2 romanzi storici di due grandi autrici italiane da leggere per scoprire donne che hanno sfidato il proprio tempo

Due donne costrette a misurarsi con le regole della propria epoca, due viaggi che cambiano ogni cosa. Con “La valigia del ritorno” Ludovica Elder racconta un’emigrante italiana nella Montreal degli anni Venti, mentre in “La ragazza soldato” Anna Pavignano porta una giovane donna dalla Torino degli anni Dieci fino al fronte, ispirandosi alle storie reali…

2 romanzi storici di due grandi autrici italiane da leggere per scoprire donne che hanno sfidato il proprio tempo

Romanzi storici come: “La valigia del ritorno” di Ludovica Elder e “La ragazza soldato” di Anna Pavignano hanno al centro due donne italiane che si confrontano con una società nella quale essere indipendenti, decidere del proprio corpo e scegliere la direzione della propria esistenza significa inevitabilmente entrare in conflitto con ciò che gli altri hanno stabilito per loro.

Le loro vicende sono molto diverse. Rosalba attraversa l’Atlantico e arriva in Canada portando con sé una gravidanza che deve nascondere e il ricordo di un uomo che l’ha abbandonata.

Rosa, invece, nella Torino degli anni Dieci desidera una libertà incompatibile con ciò che il suo tempo pretende da una donna e, quando la guerra le porta via l’uomo che ama, arriva a travestirsi da soldato per raggiungere il fronte.

In entrambi i romanzi la Storia non rimane quindi sullo sfondo: entra direttamente nelle possibilità concesse alle protagoniste, determina ciò che possono fare e rende ancora più significativa ogni loro scelta.

2 romanzi storici italiani per raccontare le donne che hanno provato a scegliere il proprio destino

“La valigia del ritorno” di Ludovica Elder, Piemme

Rosalba conosce un mondo delimitato dalle colline del Carso e da Trieste, almeno fino al giorno in cui sale su un piroscafo diretto dall’altra parte dell’Atlantico. Il suo viaggio verso Montreal, però, non nasce dal desiderio di avventura. È incinta di Giacomo Ledri, un uomo sposato che l’ha abbandonata e spedita lontano affinché quella gravidanza scomoda possa sparire insieme a lei.

Ludovica Elder parte così da una condizione che accomunò molte donne per lungo tempo: quando una relazione violava le convenzioni sociali, erano soprattutto loro a sopportarne le conseguenze e a essere allontanate, nascoste o condannate dalla comunità.

In Canada Rosalba, che presto tutti chiameranno Rose, deve praticamente ricominciare da zero. La lingua le è estranea e ad attenderla c’è un lavoro come governante nella casa di James Phillips, ex ufficiale della marina inglese apparentemente inflessibile, ma capace di mostrarle una forma di attenzione alla quale non è abituata. Intorno a lei si apre anche una Montreal vitale e cosmopolita, attraversata dal jazz e popolata da persone provenienti da luoghi differenti.

Il viaggio geografico diventa gradualmente un percorso identitario: lontano da chi conosce il suo passato, Rosalba può domandarsi per la prima volta chi desideri essere senza dover corrispondere all’immagine che gli altri hanno costruito per lei.

Ma “La valigia del ritorno” non cancella il passato per celebrare semplicemente una nuova vita. Giacomo continua a esistere nella memoria di Rosalba e con lui rimangono segreti e sentimenti che rendono molto più difficile separare ciò che si è stati da ciò che si vuole diventare.

È qui che il romanzo trova uno dei suoi nuclei più interessanti: si può davvero ricominciare quando nessuno intorno a noi conosce la persona che eravamo prima? Elder intreccia emigrazione, maternità, amore e ricerca di indipendenza trasformando l’Atlantico in una sorta di confine simbolico tra un’identità imposta e un’identità ancora tutta da costruire.

“La ragazza soldato” di Anna Pavignano, Piemme

Anche Rosa vuole decidere chi essere, ma il suo spazio di ribellione è la Torino degli anni Dieci. Ha lasciato la provincia, vive sola in una soffitta e frequenta pittori e artisti, cercando quella libertà che all’inizio del Novecento rimane difficilmente conciliabile con il ruolo assegnato a una giovane donna.

L’arrivo del fratello Luigi, emigrato anni prima in America, introduce nella sua vita anche Giò, il figlio dell’uomo: Rosa e il nipote sono separati da pochi anni d’età e tra i due nasce un sentimento che infrange immediatamente un altro confine sociale e familiare.

Anna Pavignano costruisce però la storia sentimentale dentro un momento in cui le esistenze individuali stanno per essere travolte dalla Storia. La guerra arriva e Giò viene chiamato alle armi. A Rosa dovrebbe spettare il compito tradizionalmente riservato alle donne: rimanere a casa e aspettare. Lei sceglie invece di compiere un gesto radicale, travestendosi da soldato e raggiungendo il fronte.

Non è soltanto l’amore a spingerla. Indossare abiti maschili e appropriarsi di uno spazio dal quale le donne sono ufficialmente escluse significa sottrarsi, almeno temporaneamente, alla parte che la società ha scritto per lei.

Proprio questo elemento rende particolarmente interessante “La ragazza soldato”. Pavignano prende ispirazione dalle vicende, poco conosciute, delle donne che durante la guerra riuscirono a raggiungere il fronte fingendosi uomini. 

Il travestimento assume così un significato che va oltre l’espediente narrativo: permette di interrogare la divisione dei ruoli, l’accesso femminile agli spazi pubblici e persino il modo in cui l’abbigliamento rende immediatamente riconoscibile ciò che una società considera consentito a un uomo o a una donna. Rosa può oltrepassare fisicamente un confine proprio nel momento in cui modifica il modo in cui gli altri leggono il suo corpo.

Due protagoniste, la stessa domanda sulla libertà

Rosalba attraversa l’oceano, Rosa attraversa il confine che separa la vita civile dal fronte. Entrambe vengono spinte fuori dal mondo che conoscono da circostanze dolorose, ma proprio nello spaesamento trovano uno spazio nel quale ridefinirsi.

In “La valigia del ritorno” il nodo passa attraverso l’emigrazione, la maternità e la possibilità di costruirsi una nuova identità lontano dallo sguardo della propria comunità; in “La ragazza soldato” passa invece attraverso la guerra, il desiderio e una ribellione che arriva a mettere in discussione concretamente ciò che una donna può o non può fare.

È questo che rende particolarmente efficace leggere insieme i due romanzi. Elder e Pavignano utilizzano il passato per raccontare donne che non possiedono ancora molte delle libertà che oggi consideriamo acquisite, ma che iniziano comunque a cercarle nei margini concessi dalla propria epoca. Le loro protagoniste non attraversano soltanto la Storia: cercano di conquistare il diritto di intervenire sulla propria.

E proprio da qui nasce una domanda che supera il romanzo storico e arriva fino al presente: quanto di ciò che siamo dipende davvero dalle nostre scelte e quanto, invece, dal ruolo che il mondo si aspetta che interpretiamo?