“La spiaggia. E il mare.”
Alessandro Baricco apre “Oceano mare” con due immagini essenziali. Perché il mare, prima ancora di essere un paesaggio, è un tempo e basta tornare con la memoria in certi luoghi per accorgersene.
Chiavari è uno di questi. Non una destinazione per le vacanze, non una cartolina, ma una stagione della vita. Uno di quei luoghi che riportano a una villeggiatura lenta, quando da bambini l’estate non era un intervallo breve, ma un tempo dilatato, quasi sospeso. Un modo di stare nei posti che oggi sembra scomparso.
Viaggio culturale alla scoperta di Chiavari
Chiavari appartiene a quella Liguria che non sente l’esigenza di stupire e che, forse proprio per questo, appare meno spettacolare e più intima. Una città che non chiede di essere vissuta fugacemente, ma abitata.
E così, in questa dimensione, anche il tempo si allunga. Si ha la percezione di restare bambini più a lungo, mentre si impara, senza accorgersene, a diventare adulti.
Il tempo dilatato
Il lungomare è il punto in cui questa stagione prende forma. In estate Chiavari si allarga verso il mare. I bagni aperti diventano piccoli mondi paralleli: file di ombrelloni ordinati, asciugamani colorati stesi al sole e il rumore delle onde che si confonde con le urla dei bambini. E nell’aria, quasi sempre, il profumo della crema solare che resta sulle mani e sulla pelle. È una quotidianità leggera, spensierata, che non è ancora diventata memoria.
Poi arriva il tramonto e la luce cambia senza fretta. I locali si accendono uno dopo l’altro, la passeggiata si riempie di voci e di incontri che succedono senza bisogno di appuntamenti, perché ormai sono rituali. La pelle arrossata risalta sotto magliette bianche.
Il tempo quotidiano
La mattina a Chiavari non comincia dal mare. Comincia nei carruggi, il punto in cui Chiavari cambia temperatura. L’aria si fa più densa, più morbida. Come se la cittadina decidesse, a un certo punto della giornata, di parlare a voce bassa.
I carruggi sono la parte più popolare di questo tempo estivo.
Le case colorate, azzurri sbiaditi, gialli caldi, rossi consumati dal sale, tengono insieme la luce anche quando il sole non arriva direttamente. Qui la vita quotidiana si mescola ai villeggianti.
I bambini con il gelato in mano passano veloci tra le ombre dei portici. Poco più in là, gli anziani con le borse della spesa cercano il fresco appoggiandosi ai muri, come se la pietra potesse restituire un po’ di tregua al caldo.
E poi ci sono i luoghi che diventano abitudine. Il Bar de Filla, per esempio, è uno di quei luoghi che, con la continuità silenziosa della tradizione, sanno sempre come farti sentire a casa.
Infine il profumo del mare, che arriva comunque, anche quando non si vede.
Il tempo sospeso
Poi Chiavari si ritira. Non scompare, ma si sposta altrove, in una zona più silenziosa della memoria. Sono le ville, le case più appartate, i giardini che non si lasciano attraversare con fretta. Dietro i cancelli, la luce non è quella violenta del sole, o quella filtrata dei carruggi, ma quella domestica della vita autentica.
Questa è una parte della città che non appartiene al passaggio, ma alla permanenza. Al termine della stagione estiva, gli ombrelloni si chiudono, ma qui la vita rimane, meno chiassosa, come se si fosse spostata un passo più in là. Le ville Liberty e le dimore storiche non cercano turisti. Restano ferme, come se l’estate qui non arrivasse o non finisse mai.
Tra gli alberi e le facciate si ha la sensazione che Chiavari smetta di essere una successione di giorni, e diventi invece una continuità più morbida, quasi interiore. Un tempo che non si racconta mentre accade, ma molto dopo.
Magari lo si racconta da adulti. Quando, parlando della propria infanzia, tornano in mente quelle ville osservate col nasino premuto attraverso le sbarre di quei cancelli arrugginiti. Da bambini sembravano custodire un mistero.
“La realtà sfuma e tutto diventa memoria. Perfino tu, a poco a poco, hai cessato di essere un desiderio e sei diventato un ricordo.”
Alessandro Baricco, Oceano mare, Rizzoli, 1993
Forse è proprio questo che resta di Chiavari. Non un luogo da ricordare con precisione, ma una stagione della vita che continua a riaffiorare, ogni volta che il mare torna a chiamare la memoria.
