5 libri sull’India che devi assolutamente leggere se ti piace emozionarti
Scopri 5 libri sull’India che ti faranno emozionare e arricchiranno la tua conoscenza di questa affascinante nazione come l’India.

L’India non è soltanto un luogo geografico: è una stratificazione di storie, memorie, ferite e rinascite. È un continente emotivo prima ancora che fisico, capace di attraversare i secoli e di intrecciare destini individuali con la grande Storia, il mito con la realtà, l’intimità familiare con i traumi collettivi.
I romanzi ambientati in India, o che dell’India raccontano le eredità culturali, spirituali e politiche, hanno spesso una caratteristica comune: non lasciano indifferenti. Sono libri che chiedono al lettore di restare, di ascoltare, di attraversare il dolore senza scorciatoie, ma anche di riconoscere la potenza dell’amore, della memoria e della resistenza.
I cinque titoli che seguono raccontano l’India da prospettive diverse: dall’epopea storica alla saga familiare, dal realismo magico alla denuncia sociale, dalla ricostruzione coloniale alla contemporaneità. Sono libri che parlano di donne che cercano libertà, di famiglie spezzate, di corpi che portano i segni della storia, di legami che resistono anche quando tutto sembra crollare.
Se ami i romanzi che fanno male nel modo giusto, che restano addosso e continuano a parlare anche dopo l’ultima pagina, questi sono libri da non perdere.
5 libri sull’India che devi leggere se la ami e se vorresti visitarla
“La porta delle lacrime” di Abraham Verghese – Neri Pozza
Leggere “La porta delle lacrime” significa entrare in un romanzo-mondo, di quelli che non si limitano a raccontare una storia ma costruiscono un universo emotivo e morale complesso, stratificato, profondamente umano. Abraham Verghese intreccia medicina, spiritualità, amore e perdita in una narrazione ampia e avvolgente, che attraversa l’India, l’Africa e l’America seguendo il destino di due fratelli gemelli, Marion e Shiva.
La nascita dei due bambini, avvenuta in un ospedale di Addis Abeba e segnata dalla morte della madre, è già una ferita originaria che attraverserà l’intero romanzo. Cresciuti tra corsie, bisturi e silenzi, i gemelli sviluppano un legame profondo ma anche una rivalità dolorosa, destinata a esplodere nel momento in cui entrambi si innamorano della stessa donna. Da qui, la frattura: Marion fugge, Shiva resta. Due destini che si allontanano, ma che continuano a parlarsi attraverso l’assenza.
L’India, pur non essendo l’unica ambientazione, è una presenza costante, quasi simbolica: è la radice culturale e spirituale da cui tutto parte, il luogo dell’origine e della memoria, quello in cui le ferite non vengono mai davvero cancellate ma trasformate. Verghese utilizza la medicina come metafora potentissima: il corpo umano diventa il luogo in cui si inscrivono colpa, amore, tradimento e possibilità di redenzione. Ogni intervento chirurgico è anche un atto morale, ogni ferita una storia che chiede di essere ascoltata.
Lo stile è ricco, lirico, ma mai compiaciuto. La scrittura di Verghese sa essere minuziosa senza risultare fredda, emotiva senza diventare retorica. Il dolore non è mai spettacolarizzato, ma osservato con una pietà profonda, quasi sacrale. “La porta delle lacrime” è un romanzo che parla di perdono come unica possibilità di salvezza, ma senza illusioni: non tutte le ferite possono guarire, alcune possono solo essere riconosciute.
È un libro che richiede tempo e attenzione, ma che restituisce al lettore un’esperienza totalizzante. Un grande romanzo sul legame tra fratelli, sull’eredità del passato e sulla fragile bellezza dell’essere umani.
“Mille donne prima di noi”di Asha Thanki – Einaudi
“Mille donne prima di noi” è un romanzo che intreccia realismo magico, saga familiare e riflessione sul potere della memoria femminile. Asha Thanki costruisce una storia che attraversa generazioni e continenti, legando l’India del passato alla diaspora contemporanea attraverso un oggetto simbolico potentissimo: un arazzo capace di custodire ricordi e di intervenire sul tempo.
La protagonista, Ayukta, vive a Brooklyn ed è un’artista. Quando decide di rivelare alla moglie Nadya un segreto mai confessato, il romanzo si apre come una scatola di memorie stratificate: la storia della nonna Amla, cresciuta a Karachi e segnata dalla Partizione; quella della madre Arni, vissuta tra lotte politiche e disuguaglianze sociali; e infine quella di Ayukta stessa, sospesa tra eredità culturale e identità contemporanea.
