parlare anche al presente: chi ha avuto il diritto di produrre sapere, chi ha deciso quali nomi meritassero di essere tramandati e quante vite dobbiamo ancora recuperare dalle zone meno illuminate della Storia?
“Dante e l’aragosta” di Samuel Beckett, Il Saggiatore – 25 settembre
Bastano poche pagine per cambiare il modo in cui guardiamo qualcosa di apparentemente insignificante? “Dante e l’aragosta” sembra nascere proprio da questa possibilità. Il Saggiatore lo porta in libreria il 25 settembre all’interno della collana Saette, progetto editoriale costruito intorno alla convinzione che la brevità non debba essere considerata una limitazione della letteratura, ma una delle sue possibili forme di precisione. L’uscita del volume per il 25 settembre è confermata direttamente dal catalogo delle novità dell’editore.
Il racconto di Samuel Beckett, originariamente pubblicato negli anni Trenta e successivamente confluito nella raccolta “More Pricks Than Kicks”, presenta già molti elementi che diventeranno centrali nell’opera dello scrittore irlandese. Il protagonista è Belacqua Shuah, nome che rimanda al personaggio incontrato da Dante nel quarto canto del “Purgatorio”, figura dell’attesa e dell’immobilità che Beckett trasporta ironicamente nella quotidianità moderna. Tra lezioni di italiano, commissioni apparentemente banali e gesti ordinari, Belacqua entra in contatto con una sofferenza alla quale fino a quel momento non aveva realmente pensato.
Al centro compare proprio l’aragosta del titolo. Quello che sembrava semplicemente un alimento destinato alla cucina diventa improvvisamente un essere vivente e, attraverso quella presa di coscienza, l’assurdità irrompe nella routine. Beckett non ha bisogno di costruire grandi eventi: gli basta spostare lo sguardo per trasformare una scena comune in un problema morale ed esistenziale.
“Dante e l’aragosta” permette così di incontrare un Beckett precedente ai grandi capolavori teatrali, ma già riconoscibile nella sua capacità di far convivere comicità e angoscia, cultura alta e quotidianità, crudeltà e assurdo. Una piccola porta d’ingresso nel suo universo letterario e, proprio per le dimensioni ridotte, anche un modo insolito per avvicinarsi per la prima volta a uno degli autori fondamentali del Novecento.
Cinque libri per attraversare mondi, epoche e generi completamente diversi
Difficilmente queste cinque uscite potrebbero essere più lontane tra loro, ed è proprio questo a rendere interessante la settimana dal 21 al 27 settembre. “Arcana Academy” utilizza il fantasy e i tarocchi per raccontare il rapporto tra magia e potere; “Assassinio al Grand Alpine Hotel” riapre le porte dell’universo di Agatha Christie; “Una bellezza terribile” attraversa rivoluzioni, guerre e dittature del Novecento; “Cera” recupera due donne che cercarono il proprio spazio nella scienza settecentesca; “Dante e l’aragosta” concentra invece in pochissime pagine quella vertigine tra comico e tragico che renderà inconfondibile Samuel Beckett.

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