Questi tre saggi partono da epoche e prospettive diverse, ma finiscono per parlare della stessa cosa: il modo in cui la società ha costruito l’idea di femminilità, spesso cercando di disciplinarla, zittirla o renderla invisibile.
Streghe mandate al rogo perché troppo libere. Donne che camminano da sole per Londra trasformando una città in un’esperienza letteraria. Corpi femminili raccontati come qualcosa da nascondere, controllare o rendere produttivo.
Dalla caccia alle streghe raccontata da Giovanna Potenza fino alla riflessione contemporanea sul ciclo mestruale di Donatella Fiacchino, passando per la Londra osservata da Virginia Woolf, emerge un percorso che intreccia storia, letteratura, identità e libertà personale.
Sono libri perfetti per il pubblico giovane perché affrontano temi che oggi attraversano continuamente social network, dibattiti culturali e conversazioni quotidiane: il rapporto con il corpo, l’autonomia femminile, la percezione dello spazio pubblico, il controllo sociale e il diritto di esistere senza dover continuamente giustificare la propria presenza.
3 saggi sulle donne che parlano ancora al nostro presente
“Malefiche. Storia della caccia alle streghe in Italia” di Giovanna Potenza, Ponte alle Grazie
Per secoli ci hanno raccontato le streghe come figure oscure, creature pericolose da temere. Giovanna Potenza ribalta completamente questa narrazione e mostra come la caccia alle streghe sia stata, in realtà, uno dei più grandi strumenti di controllo sui corpi e sull’autonomia femminile.
“Malefiche” attraversa quattro secoli di persecuzioni, processi e roghi italiani. Dalle vallate alpine ai piccoli borghi rurali, il libro ricostruisce il modo in cui guarire con le erbe, assistere alle nascite o possedere conoscenze tramandate tra donne sia diventato improvvisamente una colpa.
La forza del saggio sta nel suo sguardo contemporaneo. Potenza non tratta la stregoneria come una curiosità folkloristica, ma come un meccanismo politico e sociale ancora attualissimo. L’accusa di stregoneria serviva infatti a disciplinare le donne considerate troppo indipendenti, troppo libere, troppo fuori controllo.
Il libro mette in luce qualcosa che colpisce soprattutto le nuove generazioni: il modo in cui il potere tenta spesso di trasformare la differenza in paura. Le “streghe” erano levatrici, guaritrici, donne sole, vedove, persone che occupavano uno spazio non previsto dall’ordine dominante.
Giovanna Potenza lavora su documenti inquisitoriali, archivi e testimonianze storiche con una scrittura accessibile ma intensa. E proprio questa combinazione rende “Malefiche” un saggio capace di parlare sia a chi ama la storia sia a chi cerca libri femministi che aiutino a comprendere il presente.
“Su e giù per le strade di Londra” di Virginia Woolf, traduzione di Giorgio Podestà, Graphe.itEdizioni
Virginia Woolf entra in una città per comprare una semplice matita. Da questo gesto apparentemente banale nasce uno dei testi più affascinanti mai scritti sul rapporto tra donne, spazio urbano e identità.
“Su e giù per le strade di Londra”, nuova traduzione italiana del celebre saggio “Street Haunting”, mostra una Woolf diversa da quella scolastica e distante spesso raccontata nei manuali. Qui la scrittrice diventa una flâneuse moderna che vaga anonima tra le strade londinesi osservando vetrine, persone, luci, dettagli e frammenti di vite sconosciute.
Il libro parla moltissimo anche al pubblico contemporaneo. Woolf riflette infatti sull’idea di invisibilità urbana, sul desiderio di perdersi nella folla e sulla possibilità di costruire identità diverse semplicemente attraversando una città.
Oggi dominato dai social network, dove ogni esperienza sembra dover essere continuamente esibita, il saggio di Woolf recupera il valore dell’osservazione silenziosa, della deriva urbana e dell’immaginazione.
Londra diventa così un luogo mentale prima ancora che geografico. Le strade si trasformano in racconti, le librerie in rifugi emotivi, le persone sconosciute in possibilità narrative.
La prefazione di Nadia Fusini e la nota critica di Marco Bosio aiutano inoltre a contestualizzare il rapporto profondissimo tra Virginia Woolf e gli spazi urbani, mostrando quanto la città sia centrale nella sua idea di letteratura.
È un libro breve, ma lascia addosso quella sensazione rara dei testi che continuano a espandersi nella mente anche dopo l’ultima pagina.
“Ciclica. Mestruazioni, corpi e società” di Donatella Fiacchino, Le Plurali
Il ciclo mestruale continua a essere uno degli argomenti più presenti nella vita quotidiana e contemporaneamente uno dei più censurati, ridicolizzati o ignorati. Donatella Fiacchino parte proprio da questa contraddizione per costruire un saggio lucidissimo sul rapporto tra mestruazioni, società e capitalismo.
“Ciclica” affronta il tema da una prospettiva psicologica, culturale e politica. Non parla soltanto del dolore fisico o delle patologie legate al ciclo, ma anche del linguaggio con cui le mestruazioni vengono raccontate, dell’iperproduttività che pretende di cancellarle e del marketing che trasforma il corpo femminile in un prodotto da normalizzare.
Il libro colpisce soprattutto perché evita ogni approccio paternalistico. Fiacchino non spiega il ciclo alle donne: restituisce dignità e complessità a un’esperienza continuamente banalizzata o resa invisibile.
Dentro il saggio trovano spazio il mondo del lavoro, lo sport, la religione, la scuola, la disforia di genere, la menopausa e la salute mentale. Tutto viene collegato da una domanda centrale: cosa succede quando la società pretende che i corpi siano sempre efficienti, performanti e silenziosi?
“Ciclica” riesce così a parlare anche alle nuove generazioni cresciute dentro una cultura della produttività costante, dove persino il dolore deve diventare invisibile per non disturbare.
La scrittura è chiara, accessibile, mai accademica. E proprio per questo il libro riesce a trasformare un tema spesso trattato come tabù in una riflessione collettiva sul corpo, sul tempo e sulla libertà di esistere senza vergogna.
