Lorrie Moore racconta le vite che non vanno come previsto: “Tutti i racconti” è il libro per scoprire una maestra della narrativa americana

Amori che finiscono, famiglie imperfette, solitudini, maternità, perdite e vite che prendono direzioni impreviste. Con Tutti i racconti, La nave di Teseo riunisce la narrativa breve di Lorrie Moore in un volume di quasi mille pagine che permette di attraversare un universo letterario in cui ironia e dolore convivono continuamente.

Lorrie Moore racconta le vite che non vanno come previsto: “Tutti i racconti” è il libro per scoprire una maestra della narrativa americana

Lorrie Moore, si muove tra le voci più importanti della narrativa breve americana contemporanea. Con Tutti i racconti, pubblicato da La nave di Teseo con una prefazione di Lauren Groff, il lettore italiano ha ora a disposizione un volume di 984 pagine attraverso il quale immergersi nella sua scrittura e soprattutto nella particolare umanità che la abita.

Nei suoi racconti tutti i sentimenti umani vengono narrati vividamente, anche il dolore, non perché il dolore venga minimizzato, ma perché l’ironia può essere uno dei modi attraverso i quali proviamo a sopravvivere a ciò che non sappiamo aggiustare.

“Tutti i racconti” di Lorrie Moore, traduzioni di Marisa Caramella, Alberto Pezzotta, Marcella Matti e Carlo Prosperi, La Nave di Teseo

Dalle inquietudini del Midwest alle solitudini di New York, i racconti di Lorrie Moore attraversano ambienti e situazioni differenti conservando un’attenzione quasi ostinata per le contraddizioni dell’esperienza umana.

I suoi personaggi amano persone che forse non dovrebbero amare, rimangono intrappolati in relazioni precarie, sperimentano gelosia, perdita, maternità, paura, desiderio e quella sensazione difficilissima da spiegare di trovarsi nella propria vita e contemporaneamente immaginarne un’altra.

È proprio quest’ultima possibilità a rendere molte delle situazioni raccontate da Moore così riconoscibili.

Non occorrono necessariamente eventi eccezionali perché un’esistenza entri in crisi. A volte basta rendersi conto che ciò che abbiamo ottenuto non assomiglia a ciò che pensavamo di desiderare.

La narrativa breve diventa allora il luogo ideale per osservare questi improvvisi slittamenti del quotidiano. Moore entra nelle crepe senza bisogno di trasformarle in grandi tragedie e lascia emergere qualcosa che appartiene profondamente alla vita adulta: possiamo essere infelici e continuare a ridere, amare qualcuno e desiderare di andarcene, soffrire e contemporaneamente riconoscere l’assurdità della situazione nella quale ci troviamo.

L’ironia non serve a nascondere il dolore

Uno degli elementi che rendono immediatamente riconoscibile la scrittura di Lorrie Moore è l’ironia. Giochi linguistici, battute, associazioni imprevedibili e dialoghi capaci di cambiare improvvisamente tono attraversano racconti nei quali, però, ciò che accade è spesso tutt’altro che leggero.

Siamo abituati a pensare che esista un linguaggio appropriato per il dolore. Che la perdita debba essere raccontata con solennità, la solitudine con malinconia, una relazione fallita con tristezza. Ma gli esseri umani raramente vivono le emozioni in maniera così ordinata.

Possiamo ridere durante un momento terribile, possiamo pronunciare una battuta quando non sappiamo cos’altro dire.

Possiamo trasformare qualcosa che ci ferisce in una storia divertente perché raccontarla diversamente sarebbe troppo difficile.

Nella narrativa di Moore l’umorismo non cancella quindi la sofferenza. Molto spesso la rende ancora più evidente, perché lascia intuire tutto ciò che i personaggi stanno cercando di non dire.

L’amore quando smette di assomigliare a una storia d’amore

Anche le relazioni sentimentali entrano continuamente in questo spazio di ambiguità. L’amore raccontato da Moore non coincide necessariamente con il momento nel quale due persone si incontrano. A interessarla è spesso ciò che viene dopo: quando la relazione deve convivere con la quotidianità, con le aspettative, con il risentimento, con il tempo e con le persone che siamo diventati.

E soprattutto esiste quella domanda che attraversa molta narrativa contemporanea: quanto della nostra infelicità dipende dalla vita che conduciamo e quanto invece dall’idea della vita che pensavamo di dover avere?

Moore non sembra interessata a fornire una risposta rassicurante. Preferisce osservare i personaggi mentre cercano di trovarla.

Maternità, perdita e vite imperfette

Dentro Tutti i racconti trovano spazio anche alcuni dei territori più fragili dell’esperienza: la maternità ferita, la malattia, la perdita, la paura e la difficoltà di diventare se stessi.

Temi che potrebbero facilmente trasformarsi in materia sentimentale vengono invece attraversati da una scrittura capace di conservarne le contraddizioni.

Perché anche nei momenti più drammatici la vita continua a essere composta da elementi apparentemente insignificanti. Bisogna mangiare, rispondere a qualcuno, andare al lavoro, parlare del tempo, aspettare un autobus.

È forse uno dei motivi per cui il racconto può diventare uno strumento particolarmente potente nelle mani di un’autrice come Moore. La forma breve permette di isolare un momento e osservarlo abbastanza a lungo da rivelare ciò che normalmente rimane nascosto..

Perché il racconto riesce a mostrarci quello che il romanzo qualche volta nasconde

Un volume di 984 pagine dedicato alla narrativa breve contiene quasi un piccolo paradosso. Tutti i racconti possiede le dimensioni di un grande romanzo, ma al suo interno il lettore incontra continuamente inizi e conclusioni, personaggi che entrano nella sua vita per poche pagine e poi scompaiono.

È anche questa una delle esperienze più affascinanti offerte dal racconto. Il romanzo dispone del tempo necessario per costruire una vita. Il racconto deve invece scegliere il momento nel quale quella vita diventa improvvisamente visibile.

Un matrimonio può essere raccontato attraverso una conversazione. Una solitudine attraverso una stanza. Un’intera relazione attraverso qualcosa che non viene detto.

La brevità non significa quindi necessariamente raccontare meno. Può significare eliminare tutto ciò che impedisce di vedere il punto esatto nel quale qualcosa cambia.

Una grande porta d’ingresso nella narrativa di Lorrie Moore

Tutti i racconti può essere letto naturalmente dall’inizio alla fine, ma la sua natura permette anche un rapporto diverso con il libro. Si può entrare e uscire, leggere una storia e lasciarla sedimentare, tornare dopo qualche giorno e incontrare altri personaggi.

Quasi mille pagine diventano così non tanto una lettura da affrontare tutta insieme, quanto un universo letterario da frequentare.

La presenza della prefazione di Lauren Groff aggiunge inoltre un ulteriore livello a questa edizione: una scrittrice contemporanea introduce il lettore all’opera di un’autrice che ha contribuito a ridefinire le possibilità della narrativa breve americana.

Perché continuiamo ad amare qualcuno quando sappiamo che quella relazione non funziona? Perché desideriamo vite diverse proprio mentre stiamo cercando di costruire la nostra? Perché scherziamo quando siamo spaventati? Quanto possiamo conoscere davvero le persone che ci stanno accanto?

E soprattutto: quando la vita non diventa ciò che avevamo immaginato, come impariamo ad abitare quella che ci è rimasta?