Negli ultimi anni il nome di Goliarda Sapienza è diventato sempre più centrale nel panorama culturale italiano e internazionale. Dopo decenni di marginalizzazione editoriale, l’autrice de “L’arte della gioia” è stata finalmente riscoperta come una delle figure più rivoluzionarie del Novecento europeo. Libera, scandalosa, politica, profondamente anticonformista, Sapienza ha scritto libri che ancora oggi sembrano modernissimi.
Tra le sue opere più intense e meno convenzionali c’è “L’università di Rebibbia”, memoir nato dall’esperienza reale della scrittrice nel carcere romano di Rebibbia, dove finì dopo aver rubato alcuni gioielli durante un periodo di estrema difficoltà economica.
Da quel testo nasce “Fuori”, film diretto da Mario Martone e dedicato proprio a quell’esperienza umana e letteraria capace di cambiare profondamente lo sguardo dell’autrice sul mondo. Non si tratta semplicemente di una storia carceraria, ma di un racconto sulla libertà, sulla solidarietà femminile e sul modo in cui le persone escluse dalla società possano insegnare più della cosiddetta normalità.
Il titolo del film è già una dichiarazione poetica. “Fuori” non indica soltanto l’uscita dal carcere, ma anche la condizione esistenziale di Goliarda Sapienza, sempre esterna ai modelli culturali, politici e morali dominanti.
Dal libro allo schermo: L’università di Rebibbia al film Fuori
“L’università di Rebibbia”, di Goliarda Sapienza, Einaudi
“L’università di Rebibbia” è un libro breve ma potentissimo. Pubblicato postumo e diventato nel tempo uno dei testi più importanti della letteratura autobiografica italiana, racconta il periodo trascorso da Goliarda Sapienza nel carcere femminile di Rebibbia nei primi anni Ottanta.
L’autrice non descrive il carcere soltanto come luogo di privazione, ma come una vera scuola di umanità. Da qui nasce il titolo: Rebibbia diventa una “università” perché è proprio lì, tra detenute marginalizzate, prostitute, ladre e donne dimenticate dalla società, che Sapienza scopre una verità più autentica sull’esistenza.
La scrittrice osserva tutto con lucidità feroce ma anche con straordinaria empatia. Non idealizza il carcere, non nasconde la durezza della detenzione, eppure racconta anche qualcosa che nel mondo esterno sembra ormai quasi impossibile: la solidarietà spontanea tra esseri umani.
Nel libro emerge una riflessione fortissima sulla libertà. Per Sapienza il mondo “fuori” è spesso più ipocrita e oppressivo della prigione stessa. Dentro Rebibbia, paradossalmente, le persone appaiono più vere, meno costrette a fingere.
La sua scrittura è asciutta, ironica, profondamente politica senza mai diventare ideologica. Goliarda Sapienza riesce a trasformare un’esperienza traumatica in un’indagine radicale sulla società italiana, sulle classi sociali e sulla condizione femminile.
“Fuori”, diretto da Mario Martone
Con “Fuori”, Mario Martone porta sul grande schermo una delle opere più intime e radicali di Goliarda Sapienza. Il regista, da sempre interessato ai personaggi fuori norma e alle figure ribelli della cultura italiana, sembra trovare nella scrittrice siciliana un personaggio perfetto per il proprio cinema.
Il film prende ispirazione da “L’università di Rebibbia”, ma non si limita a una semplice trasposizione lineare del memoir. Da quanto emerso sulle prime anticipazioni, Martone costruisce un racconto più ampio sull’identità di Goliarda Sapienza e sul rapporto tra marginalità, libertà e creazione artistica.
L’universo carcerario diventa così uno spazio simbolico, quasi sospeso, dove si incontrano donne che il mondo ha deciso di espellere. Ed è proprio lì che nasce una forma di umanità diversa, più sincera e meno addomesticata.
Il cinema di Martone, spesso attento alla memoria culturale italiana, sembra perfetto per restituire l’ambiguità di Sapienza: intellettuale raffinatissima ma visceralmente legata agli emarginati, donna colta ma allergica alle convenzioni borghesi, scrittrice capace di attraversare politica, desiderio, povertà e libertà senza mai farsi rinchiudere in una definizione.
Goliarda Sapienza: da autrice dimenticata a icona culturale
Per molti anni Goliarda Sapienza è stata una figura quasi fantasma nella letteratura italiana. “L’arte della gioia”, oggi considerato uno dei grandi romanzi del Novecento, fu rifiutato dagli editori italiani e pubblicato integralmente solo dopo la morte dell’autrice.
La sua riscoperta internazionale ha cambiato completamente la percezione critica della sua opera. Oggi Sapienza è letta come una delle scrittrici più radicali e moderne della letteratura europea contemporanea.
Il successo internazionale delle sue opere ha contribuito anche a riportare attenzione su testi meno noti come “L’università di Rebibbia”, che possiede una forza narrativa e politica sorprendente.
Il libro parla infatti di carcere senza paternalismo. Sapienza non guarda le detenute dall’alto, ma si mette sul loro stesso piano. Non racconta “le altre”, racconta sé stessa insieme alle altre.
È proprio questo uno degli elementi più rivoluzionari della sua scrittura: l’abbattimento continuo delle gerarchie morali e culturali.
Perché questa storia è ancora attualissima
“L’università di Rebibbia” continua a colpire per la sua capacità di mostrare la complessità umana delle persone detenute.
Sapienza parla di povertà, esclusione sociale, solitudine femminile e sopravvivenza. Temi che oggi risultano persino più urgenti rispetto al momento in cui il libro venne scritto.
Il film “Fuori” potrebbe quindi riportare al centro del dibattito non soltanto la figura di Goliarda Sapienza, ma anche una riflessione più ampia sul modo in cui la società costruisce il concetto di normalità.
Chi è davvero “fuori”? Le detenute di Rebibbia o il mondo esterno pieno di convenzioni, ipocrisie e ruoli sociali imposti?
È questa la domanda che attraversa tutta l’opera di Sapienza e che probabilmente sarà centrale anche nel film di Martone.
Dal libro al cinema: il ritorno di una voce necessaria
Negli ultimi anni il cinema italiano ha mostrato un crescente interesse verso le grandi figure femminili della letteratura e della cultura. Ma Goliarda Sapienza rappresenta qualcosa di diverso rispetto a molte narrazioni biografiche tradizionali.
La sua vita non è stata ordinata, rassicurante o facilmente raccontabile. È stata attraversata da povertà, esclusione, psicanalisi, desiderio, radicalità politica e continua ricerca di libertà.
Per questo “Fuori”, non solo è stato premiato la sera dei David di Donatello 2026, infatti, Matilda De Angelis, ha vinto il premio come migliore attrice non protagonista, potrebbe diventare molto più di un semplice adattamento letterario. Potrebbe essere il film che restituisce definitivamente al grande pubblico la complessità di una scrittrice troppo a lungo ignorata.
E forse è proprio questo il motivo per cui l’opera di Goliarda Sapienza continua a parlare con tanta forza al presente: perché rifiuta ogni forma di addomesticamento. I suoi libri non cercano di confortare il lettore, ma di costringerlo a guardare la realtà senza filtri.
“L’università di Rebibbia”, oggi come allora, resta uno dei racconti più lucidi e sorprendenti sulla libertà umana. Anche quando quella libertà nasce nel luogo dove dovrebbe essere impossibile trovarla.
