Per molto tempo la letteratura ha raccontato la famiglia come il primo luogo nel quale impariamo chi siamo. Da Piccole donne in poi, generazioni di romanzi hanno messo fratelli, sorelle e genitori sotto lo stesso tetto per osservare la crescita individuale attraverso quella collettiva. Ma che cosa accade quando quel tetto rimane mentre tutto ciò che dovrebbe tenere insieme una famiglia diventa più difficile da definire?
È una delle domande che attraversano Pecorelle smarrite, romanzo d’esordio della statunitense Madeline Cash, pubblicato in Italia da Gramma Feltrinelli nella traduzione di Marco Rossari, in uscita il giorno 8 settembre.
Il libro è stato inserito dal New York Times tra i migliori dell’anno e porta nella narrativa contemporanea una famiglia che sembra aver assorbito buona parte delle contraddizioni del presente.
I Flynn sono cinque. Bud e Catherine sono sposati e hanno tre figlie, Abigail, Louise e Harper. Il loro matrimonio è aperto, le ragazze cercano l’amore e la propria identità attraverso modalità molto diverse e, mentre ciascuno sembra impegnato a trovare una personale idea di libertà, diventa sempre più difficile capire che cosa significhi appartenere agli altri.
“Pecorelle smarrite” di Madeline Cash, tradotto da Marco Rossari, Feltrinelli Gramma
La storia è ambientata in una città affacciata sull’Alabaster Harbor, importante scalo della costa occidentale. Bud lavora come contabile al porto e conduce insieme a Catherine un matrimonio aperto che, almeno teoricamente, dovrebbe permettere a entrambi di vivere con maggiore libertà il rapporto di coppia.
La teoria e la vita quotidiana, però, raramente coincidono.
Bud continua a interrogarsi sull’accordo stretto con la moglie e trova nel proprio minivan, nelle vecchie canzoni e nei momenti trascorsi da solo uno spazio nel quale fare i conti con l’angoscia dell’esistenza. Catherine, ex artista, considera invece l’apertura matrimoniale una possibilità di evasione dalla monogamia e dalle sue costrizioni. Intorno a loro padre Andrew, sacerdote della chiesa locale che si considera progressista, osserva il rapporto da una prospettiva differente e si domanda quanto della libertà rivendicata dai due adulti finisca per trasformarsi in dolore. In mezzo ci sono soprattutto le loro tre figlie.
Abigail ha diciassette anni e si interessa a un ventenne soprannominato Wes “Crimini di Guerra”; Louise, quindicenne, intrattiene una relazione virtuale con un ragazzo canadese conosciuto online; Harper ha dodici anni, studia lingue straniere e guarda il mondo come se fosse composto da codici che, con sufficiente attenzione, possono essere decifrati.
Sono loro le tre “pecorelle smarrite” del titolo. Ma andando avanti diventa sempre meno evidente chi, in questa famiglia, possa davvero considerarsi meno smarrito degli altri.
Se “Piccole donne” fosse ambientato nel nostro presente
La stessa presentazione editoriale gioca con un confronto particolarmente interessante: le “Piccole donne” sono diventate “Pecorelle smarrite”.
Non significa che Madeline Cash abbia semplicemente riscritto il romanzo di Louisa May Alcott. Il parallelismo funziona piuttosto come provocazione. Nel classico ottocentesco le sorelle March crescevano cercando una posizione personale all’interno di un sistema familiare e sociale riconoscibile. Potevano metterne in discussione le aspettative, ma quelle aspettative esistevano ed erano chiaramente identificabili. Nel mondo dei Flynn la situazione appare quasi capovolta.
La famiglia contemporanea raccontata da Cash vive in un’epoca nella quale molti dei vecchi modelli sono stati messi in discussione. Il matrimonio può essere aperto. Una relazione sentimentale può esistere interamente attraverso uno schermo. La religione cerca di confrontarsi con il progressismo. Gli adolescenti costruiscono la propria identità dentro spazi fisici e digitali contemporaneamente.
La libertà è aumentata, ma insieme alle possibilità è aumentata anche la difficoltà di scegliere.
Ed è forse qui che il titolo acquista un significato più interessante: essere “smarriti” non significa necessariamente avere perso una strada che prima conoscevamo. Può significare vivere in un mondo nel quale le strade possibili sono diventate talmente numerose da rendere difficile capire quale percorrere.
