Maman, l’abbraccio eterno di Louise Bourgeois che celebra il mito materno

Scopri il ragno Maman di Louise Bourgeois: tra il mito di Aracne e memorie d’infanzia, un’opera monumentale che trasforma il legame materno in simbolo della condizione umana.

Maman, l’abbraccio eterno di Louise Bourgeois che celebra il mito materno

Louise Bourgeois è una leggenda nel mondo dell’arte e una delle sue opere più conosciute è “Maman” che è una figura di ragno. Iniziata nel 1999 e completata nel 2003, la scultura ha sempre attirato il e sorpreso il pubblico per la sua grandezza e per il suo simbolismo: si tratta infatti di una dedica ai poteri meravigliosi della maternità e della protezione, con il suo processo creativo basato sulla complicata relazione tra l’artista e la madre, che era una tessitrice.

Nata nel 1911 a Parigi, Bourgeois trascorse l’infanzia nella bottega di restauro di arazzi dei genitori, esperienza che segnò profondamente la sua arte. Nel 1938 si trasferì negli Stati Uniti, dove visse gran parte della sua vita. E’ stata la prima donna al mondo a ottenere un’esposizione al Moma di New York.

Le sue opere, realizzate fino a solo un anno prima della morte, nel 2010, non seguono nessuna corrente artistica o moda, ma sono il frutto di una sperimentazione lunga tutta la vita e raccontano la sua vita tormentata, disseminata di abbandoni e momenti di dolore.

Maman, la maternità come simbolo della condizione umana

Bourgeois affronta il tema della maternità in modo profondo e personale, trasformando le proprie esperienze familiari e i ricordi dell’infanzia in opere d’arte cariche di significato emotivo. Per l’artista la madre non è soltanto una figura affettuosa e protettiva, ma rappresenta anche fragilità, paura, dipendenza e forza, attraverso sculture, installazioni e tessuti, quest’immagine esprime ansie, ricordi e traumi personali e l’arte diventa quasi una forma di terapia e la maternità un simbolo della condizione umana: un legame forte e indispensabile, ma anche complesso e talvolta doloroso.

Questo tema emerge soprattutto nella celebre scultura Maman, che raffigura un enorme ragno. Anche se il ragno può apparire minaccioso, in realtà simboleggia la madre dell’artista, una donna paziente e intelligente che lavorava nel restauro di arazzi. Come il ragno tesse la sua tela, così la madre riparava i tessuti e proteggeva la famiglia.

“Ragno è un’ode a mia madre. – spiegò l’artista – Lei era la mia migliore amica. Come un ragno, mia madre era una tessitrice. […] Come i ragni, mia madre era molto intelligente. I ragni sono presenze amichevoli che mangiano le zanzare. Sappiamo che le zanzare diffondono malattie e sono quindi indesiderate. Quindi, i ragni sono utili e protettivi, proprio come mia madre”.

La scala della scultura supera i 30 piedi di altezza in alcune versioni ed è realizzata in bronzo, acciaio inox e marmo. I dettagli intricati delle zampe e del corpo del ragno richiedono un’artigianalità meticolosa, con ogni componente assemblato con cura per ottenere l’effetto desiderato.

Mentre la scultura originale “Maman” risiede nella collezione della National Gallery of Canada a Ottawa, esistono diverse altre versioni in tutto il mondo. Queste iterazioni sono state esposte in luoghi di rilievo come Londra, Tokyo e Seoul, ad assicurare che il messaggio di Bourgeois raggiunga un pubblico globale, invitato ad interagire con la scultura a un livello viscerale.

La madre ragno e il mito di Aracne

La figura della madre ragno nasce dal mito di Aracne, attraverso il simbolo della tessitura, attività tradizionalmente legata al mondo femminile. Aracne era una giovane dotata di un talento straordinario nel tessere e la sua abilità era così grande da spingerla a sfidare la dea Atena.

Nella società antica il telaio non rappresentava soltanto un lavoro domestico, ma anche la cura della famiglia e la trasmissione dei saperi da madre a figlia. Per questo la tela di Aracne può essere vista come simbolo del legame materno, fatto di pazienza, protezione e continuità tra le generazioni. Nel racconto delle Metamorfosi di Ovidio emerge anche un rapporto di contrasto tra la giovane e Atena, che assume quasi il ruolo di una figura adulta e autoritaria. La dea punisce l’orgoglio di Aracne trasformandola in un ragno, condannandola a tessere per sempre.

Questa trasformazione mantiene però vivo il significato del filo e della tela, che richiamano la creazione della vita e il legame profondo tra madre e figlio. Così il mito non parla solo della superbia umana, ma anche della forza creativa femminile e della continuità che unisce le generazioni.

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Photocredits: AndréLegault