Il Salone del Libro lascia sempre dietro di sé una strana malinconia. Stand affollati, case editrici indipendenti da scoprire, romanzi presi in mano per caso e poi rimasti impressi nella memoria, libri che parlano d’amore, identità, dolore, amicizia, desiderio e sopravvivenza.
Fra memoir sconvolgenti, riscoperte letterarie americane, romance queer, romanzi storici e storie che interrogano il presente, alcune uscite meritano di essere recuperate anche dopo la fine dell’evento torinese.
7 libri da recuperare se li hai persi al Salone del libro
“Us, After. Un memoir sull’amore e sul suicidio” di Rachel Zimmerman, tradotto da Teresa Gallicchio, Controversi Edizioni
Rachel Zimmerman parte da una domanda impossibile: come può una persona amata scegliere di morire lasciando dietro di sé una famiglia, delle figlie, una vita apparentemente stabile? Ma “Us, After” non cerca risposte semplici, né consolazioni immediate. Affronta invece il lutto come un territorio frammentato, fatto di ossessioni, sensi di colpa, ricordi e tentativi disperati di comprendere ciò che forse non può essere compreso fino in fondo.
Il marito della protagonista, professore di robotica al MIT, si getta da un ponte senza lasciare spiegazioni capaci di contenere davvero il peso del gesto. Da quel momento Zimmerman trasforma il dolore in indagine narrativa. Intervista esperti, medici, sopravvissuti al suicidio, ma soprattutto scandaglia se stessa, il matrimonio, la maternità e il modo in cui costruiamo l’immagine pubblica della felicità.
La forza del memoir sta proprio nella lucidità con cui affronta il trauma. Non c’è compiacimento, ma un bisogno quasi fisico di nominare l’assenza. Rachel Zimmerman scrive come chi cerca di rimettere insieme i frammenti di una casa crollata, sapendo che alcune crepe resteranno visibili per sempre.
Controversi Edizioni continua così a portare in Italia testi che affrontano identità, dolore e relazioni senza addolcirli, mantenendo una linea editoriale precisa e coraggiosa.
“Bright I Burn” di Molly Aitken, tradotto da Teresa Gallicchio, Controversi Edizioni
L’Irlanda medievale di Molly Aitken è un luogo duro, sospettoso, governato dalla paura del potere femminile. Alice Kyteler, protagonista del romanzo, entra nella storia come la prima donna documentata in Irlanda a essere accusata di stregoneria, ma “Bright I Burn” evita la strada più semplice del romanzo storico tradizionale.
Aitken costruisce invece il ritratto feroce di una donna che rifiuta di vivere nella sottomissione. Alice osserva la madre consumarsi sotto il peso delle aspettative sociali e decide che non farà la stessa fine. Vuole denaro, autonomia, prestigio. Vuole esistere fuori dai confini concessi alle donne del suo tempo.
Il romanzo diventa così una riflessione potentissima su come la società reagisca davanti alle donne che occupano spazio, accumulano ricchezza o desiderano libertà. Le accuse di stregoneria assumono allora un significato profondamente politico: la “strega” è spesso soltanto una donna che ha smesso di obbedire.
L’atmosfera è cupa, quasi fangosa. L’Irlanda del XIII secolo emerge come un mondo attraversato da superstizione, controllo religioso e tensioni sociali. Eppure Alice resta magnetica, contraddittoria, viva. Non chiede al lettore di amarla, ma di guardarla davvero.
“Allora arrivederci” di Gavin Lambert, tradotto da Ilaria Oddenino, con prefazione di Marco Rossari
Hollywood, fine anni Sessanta. Gavin Lambert racconta una California sospesa tra sogno e disillusione, dove le persone sembrano recitare continuamente una parte anche nella vita privata.
“Allora arrivederci” è un romanzo che parla di identità liquide, desideri irrisolti e amicizie nate dentro un mondo artificiale. Attorno ai protagonisti gravitano sette pseudo religiose, attrici fantasma, matrimoni rumorosi, personaggi che si muovono come sonnambuli dentro ville assolate e party infiniti.
Lambert conosceva profondamente Hollywood. Era sceneggiatore, critico cinematografico, uomo immerso nell’industria culturale americana. E nel romanzo questa esperienza emerge in ogni pagina. Los Angeles appare come una città costruita sulle illusioni, dove il confine tra autenticità e performance si dissolve continuamente.
