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“Due spicci”, la nuova serie di Zerocalcare racconta la crisi dei quarant’anni e la paura che l’amicizia non basti più

“Due spicci” segna probabilmente il momento più fragile, malinconico e personale del percorso narrativo di Zerocalcare. Dopo il successo enorme di “Strappare lungo i bordi” e “Questo mondo non mi renderà cattivo”, Michele Rech torna infatti su Netflix con una nuova serie animata che sembra abbandonare almeno in parte il tono più ironico e caotico…

“Due spicci”, la nuova serie di Zerocalcare racconta la crisi dei quarant’anni e la paura che l’amicizia non basti più

“Due spicci” segna probabilmente il momento più fragile, malinconico e personale del percorso narrativo di Zerocalcare. Dopo il successo enorme di “Strappare lungo i bordi” e “Questo mondo non mi renderà cattivo”, Michele Rech torna infatti su Netflix con una nuova serie animata che sembra abbandonare almeno in parte il tono più ironico e caotico dei lavori precedenti per affrontare qualcosa di ancora più doloroso: la sensazione che crescere significhi anche accettare che non sempre ci si salva insieme.

La serie arriverà il 27 maggio 2026 con otto episodi e riporterà al centro l’universo narrativo ormai iconico creato da Zerocalcare: Rebibbia, l’Armadillo, gli amici storici, la precarietà economica, l’ansia cronica e quella malinconia generazionale che negli ultimi anni ha reso il fumettista romano una delle voci più riconoscibili della cultura italiana contemporanea.

Ma “Due spicci” sembra avere qualcosa di diverso rispetto alle serie precedenti. Più stanchezza, più paura del tempo che passa e soprattutto una domanda che attraversa continuamente il racconto: cosa succede quando l’amicizia, da sola, non riesce più a sistemare le cose?

Zerocalcare e il racconto di una generazione cresciuta nella precarietà

Negli ultimi dieci anni Zerocalcare è diventato molto più di un fumettista. Attraverso graphic novel, serie animate e interventi pubblici, è riuscito a raccontare in modo estremamente riconoscibile il disagio emotivo e sociale di una generazione cresciuta tra precarietà economica, senso di colpa politico, ansia cronica e incapacità di immaginare davvero il futuro.

Le sue storie hanno sempre funzionato perché univano ironia, cultura pop, autobiografia e riflessione politica senza mai perdere autenticità emotiva. L’Armadillo, doppiato ancora una volta da Valerio Mastandrea, è diventato negli anni quasi il simbolo collettivo dell’ansia contemporanea.

Con “Due spicci”, però, il tono sembra cambiare leggermente. Durante la presentazione al Salone del Libro di Torino, Zerocalcare ha definito la serie “crepuscolare”, spiegando di attraversare personalmente una fase esistenziale molto diversa rispetto al passato.

E questa trasformazione sembra riflettersi completamente nella nuova storia.

Una serie sulla crisi dei quarant’anni

In “Due spicci”, Zero e Cinghiale gestiscono un piccolo locale mentre cercano disperatamente di mantenere un equilibrio economico e personale sempre più fragile. Problemi finanziari, incomprensioni e nuove responsabilità iniziano progressivamente a incrinare il loro rapporto e la loro quotidianità.

La serie sembra allora voler raccontare qualcosa di molto preciso: il momento in cui l’età adulta smette definitivamente di sembrare provvisoria.

Nei lavori precedenti di Zerocalcare esisteva ancora una dimensione sospesa tra adolescenza prolungata e paura di crescere. Qui invece i personaggi sembrano improvvisamente costretti a fare i conti con il peso reale delle scelte, delle responsabilità e del tempo che passa.

È una sensazione molto riconoscibile per moltissime persone cresciute negli anni Novanta e Duemila: quella di essere arrivati ai quarant’anni senza aver mai davvero avuto il tempo o la possibilità di sentirsi “adulti”.

“Due spicci” sembra partire proprio da questa inquietudine

L’amicizia come rifugio e limite

Uno degli aspetti più interessanti della nuova serie è il modo in cui affronta il tema dell’amicizia.

Nelle opere precedenti di Zerocalcare il gruppo di amici rappresentava quasi sempre uno spazio salvifico, imperfetto ma essenziale per sopravvivere emotivamente alla realtà. In “Due spicci”, invece, emerge una consapevolezza molto più dolorosa: a volte volersi bene non basta davvero.

Lo stesso Zerocalcare ha spiegato durante il Salone del Libro che la serie nasce proprio dalla sensazione che alcune situazioni della vita non possano essere risolte semplicemente restando uniti.

È una riflessione estremamente adulta e malinconica.

Le amicizie raccontate nella serie non sembrano spezzarsi improvvisamente. Piuttosto si consumano lentamente sotto il peso delle difficoltà economiche, delle responsabilità personali e delle fragilità emotive che cambiano con il tempo.

Questo rende “Due spicci” probabilmente il progetto più emotivamente duro di Zerocalcare.

Coez e la colonna sonora della malinconia generazionale

A sottolineare ulteriormente il tono della serie arriva anche la collaborazione con Coez, che ha composto il brano originale “Ci vuole una laurea” per la colonna sonora.

La scelta appare perfettamente coerente con l’universo emotivo di Zerocalcare. La musica di Coez ha infatti raccontato per anni relazioni fragili, disillusione emotiva e senso di spaesamento generazionale.

Secondo le anticipazioni, la canzone riflette esattamente lo spirito della serie: precarietà, difficoltà nel diventare adulti e bisogno continuo di trovare un senso dentro vite che sembrano spesso andare in pezzi.

Il titolo stesso, “Ci vuole una laurea”, sembra quasi ironizzare sull’idea contemporanea secondo cui serva continuamente dimostrare qualcosa per essere considerati abbastanza.

Zerocalcare e Netflix: una delle collaborazioni più importanti dell’animazione italiana

Con “Due spicci”, Zerocalcare consolida ulteriormente il proprio rapporto con Netflix, diventando ormai una figura centrale dell’animazione italiana contemporanea.

“Strappare lungo i bordi” aveva sorpreso tutti nel 2021 riuscendo a trasformare il linguaggio del fumetto autobiografico italiano in una serie animata emotivamente potentissima. “Questo mondo non mi renderà cattivo” aveva poi ampliato ulteriormente il discorso sociale e politico.

“Due spicci” sembra invece puntare soprattutto sulla dimensione esistenziale.

Ed è probabilmente questa la sua sfida più interessante: raccontare una generazione che non vive più soltanto la precarietà economica, ma anche una profonda precarietà emotiva.

Perché “Due spicci” potrebbe essere la serie più importante di Zerocalcare

Molte storie contemporanee continuano a raccontare la giovinezza come spazio infinito, quasi eterno. Zerocalcare sembra invece voler affrontare qualcosa di molto più scomodo: il momento in cui ci si accorge che il tempo è passato davvero.

“Due spicci” appare allora come una serie sulla disillusione, ma anche sul tentativo disperato di restare umani dentro una vita che spesso sembra consumare tutto troppo velocemente.

Ed è forse proprio questo a rendere Zerocalcare così importante per il pubblico italiano contemporaneo. La sua capacità di raccontare ansie collettive senza trasformarle mai in slogan generazionali vuoti.

Dietro le battute, le citazioni pop e l’Armadillo, le sue storie continuano infatti a parlare di qualcosa di profondamente universale: la paura di sentirsi improvvisamente soli mentre il mondo continua ad andare avanti.