,

Dal libro allo schermo, Harry Potter torna nel 2027: cosa cambierà nella nuova serie HBO rispetto ai film

Per una generazione intera Harry Potter ha il volto di Daniel Radcliffe. Hogwarts possiede le architetture viste nei film, il professor Piton parla con la voce e i gesti di Alan Rickman, Hermione è Emma Watson e perfino chi ha letto più volte i sette romanzi può ritrovarsi a immaginare la Sala Grande esattamente come…

Dal libro allo schermo, Harry Potter torna nel 2027: cosa cambierà nella nuova serie HBO rispetto ai film

Per una generazione intera Harry Potter ha il volto di Daniel Radcliffe. Hogwarts possiede le architetture viste nei film, il professor Piton parla con la voce e i gesti di Alan Rickman, Hermione è Emma Watson e perfino chi ha letto più volte i sette romanzi può ritrovarsi a immaginare la Sala Grande esattamente come l’ha costruita il cinema.

È questo il problema, ma anche la possibilità più affascinante, che attende la nuova serie televisiva di Harry Potter, attualmente prevista per il 2027: adattare nuovamente una saga letteraria che non ha mai smesso di essere popolare, ma che nel frattempo è diventata inseparabile dal proprio primo adattamento cinematografico.

Il nuovo progetto HBO non dovrà quindi soltanto portare i libri sullo schermo. Dovrà convincerci che esiste ancora qualcosa da vedere.

Harry Potter torna sullo schermo, ma questa volta diventa una serie

Il progetto nasce da una scelta apparentemente semplice: sostituire il tempo cinematografico con quello televisivo.

Gli otto film realizzati tra il 2001 e il 2011 dovevano trasformare sette romanzi, progressivamente sempre più lunghi e complessi, in lungometraggi destinati al cinema. Inevitabilmente qualcosa doveva scomparire.

La serie può partire da un principio diverso, perché dispone di molte più ore per raccontare la stessa storia e può permettersi ciò che un film difficilmente concede: fermarsi.

Non significa necessariamente che ogni pagina diventerà una scena, né che maggiore durata equivalga automaticamente a maggiore fedeltà. Significa però poter restituire alla saga qualcosa che negli adattamenti cinematografici si è progressivamente ridotto: la quotidianità di Hogwarts.

Le lezioni, i rapporti tra gli studenti, le vacanze, le partite di Quidditch, le conversazioni nelle sale comuni e tutti quei piccoli episodi che nei romanzi fanno percepire la scuola come un luogo realmente abitato.

La sfida della serie sarà quindi interessante proprio perché la fedeltà non si misurerà soltanto chiedendosi se un personaggio dimenticato dai film sia finalmente presente. Bisognerà capire se riuscirà a recuperare il ritmo della vita scolastica che costituisce una parte fondamentale dell’esperienza letteraria di Harry Potter.

Dal libro al cinema: che cosa avevamo perso?

Prendiamo Harry Potter e la Pietra Filosofale. Chris Columbus realizzò nel 2001 un adattamento molto vicino al romanzo, costruendo l’immaginario visivo sul quale avrebbe continuato a vivere l’intera saga cinematografica.

Procedendo con i libri, però, la questione diventa più complicata.

Il Calice di Fuoco supera abbondantemente la complessità narrativa dei primi volumi; L’Ordine della Fenice moltiplica personaggi, conflitti e sottotrame; Il Principe Mezzosangue contiene una parte considerevole della storia di Voldemort che il film riduce drasticamente.

Il cinema ha privilegiato la linea narrativa necessaria a portare Harry verso lo scontro finale. La televisione può recuperare ciò che esiste intorno a quella linea.

E proprio qui si trova probabilmente il motivo più interessante per tornare a Hogwarts.

La famiglia Gaunt, Pix e tutto quello che potrebbe finalmente arrivare sullo schermo

Esiste un Harry Potter che chi conosce soltanto i film non ha mai incontrato completamente.