Il libro, pubblicato nel 1971 e mai arrivato prima in Italia, conserva ancora oggi una modernità impressionante. Parla di fama, alienazione e desiderio di appartenenza con uno sguardo che anticipa molta narrativa contemporanea.
La scrittura è elegante, sofisticata, ma attraversata da un’ironia malinconica. Tutti sembrano cercare qualcosa che non riescono a nominare davvero.
“Stare al gioco” di Fatima Daas, Fandango Libri
Fatima Daas racconta il liceo, la scrittura e il desiderio come territori di conflitto. Kayden Abad scopre di avere talento grazie alla sua insegnante, ma quel rapporto si trasforma progressivamente in qualcosa di ambiguo e pericoloso.
“Stare al gioco” affronta il tema della manipolazione emotiva e delle dinamiche di potere nel mondo educativo senza trasformarsi in un semplice romanzo di denuncia. Fatima Daas preferisce lavorare sulle contraddizioni interiori della protagonista, sulle sue fragilità, sul bisogno disperato di essere vista e riconosciuta.
Il libro parla anche di classe sociale, identità e adolescenza. Kayden cresce dentro un sistema scolastico che promette emancipazione ma spesso finisce per riprodurre violenze e gerarchie invisibili.
La scrittura di Daas resta asciutta, nervosa, intima. Ogni pagina sembra trattenere rabbia e desiderio allo stesso tempo. E proprio questa tensione rende il romanzo così forte.
“Giocare con il fuoco” di Charlie Cochet, Triskell Edizioni
Charlie Cochet mescola romance, suspense e dinamiche emotive con una costruzione narrativa perfetta per chi ama le storie di attrazione trattenuta e sentimenti che esplodono lentamente.
Saint è un ex Navy SEAL con una vita sentimentale devastata. Val è un ex vigile del fuoco che sogna tranquillità dopo anni passati nel caos. Costretti a lavorare insieme, i due si trovano intrappolati in una tensione continua fatta di desiderio, paura e vulnerabilità.
Il romanzo funziona soprattutto per il modo in cui costruisce i personaggi maschili. Non sono eroi invincibili, ma uomini segnati dal passato, incapaci di concedersi davvero all’amore.
Charlie Cochet lavora molto bene sul trope del forced proximity, ma sotto la superficie romance emerge anche un discorso sulla mascolinità contemporanea e sulla difficoltà emotiva degli uomini cresciuti dentro modelli rigidi.
“L’orribile Harry” di Lisa Henry e Sarah Honey, Triskell Edizioni
Harry guadagna soldi fingendosi il peggior fidanzato del mondo. Jack ha bisogno di una casa. Da questa premessa assurda nasce una commedia romantica irresistibile, capace però di affrontare anche temi più profondi come la solitudine, l’autostima e il bisogno di essere accettati.
Harry costruisce la propria identità sull’idea di non poter amare davvero. Interpreta un ruolo continuamente, trasformando il cinismo in una barriera protettiva. Jack invece è più istintivo, caldo, emotivo.
La convivenza tra i due genera situazioni ironiche e dialoghi brillanti, ma il cuore del romanzo resta la trasformazione emotiva dei protagonisti. Lisa Henry e Sarah Honey raccontano infatti il momento in cui una persona smette di considerarsi “sbagliata” e accetta finalmente la possibilità di essere amata.
“Forse tu” di Briar Prescott, Triskell Edizioni
Wren vive nascosto dietro regole precise e una solitudine attentamente controllata. Sutton Holland è il caos assoluto: arrogante, superficiale, provocatorio. Eppure dietro quell’atteggiamento esagerato si nasconde qualcosa di molto più fragile.
Briar Prescott costruisce un romance che gioca con il trope enemies to lovers ma lo usa soprattutto per parlare di pregiudizi, vulnerabilità e paura dell’intimità.
La relazione tra Wren e Sutton cresce lentamente, fra schermaglie, attrazione repressa e momenti di grande tensione emotiva. Sutton, in particolare, è uno di quei personaggi che sembrano insopportabili finché il lettore non intravede la ferita dietro la maschera.
“Forse tu” è il classico romanzo che parte come comfort read e finisce per colpire molto più a fondo del previsto.