Genitori e figli cercano risposte alle stesse domande
Una delle caratteristiche più contemporanee della famiglia Flynn riguarda proprio la distribuzione dell’incertezza. Gli adulti non possiedono automaticamente le risposte mentre i ragazzi cercano di trovarle. Genitori e figlie sembrano piuttosto affrontare, in forme differenti, gli stessi interrogativi.
Quanto possiamo essere liberi senza ferire qualcuno? Quanto dobbiamo agli altri quando li amiamo? Una relazione diventa meno autentica se nasce attraverso uno schermo? E fino a che punto una scelta individuale rimane davvero individuale quando viviamo all’interno di una famiglia?
Bud e Catherine cercano di ridefinire il matrimonio mentre le figlie stanno ancora imparando che cosa possa significare amare qualcuno. Le due generazioni procedono così quasi parallelamente.
È una dinamica che rovescia una delle strutture più tradizionali del romanzo di formazione. Gli adulti non rappresentano necessariamente il mondo già costruito nel quale i giovani devono imparare a entrare. Anche loro stanno ancora cercando di capire come vivere.
Harper e il bisogno di trovare un ordine
È la dodicenne Harper a imprimere alla vicenda una svolta. Intelligente, inquieta e convinta che il mondo sia costituito da codici risolvibili, scopre nelle email di lavoro del padre alcune anomalie relative ai carichi che transitano attraverso il porto.
Quella che nasce dalla curiosità di una ragazzina diventa progressivamente qualcosa di più grande e trascina l’intera famiglia in una situazione pericolosa.
Il particolare è significativo anche sul piano simbolico. Harper vive in una famiglia nella quale quasi niente sembra possedere una definizione stabile, eppure è convinta che dietro il caos debba esistere un codice. Se lo si osserva abbastanza attentamente, pensa, deve essere possibile trovare una spiegazione.
Il mistero dei carichi del porto offre quindi alla ragazza qualcosa che la vita familiare non può darle: un problema che, almeno apparentemente, possiede una soluzione.
La famiglia disfunzionale è davvero un’eccezione?
L’ironia di Madeline Cash permette al romanzo di affrontare queste questioni evitando di trasformare i Flynn in un caso sociologico. Sono una famiglia assurda, contraddittoria e spesso esasperante, ma proprio la loro imperfezione finisce per renderli riconoscibili.
Dietro gli elementi più eccentrici rimangono infatti questioni antichissime. Genitori che non sanno se le proprie decisioni abbiano danneggiato i figli. Adolescenti convinti di comprendere l’amore mentre stanno appena iniziando a scoprirlo. Persone che desiderano contemporaneamente libertà e appartenenza.
Cambiano le forme attraverso cui queste tensioni vengono vissute. Il bisogno che le produce rimane sorprendentemente simile.
Forse è per questo che la famiglia continua a essere uno dei grandi laboratori della letteratura. Possiamo modificarne le strutture, contestarne le regole e inventare nuovi modi di stare insieme, ma rimane il luogo nel quale la nostra libertà incontra continuamente quella degli altri.
“Pecorelle smarrite”, un romanzo sulla libertà di essere imperfetti
Chiamare i Flynn “pecorelle smarrite” significa inevitabilmente evocare l’idea che da qualche parte esista un gregge e quindi una strada corretta dalla quale ci si possa allontanare.
Madeline Cash sembra interessata proprio a complicare questa convinzione.
Bud, Catherine, Abigail, Louise e Harper cercano ciascuno una maniera personale di stare nel mondo. Alcune delle loro decisioni producono conseguenze, altre sembrano assurde, altre ancora dolorose. Ma dietro ogni tentativo rimane lo stesso desiderio: trovare una forma di vita nella quale sentirsi liberi senza perdere completamente gli altri.
È forse questo che rende Pecorelle smarrite un romanzo profondamente contemporaneo. La famiglia Flynn non rappresenta un modello da seguire e nemmeno un esempio da condannare. Rappresenta qualcosa di molto più familiare: cinque persone che cercano di capire come volersi bene mentre nessuno ha più un manuale che spieghi loro come farlo.

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