C’è Pix, il poltergeist di Hogwarts, eliminato dalla saga cinematografica. C’è la storia più articolata della famiglia di Neville. C’è il rapporto tra Hermione e gli elfi domestici e la sua S.P.E.W., che nei romanzi permette anche di affrontare le contraddizioni sociali del mondo magico. Ma soprattutto esiste un Voldemort molto più complesso.

In Harry Potter e il Principe Mezzosangue, Silente accompagna Harry attraverso una serie di ricordi che ricostruiscono l’origine di Tom Riddle e della sua famiglia. I Gaunt, la discendenza di Salazar Serpeverde, Merope, Orvoloson e Orfin permettono di comprendere da dove provenga Voldemort e come la sua ossessione per il sangue puro nasca da una storia familiare segnata da violenza, miseria e ossessione genealogica. Gran parte di questo materiale è assente dal film del 2009.

Una serie può restituirgli spazio e, facendo questo, modificare persino il modo in cui percepiamo l’antagonista.

Nuovi Harry, Ron e Hermione

Il nuovo trio sarà composto da Dominic McLaughlin nei panni di Harry Potter, Arabella Stanton in quelli di Hermione Granger e Alastair Stout nel ruolo di Ron Weasley.

La scelta è significativa perché HBO non sta cercando di prolungare cinematograficamente la saga precedente, ma di ricominciare.

Il pubblico dovrà quindi accettare nuovi volti per personaggi che appartengono all’immaginario popolare da oltre vent’anni. Probabilmente sarà questa una delle prove più difficili del progetto: non tanto trovare interpreti capaci, quanto permettere loro di costruire personaggi indipendenti dalle performance precedenti.

E la soluzione potrebbe nuovamente arrivare dai libri.

Ron, per esempio, nei romanzi possiede caratteristiche che gli adattamenti cinematografici hanno talvolta trasferito a Hermione, mentre quest’ultima è più fallibile, ostinata e contraddittoria della versione cinematografica. Tornare al testo permetterebbe quindi ai nuovi interpreti di evitare una semplice imitazione.

Da Silente a Piton: anche gli adulti cambiano volto

Il cast adulto rende ancora più evidente la volontà di costruire una nuova interpretazione.

John Lithgow sarà Albus Silente, Janet McTeer interpreterà Minerva McGranitt, Paapa Essiedu sarà Severus Piton e Nick Frost vestirà i panni di Rubeus Hagrid. HBO ha inoltre annunciato Luke Thallon come Quirinus Raptor e Paul Whitehouse nel ruolo di Argus Gazza.

Sono personaggi sui quali pesa inevitabilmente la memoria cinematografica, soprattutto nel caso di Piton.

Alan Rickman ha reso il personaggio talmente iconico da influenzare retroattivamente persino l’immaginario legato ai romanzi. Eppure il Piton letterario presenta differenze importanti rispetto a quello cinematografico, a partire dall’età e da una durezza nei confronti degli studenti che i film hanno spesso attenuato.

La nuova serie potrebbe quindi fare qualcosa di più interessante che trovare “un nuovo Alan Rickman”: tornare a Severus Piton.

Lo stesso principio vale per Silente, McGranitt e Hagrid. Non sostituire gli interpreti precedenti, ma ripartire dai personaggi scritti.

Una Hogwarts diversa da quella che conosciamo?

Il castello di Hogwarts cinematografico è diventato Hogwarts. Lo ritroviamo nei videogiochi, nei parchi tematici, nel merchandising e nell’immaginario collettivo. Cambiarlo radicalmente significa intervenire su qualcosa che milioni di spettatori percepiscono ormai come familiare.

Ma riprodurlo identico porrebbe un’altra domanda: a cosa serve un nuovo adattamento?

La serie dovrà probabilmente trovare un equilibrio tra continuità e reinvenzione, mantenendo alcuni elementi visivi immediatamente riconoscibili e permettendo alla nuova Hogwarts di possedere una propria identità.

