“La virtù e la grazia”, un viaggio nella complessità dell’universo femminile nell’arte barocca

Alla Galleria Bper di Modena, la mostra “La virtù e la grazia” esplora l’universo femminile nel Barocco: tra sante ed eroine, l’arte del Seicento rivela donne come simboli di forza e resilienza.

“La virtù e la grazia”, un viaggio nella complessità dell’universo femminile nell’arte barocca

La mostra “La virtù e la grazia. Figure di donne nella pittura barocca” alla Galleria BPER di Modena fino al 28 giugno 2026 con ingresso gratuito propone un viaggio nella complessità dell’universo femminile, intrecciando arte, storia e immaginario sacro per raccontare come, nel Seicento, la figura della donna diventi il fulcro di un’estetica nuova e potente.

La virtù e la grazia

Attraverso una selezione di opere provenienti in gran parte dalla collezione di BPER Banca, arricchita da prestiti di importanti istituzioni e collezioni private, il percorso espositivo mette in luce il ruolo centrale che le immagini femminili assumono nella cultura visiva del tempo.

Il percorso incrocia arte, storia e immaginario sacro, concentrandosi sul periodo Barocco per esplorare come la figura della donna sia diventata, in quest’epoca, il fulcro di un’estetica nuova e potente. L’esposizione presenta una selezione di opere provenienti in gran parte dalla collezione BPER, arricchita da prestiti di prestigiose istituzioni del territorio e privati.

Sante, eroine o seducenti incantatrici

Da sempre le figure femminili sono per l’arte una fonte inesauribile di ispirazione. Attraverso il mito, la storia e il sacro, i pittori hanno esplorato le passioni e le ferite dell’animo umano, ritraendo la donna tra splendore estetico, fragilità quotidiana e forza morale. Sebbene presente fin dalle origini, è nel Seicento che la donna diventa protagonista assoluta.

Dalla purezza della Vergine alle eroine dell’antichità, dalle sante martiri alle peccatrici in cerca di redenzione, ogni volto si trasforma in un teatro di emozioni in cui il gesto privato diventa un modello di virtù universale. Il percorso della mostra è articolato in cinque sezioni tematiche che ci guidano attraverso l’evoluzione di questi archetipi, intrecciando la dimensione spirituale con quella profana indagando così la complessità dell’universo femminile oltre il semplice canone estetico. Sono esposti quadri da stanza di soggetto sacro e profano destinati a committenti privati e non a figurare sugli altari, quindi più liberi.

L’arco cronologico racchiude un secolo dal 11580 della Lucrezia di Ercole Setti al 1690 de il Ratto d’Europa di Domenico Piola Il visitatore e le visitatrici sono invitati a riscoprire le figure femminili non solo come icone di bellezza, ma come potenti simboli di resilienza e umanità che continuano a ispirare il nostro presente. Dalla purezza della Vergine alle eroine dell’antichità, dalle martiri cristiane alle figure segnate dal peccato e dalla redenzione, ogni volto diventa teatro di emozioni intense, in cui la dimensione privata si trasforma in esempio universale. I pittori del Seicento esplorano così le passioni, i conflitti e le fragilità dell’animo umano, restituendo immagini cariche di tensione, pathos e significato simbolico.

Un esempio: “Giuditta con la testa di Oloferne” di Giacomo Cavedone

Ne sono esempio in mostra donne fatali, martiri, dee e guerriere che esprimono una fisicità forte anche quando colte nel momento del pentimento come Maddalena o nel momento della morte come Clorinda, molestate come Susanna o sul punto di darsi la morte come Armida o guerriera come la leggendaria regina assira Semiramide e naturalmente “Giuditta con la testa di Oloferne” nella versione di Giacomo Cavedone. E’ uno dei soggetti più intensi e ricorrenti della pittura barocca, perché incarna perfettamente quella tensione tra violenza, virtù e dramma umano che caratterizza l’epoca.

La scena deriva dal racconto biblico del Libro di Giuditta: l’eroina ebrea Giuditta seduce il generale assiro Oloferne e, approfittando del suo sonno, lo decapita per salvare il proprio popolo. Nel contesto del Barocco, questo episodio diventa un vero teatro emotivo. Gli artisti ne colgono il momento più drammatico — prima, durante o dopo l’atto — per esaltare il contrasto tra la bellezza composta di Giuditta e la brutalità del gesto. Il risultato è un’immagine carica di tensione, dove il corpo femminile non è solo oggetto estetico, ma strumento di azione e potere.

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