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Notre dame de Paris: quando il palco si svuota e resta solo la storia

Prodotto da David Zard e con le musiche di Riccardo Cocciante, Notre Dame de Paris si è imposto negli anni come uno degli spettacoli più seguiti dal pubblico. Scopri quando vederlo a teatro.

Notre dame de Paris quando il palco si svuota e resta solo la storia

Buio. Un occhio di bue illumina Gringoire, cantastorie solitario che con la sua voce trasporta lo spettatore dall’Arcimboldi di Milano, al “Tempo delle cattedrali” con Notre dame de Paris: il medioevo narrato da Victor Hugo fatto di gargoyle, lotte tra classi sociali e amori impossibili.

Pian piano la scena si illumina e compare sullo sfondo la cattedrale di Notre Dame, unico grande e vero elemento scenografico del musical. Solo le campane, dalle quali il gobbo segue appassionato le vicende di Esmeralda, fanno da contraltare al minimalismo della scenografia.

Perché questa è una storia d’amore dove gli orpelli non servono. Non ci sono dialoghi: la vicenda è affidata a danze, canti e movimenti. Le parole sono superflue.

Notre dame de Paris: il ritorno di uno dei musical più visti al mondo

Prodotto da David Zard, con l’adattamento italiano di Pasquale Panella sui testi di Luc Plamondon e le musiche di Riccardo Cocciante, Notre Dame de Paris si è imposto negli anni come uno degli spettacoli più seguiti dal pubblico.

Era il 2002 quando debuttò in Italia. Da allora ha superato i 2 milioni di spettatori, mantenendo nel tempo una presenza costante nei teatri.

Dopo il ritorno sul palco del Teatro degli Arcimboldi, lo spettacolo sarà nuovamente in scena a Milano anche dal 18 al 28 giugno.

Una storia senza tempo

L’amore: cantato, interpretato, danzato è il fulcro del musical. È attorno a Esmeralda, giovane e carismatica gitana, capace di attirare a sé desideri opposti, che il sentimento prende forma: quello leggero e superficiale di Febo, capitano delle guardie; quello tormentato di Frollo, diviso tra fede e passione; quello puro e assoluto del Gobbo di Notre Dame, dolce reietto della storia e della società.

Il sentimento che viene portato in scena da un cast d’eccezione mostra le sue varie sfaccettature: con Febo è energico e passionale, con Frollo malato e ossessivo e con Quasimodo puro e innocente. Ogni sua emanazione prende vita in luoghi specifici, quasi come se gli spazi si animassero assumendo le personalità dei protagonisti.

La locanda, anonima, ospiterà l’amore leggero di Febo; l’ufficio di Frollo darà forma ai suoi deliri ossessivi, mentre la cattedrale di Notre Dame, casa e difesa di Quasimodo, si ergerà a custodia di un amore puro e innocente.

La formula del successo

Il successo planetario dello spettacolo spinge a chiedersi quale sia il segreto che leghi un pubblico eterogeno e variegato da così tanto tempo.

Colpisce indubbiamente la qualità dello spettacolo, la professionalità del cast, la potenza della storia, ma probabilmente l’aspetto più significativo è la “popolarità” del racconto.

E per popolarità non si intende la fama del romanzo, bensì i sentimenti del popolo: amore, passione, razzismo, invidia e ossessione.

Questo spettacolo moderno, con minimalismo e poesia porta in scena l’umanità, dalla sua bassezza ai suoi apici, verso i quali anelano le guglie della cattedrale.

Nei suoi personaggi è facile riconoscersi, fosse solo in una delle loro sfumature.

“Vivere per amare,
amare quasi da morire,
morire della voglia di vivere,
[…] con la voglia di vivere”.

Il potere dei gesti e della musica

Non c’è spazio per i dialoghi, le emozioni passano attraverso il canto e il ballo. Scena dopo scena, su un palco essenziale, con l’ausilio delle luci di scena prende vita la trama.

I brani di Cocciante sono il contrappunto di senso al vuoto degli spazi:

“In questo tempo delle cattedrali
La pietra si fa statua, musica e poesia
E tutto sale su verso le stelle
Su mura e vetrate
La scrittura è architettura”

La colonna sonora, per la sua vividezza, si è imposta fuori dal circuito teatrale partecipando al successo duraturo del musical.

Ogni dichiarazione di intenti dei personaggi è invece magistralmente raccontata dai salti acrobatici degli zingari, dai movimenti goffi e incerti di Quasimodo e da quelli leggiadri di Esmeralda. La potenza dei sentimenti e il tumulto della storia si incarnano con energia nel corpo di ballo.

Acrobazie sulle campane, scalate sulla facciata della cattedrale, sono i momenti del climax dell’impeto d’amore fino al triste epilogo, dove protagonisti resteranno solo la luce sui corpi esangui di Esmeralda e su quello ritorto dal dolore di Quasimodo, pronto a lasciarsi morire.

La vita sfugge dalle mani, ma non la promessa dell’amore.

“Balla, mia Esmeralda
Canta, mia Esmeralda
Al di là dell’aldilà
L’amore non saprà
Morire”

Buio. Cala il sipario.

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