Perché una nuova trasposizione diventa davvero interessante quando permette di scoprire che lo stesso libro può generare immagini differenti.

Il progetto televisivo potrà raccontare anche il tempo

Alla guida creativa troviamo Francesca Gardiner come showrunner ed executive producer, mentre Mark Mylod figura tra gli executive producer e registi del progetto. La produzione ha scelto nuovamente Warner Bros. Studios Leavesden, luogo profondamente legato alla storia cinematografica del franchise.

Ma il passaggio dalla saga cinematografica alla serialità televisiva modifica qualcosa di ancora più importante della quantità di materiale adattabile: il rapporto con il tempo. Harry Potter nasce come storia di crescita.

Harry entra a Hogwarts a undici anni e ogni libro corrisponde sostanzialmente a un nuovo anno della sua vita. Il lettore cresce insieme a lui mentre la saga cambia gradualmente tono: la meraviglia infantile dei primi romanzi lascia spazio alla morte, alla discriminazione, alla propaganda, al controllo politico, alla paura e alla guerra.

Una serie costruita nel corso degli anni può rendere questa trasformazione particolarmente visibile. Non soltanto vedere gli attori crescere, come accadde già nei film, ma concedere a ogni fase della storia uno spazio narrativo più ampio.

Harry Potter non è soltanto la storia di Voldemort

Ed è forse questo il punto che potrebbe rendere la nuova versione davvero diversa.

Se si torna ai libri, Harry Potter racconta certamente la battaglia contro Voldemort, ma racconta anche come una società reagisce alla paura.

Il Ministero della Magia nega il ritorno del pericolo perché ammetterlo significherebbe mettere in crisi l’ordine esistente. La Gazzetta del Profeta contribuisce alla costruzione di una narrazione pubblica. Dolores Umbridge trasforma la scuola in un luogo di sorveglianza e disciplina. La purezza del sangue diventa uno strumento attraverso il quale stabilire chi abbia diritto ad appartenere alla comunità.

Accanto alla grande storia fantasy esiste quindi una storia politica e sociale che il maggiore spazio televisivo potrebbe far emergere con più chiarezza.

Hogwarts stessa non è soltanto il luogo nel quale imparare incantesimi. È il posto in cui Harry scopre per la prima volta cosa significhi appartenere a qualcosa e, crescendo, comprende che anche quel mondo possiede ingiustizie, pregiudizi e istituzioni fallibili.

Dal libro allo schermo, ancora una volta

La serie di Harry Potter non arriva perché i film siano stati dimenticati. Arriva nella situazione opposta: i film sono ancora amatissimi e perfettamente presenti nella cultura popolare. Per questo il confronto sarà inevitabile.

Ogni nuovo Silente verrà confrontato con Richard Harris e Michael Gambon, ogni Piton con Alan Rickman, ogni Hermione con Emma Watson. E il nuovo trio dovrà convivere con tre attori che per milioni di spettatori sono diventati inseparabili dai personaggi.

La possibilità più interessante, però, consiste proprio nel sottrarsi gradualmente a quel confronto.

Non chiedersi se Dominic McLaughlin possa diventare il nuovo Daniel Radcliffe, ma se possa diventare un altro Harry Potter, nato dalla stessa pagina eppure diverso.

È ciò che accade ai classici quando continuano a essere adattati. Sherlock Holmes, Dracula, Elizabeth Bennet o Amleto non appartengono a una sola interpretazione proprio perché ogni epoca torna ai testi e vi trova qualcosa di differente.

Harry Potter sta forse entrando per la prima volta in quella fase della propria storia culturale.

La serie è attesa su HBO Max⁠ nel 2027, mentre una data precisa di debutto non è stata ancora annunciata ufficialmente. HBO Max è oggi la piattaforma streaming che ospita la programmazione HBO. 

E forse il vero motivo per tornare a Hogwarts non sarà vedere di nuovo una storia che conosciamo già, ma verificare quanto di quella storia non abbiamo ancora visto.