“La ricreazione è finita”, il libro che aiuta a capire i Millennials

Scopri “La ricreazione è finita”, il romanzo di Dario Ferrari che esplora il precariato dei Millennials tra satira accademica e anni di piombo.

“La ricreazione è finita”, il libro che aiuta a capire i Millennials

E’ il tono scanzonato con cui affronta un tema serio a farci apprezzare la lettura del libro di Dario Ferrari “La ricreazione è finita“, pubblicato da Sellerio nel 2023. È la storia di Marcello, un trentenne viareggino, senza un lavoro stabile che cerca di prolungare in eterno la condizione di post-adolescente.

“La ricreazione è finita” di Dario Ferrari

Marcello resiste ai tentativi della storica fidanzata di costruire un legame stabile. Non sa esattamente cosa fare della sua vita. La sola certezza è che non vuole finire a occuparsi del bar di famiglia, come ha fatto il padre. A questa narrazione se ne sovrappongono altre, come in un gioco di scatole cinesi, unificate da un senso più profondo perché “ la ricreazione è finita” non è un gioco, ma la chiave di accesso al significato più profondo di tutti gli eventi, gli incontri e gli scontri affastellati nelle pagine del romanzo.

Il mondo accademico raccontato con ironia

A fare da sfondo è il mare di Viareggio che dà inconsistenza a ogni decisione, come se tutto fosse destinato a un’immobilità leggera e piacevole a un microcosmo di fatto di vite normali, di trentenni che piano piano si avviano a diventare adulti senza che la Storia li abbia mai messi alla prova.

Marcello, il protagonista, a differenza degli amici, è trattenuto da una potentissima forza di inerzia; non è l’eccessivo intellettualismo a determinare la sua riluttanza, ma una sorta di distanza da sé stesso, dalle proprie azioni, e dall’energia che muove ogni decisione.

Marcello non ricorda, non ha memoria; non sa di aver organizzato durante l’occupazione del proprio liceo un convegno su uno scrittore e ex terrorista, Tito Sella, che il professore e mentore Sacrosanti gli affida come argomento della propria tesi di dottorato. Solo Letizia, “Goldilocks”, la fidanzata tutto fare-parlare-organizzare, glielo ricorda, a confermare il suo ruolo di memoria esterna.

E così Marcello si trova a fare un dottorato e ad andare a Parigi a scartabellare l’“Archivio Sella” in cerca dell’ autobiografia perduta dell’autore, in cui trovare la verità sulla vita del terrorista. Ma è la vita dell’università raccontata dal di dentro la parte più interessante e sempre attuale : gli intrighi, le lotte di potere, le pretestuose contrapposizioni ideologiche, come funzionano i meccanismi di carriera, perfino come si scrive un articolo «scientifico» e come viene valutato. Il tutto raccontato con tono dissacrante.

Dal Duemila agli anni della lotta armata

La biografia di Sella, però, ricostruita sulla base delle fonti disponibili, presenta alcune lacune e incongruenze; Marcello si butta a capofitto in questa ricerca, come se trovare il bandolo dell’intrico delle vicende di Sella e della sua banda rivoluzionaria potesse compensare l’assoluta indifferenza con la quale guarda a sé. È qui che irrompe il secondo livello, o romanzo, di cui Tito Sella diventa il nuovo protagonista e ci ritroviamo nella Viareggio degli anni Settanta, al bar Crispi, dove quattro giovani, tra cui Tito, giocando a carte, dopo aver amaramente constatato che “Il Sessantotto è finito”, decidono per la lotta armata, l’azione violenta, la latitanza.

Si assiste dunque alla formazione del gruppo, alla definizione dei mezzi, dei fini, alla scelta dei membri e all’individuazione degli obiettivi e rispetto agli anni dieci del 2000 di Marcello, la Storia dirompe, la materia degli eventi si fa tragica, le decisioni sono irreversibili, i destini si compiono inesorabili. Marcello scrive così la sua traccia di percorso nella vita di Tito che culmina con il suo gesto più reale, effettivo: l’azione violenta, rischiarando così tutti gli eventi precedenti e mostrando una parabola di senso in cui Tito è identificato totalmente con quella decisione, e in quell’istante diventa se stesso.

Lo studio della vita e delle opere di Sella appassiona il protagonista a tal punto che scatta una sorta di identificazione con il terrorista-scrittore. Marcello è colpito dalla sua “disperazione” esistenziale più che dalle sue vicende politiche, peraltro molto verosimili. E va alla ricerca del senso che muove tutto questo e lo ritrova in un finale spiazzante dove cade ogni ingenuità : “la ricreazione è finita”.

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