Il gotico prospera nei momenti di trasformazione, quando il mondo cambia più velocemente di quanto le persone riescano a comprenderlo. È accaduto alla fine del Settecento, quando le vecchie certezze dell’Europa iniziarono a vacillare, ed è accaduto di nuovo nel nostro tempo.
Negli ultimi anni il gotico è tornato ovunque. Nei romanzi che conquistano i lettori più giovani, nelle serie TV, nel cinema horror d’autore, nella moda dark academia, nelle fotografie che invadono Instagram e persino nell’estetica di molti contenuti social. A prima vista potrebbe sembrare una semplice tendenza estetica, un ritorno di castelli nebbiosi, candele accese e biblioteche polverose. In realtà sta succedendo qualcosa di più profondo.
Il successo del gotico racconta il bisogno di dare una forma alle inquietudini contemporanee. Per capire perché questo immaginario sia tornato così potente bisogna guardare meno ai fantasmi e più alla società in cui viviamo.
Il gotico nasce quando il mondo cambia
Quando nel 1764 venne pubblicato “Il castello di Otranto” di Horace Walpole, considerato il primo romanzo gotico della storia, l’Europa stava entrando in una fase di trasformazione radicale. La modernità avanzava, la razionalità illuminista sembrava destinata a spiegare ogni cosa e proprio per questo emerse il bisogno di raccontare ciò che sfuggiva alla ragione.
Il gotico è sempre stato il luogo delle contraddizioni. Da una parte il progresso, dall’altra la paura. Da una parte la luce, dall’altra le ombre.
Nei secoli successivi questo immaginario ha assunto forme diverse. I castelli sono diventati ville decadenti, i fantasmi si sono trasformati in vampiri, i mostri hanno assunto il volto della scienza incontrollata o della follia. Eppure la funzione è rimasta la stessa: raccontare ciò che una società teme di affrontare apertamente.
Per questo il gotico non scompare mai davvero. Rimane in attesa dei momenti in cui le persone sentono che qualcosa sta cambiando e che il futuro appare più inquietante che rassicurante.
Le nostre paure non sono più quelle di ieri
I lettori dell’Ottocento temevano il soprannaturale, le maledizioni familiari, le presenze che si nascondevano nell’oscurità. Oggi i nostri timori sono diversi.
Temiamo l’isolamento sociale, la precarietà economica, il cambiamento climatico, la perdita di controllo sulle nostre vite, l’impatto della tecnologia e l’impressione che il mondo stia diventando sempre più difficile da interpretare.
Il gotico contemporaneo ha capito perfettamente questa trasformazione.
Per questo motivo i mostri di oggi raramente hanno zanne o mantelli. Molto più spesso assumono la forma di famiglie disfunzionali, città degradate, relazioni tossiche, segreti tramandati per generazioni e traumi che continuano a influenzare il presente.
Le storie gotiche moderne ci ricordano che i fantasmi più spaventosi non arrivano dall’aldilà. Vivono già accanto a noi.
Dal dark academia a Mariana Enriquez
Uno dei fenomeni culturali più interessanti degli ultimi anni è stato il successo del dark academia. Nato sui social e diventato rapidamente un’estetica globale, questo movimento mescola letteratura classica, università prestigiose, atmosfere malinconiche e una costante presenza dell’ombra.
Dietro l’apparenza romantica di biblioteche antiche e giacche di tweed si nasconde una sensibilità profondamente gotica. Il dark academia parla di ambizione, isolamento, ossessione e desiderio di appartenenza. In altre parole, racconta molte delle inquietudini che caratterizzano la vita contemporanea.
Anche la letteratura ha seguito questa direzione. Autrici come Mariana Enriquez hanno trasformato il gotico in uno strumento per raccontare le ferite sociali, le disuguaglianze e i fantasmi della storia. Le sue storie dimostrano che il soprannaturale può diventare un modo per parlare del presente con una forza che il realismo, da solo, fatica a raggiungere.
Il gotico non è tornato per nostalgia. È tornato perché continua a essere uno dei linguaggi più efficaci per raccontare il nostro tempo.
Le case infestate siamo noi
Esiste un elemento che collega gran parte del gotico contemporaneo. La casa.
Nel passato era il castello infestato. Oggi può essere una villetta di periferia, un appartamento apparentemente normale o una dimora di famiglia piena di segreti.
La casa rappresenta il luogo in cui conserviamo la memoria. È il contenitore delle nostre relazioni, dei conflitti, dei ricordi e delle ferite che preferiremmo dimenticare.
Per questo molte opere contemporanee trasformano gli edifici in organismi vivi, quasi fossero estensioni psicologiche dei personaggi.
Le pareti custodiscono ciò che non viene detto. Le stanze nascondono verità che nessuno vuole affrontare. Le presenze soprannaturali diventano metafore di colpe, traumi e paure.
Nel gotico contemporaneo la casa infestata non è più soltanto un luogo. È una condizione dell’anima.
Perché continuiamo ad amare il buio
Il successo del gotico potrebbe sembrare paradossale. In un’epoca che celebra la trasparenza, la velocità e la connessione permanente, perché continuiamo a essere attratti dalle ombre?
Forse perché il gotico svolge una funzione che altre forme narrative non riescono a svolgere con la stessa efficacia.
Ci permette di guardare in faccia le nostre paure senza esserne travolti.
Attraverso fantasmi, mostri e luoghi inquietanti possiamo esplorare ansie che altrimenti rimarrebbero senza nome. Possiamo affrontare il senso di perdita, l’incertezza e la fragilità che accompagnano la vita contemporanea.
Il gotico non offre soluzioni. Non promette finali rassicuranti. Ci ricorda però che le paure fanno parte dell’esperienza umana e che ignorarle non le farà scomparire.
Forse è proprio questa la ragione per cui continua a tornare. Ogni generazione costruisce i propri mostri, ma il bisogno di raccontarli rimane sempre lo stesso.
E finché esisteranno ombre dentro di noi, continueremo a cercarle anche nei libri.
Questo, secondo me, è molto vicino alla direzione “nuovo Libreriamo”: non una lista, ma un fenomeno culturale spiegato attraverso letteratura, società, arte e immaginario. Il romance lo farei ancora più forte, perché lì si può parlare di BookTok, solitudine contemporanea, relazioni e bisogno di speranza.
