Buio. Un occhio di bue illumina Gringoire, cantastorie solitario che con la sua voce trasporta lo spettatore dall’Arcimboldi di Milano, al “Tempo delle cattedrali” con Notre dame de Paris: il medioevo narrato da Victor Hugo fatto di gargoyle, lotte tra classi sociali e amori impossibili.
Pian piano la scena si illumina e compare sullo sfondo la cattedrale di Notre Dame, unico grande e vero elemento scenografico del musical. Solo le campane, dalle quali il gobbo segue appassionato le vicende di Esmeralda, fanno da contraltare al minimalismo della scenografia.
Perché questa è una storia d’amore dove gli orpelli non servono. Non ci sono dialoghi: la vicenda è affidata a danze, canti e movimenti. Le parole sono superflue.
Notre dame de Paris: il ritorno di uno dei musical più visti al mondo
Prodotto da David Zard, con l’adattamento italiano di Pasquale Panella sui testi di Luc Plamondon e le musiche di Riccardo Cocciante, Notre Dame de Paris si è imposto negli anni come uno degli spettacoli più seguiti dal pubblico.
Era il 2002 quando debuttò in Italia. Da allora ha superato i 2 milioni di spettatori, mantenendo nel tempo una presenza costante nei teatri.
Dopo il ritorno sul palco del Teatro degli Arcimboldi, lo spettacolo sarà nuovamente in scena a Milano anche dal 18 al 28 giugno.
Una storia senza tempo
L’amore: cantato, interpretato, danzato è il fulcro del musical. È attorno a Esmeralda, giovane e carismatica gitana, capace di attirare a sé desideri opposti, che il sentimento prende forma: quello leggero e superficiale di Febo, capitano delle guardie; quello tormentato di Frollo, diviso tra fede e passione; quello puro e assoluto del Gobbo di Notre Dame, dolce reietto della storia e della società.
Il sentimento che viene portato in scena da un cast d’eccezione mostra le sue varie sfaccettature: con Febo è energico e passionale, con Frollo malato e ossessivo e con Quasimodo puro e innocente. Ogni sua emanazione prende vita in luoghi specifici, quasi come se gli spazi si animassero assumendo le personalità dei protagonisti.
La locanda, anonima, ospiterà l’amore leggero di Febo; l’ufficio di Frollo darà forma ai suoi deliri ossessivi, mentre la cattedrale di Notre Dame, casa e difesa di Quasimodo, si ergerà a custodia di un amore puro e innocente.
La formula del successo
Il successo planetario dello spettacolo spinge a chiedersi quale sia il segreto che leghi un pubblico eterogeno e variegato da così tanto tempo.
Colpisce indubbiamente la qualità dello spettacolo, la professionalità del cast, la potenza della storia, ma probabilmente l’aspetto più significativo è la “popolarità” del racconto.
E per popolarità non si intende la fama del romanzo, bensì i sentimenti del popolo: amore, passione, razzismo, invidia e ossessione.
Questo spettacolo moderno, con minimalismo e poesia porta in scena l’umanità, dalla sua bassezza ai suoi apici, verso i quali anelano le guglie della cattedrale.
Nei suoi personaggi è facile riconoscersi, fosse solo in una delle loro sfumature.
“Vivere per amare,
amare quasi da morire,
morire della voglia di vivere,
[…] con la voglia di vivere”.
Il potere dei gesti e della musica
Non c’è spazio per i dialoghi, le emozioni passano attraverso il canto e il ballo. Scena dopo scena, su un palco essenziale, con l’ausilio delle luci di scena prende vita la trama.
I brani di Cocciante sono il contrappunto di senso al vuoto degli spazi:
“In questo tempo delle cattedrali
La pietra si fa statua, musica e poesia
E tutto sale su verso le stelle
Su mura e vetrate
La scrittura è architettura”
La colonna sonora, per la sua vividezza, si è imposta fuori dal circuito teatrale partecipando al successo duraturo del musical.
Ogni dichiarazione di intenti dei personaggi è invece magistralmente raccontata dai salti acrobatici degli zingari, dai movimenti goffi e incerti di Quasimodo e da quelli leggiadri di Esmeralda. La potenza dei sentimenti e il tumulto della storia si incarnano con energia nel corpo di ballo.
Acrobazie sulle campane, scalate sulla facciata della cattedrale, sono i momenti del climax dell’impeto d’amore fino al triste epilogo, dove protagonisti resteranno solo la luce sui corpi esangui di Esmeralda e su quello ritorto dal dolore di Quasimodo, pronto a lasciarsi morire.
La vita sfugge dalle mani, ma non la promessa dell’amore.
“Balla, mia Esmeralda
Canta, mia Esmeralda
Al di là dell’aldilà
L’amore non saprà
Morire”
Buio. Cala il sipario.