L’India qui non è solo uno sfondo geografico, ma una presenza viva, che continua a parlare attraverso i corpi e le storie delle donne. Thanki racconta la trasmissione del trauma e dell’amore come un atto quasi artigianale, fatto di fili invisibili che legano passato e presente. L’arazzo, simbolo centrale del romanzo, è allo stesso tempo dono e maledizione: conservare la memoria significa anche farsi carico del dolore.
La scrittura è delicata ma incisiva, capace di passare dalla dimensione intima a quella storica senza forzature. “Mille donne prima di noi” è un romanzo profondamente politico senza essere didascalico, femminista senza slogan, emotivo senza ricatti. Parla di identità queer, di appartenenza, di eredità culturali complesse, mostrando come il passato non sia mai davvero concluso.
È una lettura che emoziona perché riconosce il valore della fragilità e della continuità. Un libro che racconta l’India attraverso le sue donne, le sue ferite e la sua capacità di trasformare il dolore in narrazione.
“L’età del male” di Deepti Kapoor – Einaudi
Con “L’età del male”, Deepti Kapoor firma un romanzo feroce, disturbante e magnetico, che mostra il volto più oscuro dell’India contemporanea. Ambientato a Delhi, il libro racconta un mondo dominato dal potere economico, dalla corruzione e dalla violenza sistemica, attraverso la storia della famiglia Wadia e di chi gravita intorno al loro impero.
Al centro del romanzo c’è Ajay, ragazzo di origini poverissime, che diventa tuttofare, guardia del corpo e vittima sacrificale dei Wadia. Attorno a lui si muovono personaggi ambigui, giornalisti, politici, imprenditori senza scrupoli. Kapoor costruisce una narrazione tesa, quasi cinematografica, in cui ogni scelta ha conseguenze irreversibili.
L’India che emerge da “L’età del male” è lontana da qualsiasi esotismo: è una metropoli brutale, diseguale, attraversata da una violenza che non è mai casuale ma strutturale. Il romanzo denuncia il legame tra ricchezza e impunità, mostrando come il potere si alimenti di corpi sacrificabili.
La scrittura è secca, incalzante, priva di consolazioni. Non ci sono eroi, solo sopravvissuti. Kapoor non chiede empatia facile, ma attenzione critica. È un libro che fa male perché non offre redenzione, ma proprio per questo risulta necessario.
“L’arte dell’henné a Jaipur” di Alka Joshi – Beat Bestseller
“L’arte dell’henné a Jaipur” è un romanzo di emancipazione femminile ambientato nell’India degli anni Cinquanta. La protagonista, Lakshmi Shastri, fugge da un matrimonio violento e costruisce una nuova vita diventando una delle più richieste artiste dell’henné di Jaipur.
Joshi racconta l’India postcoloniale attraverso il corpo delle donne, i loro desideri e le loro lotte. L’henné diventa simbolo di bellezza ma anche di potere: decorare i corpi significa raccontare storie, trasmettere sogni, creare legami. Quando il passato torna sotto forma del marito violento e di una sorellastra sconosciuta, Lakshmi è costretta a confrontarsi con ciò che ha cercato di dimenticare.
Il romanzo affronta temi complessi – violenza domestica, caste, indipendenza femminile – con una scrittura accessibile ma mai superficiale. “L’arte dell’henné a Jaipur” è una storia di resilienza, che mostra come la libertà sia un processo fragile, sempre minacciato, ma possibile.
“Mare di papaveri” di Amitav Ghosh – Einaudi
“Mare di papaveri” è il primo volume della Trilogia dell’Ibis e rappresenta uno dei più ambiziosi romanzi storici dedicati all’India coloniale. Ambientato nel 1838, il libro racconta il traffico dell’oppio tra India e Cina attraverso le vicende di un gruppo eterogeneo di personaggi imbarcati sulla nave Ibis.
Ghosh costruisce un affresco monumentale, in cui l’India è al centro di un sistema globale di sfruttamento e mescolanza culturale. Il romanzo dà voce a donne, schiavi, marinai, emarginati, mostrando come la Storia si costruisca anche attraverso chi solitamente resta ai margini.
La scrittura è ricchissima, polifonica, capace di restituire lingue, odori, gerarchie sociali. “Mare di papaveri” è un romanzo sull’identità, sulla perdita e sulla nascita di un mondo nuovo, nato dalla violenza ma anche dall’incontro.