Viaggio a Bordeaux, non solo città del vino ma culla della poesia del Medioevo
Non solo vino: scopri il fascino di Bordeaux in questo questo viaggio virtuale alla scoperta del valore culturale città, attraverso la sua storia che si incrocia con quella della regina Eleonora d’Aquitania

Le pietre di Bordeaux raccontano, in uno straordinario dedalo di strade e di palazzi, secoli di storia e di letteratura. E di grande bellezza: la città si adagia sulle rive della Garonna e coniuga una lunga tradizione mercantile, legata alla produzione di vino a un profilo architettonico ed urbanistico di rara armonia ed eleganza.
Alle origini di Bordeaux
Bordeaux è stata fondata in epoca romana, ma sono rimaste pochissime tracce, se non il percorso della lunghissima rue Saint Catherine che ricalca l’antico cardo: era l’antica Burdigala, un emporium vivissimo malgrado fosse circondato da mortifere paludi che sarebbero state bonificate secoli dopo. D’altra parte l’acqua è presente nelle antiche etimologie: Burdigala è un termine basco che unisce burdi (cioè palude) con gala (cioè rifugi) e la regione di cui è ancora oggi è capoluogo, l’Aquitania, fu così battezzata da Giulio Cesare nel De bello gallico in quanto “paese delle acque” e del vino: se ne parla nel Musèe d’Aquitane dove sono in mostra calici di vetro ed attrezzi usati per rifornire le legioni della preziosa bevanda.
Fra i coltivatori illustri dell’epoca tardoantica ci sarebbe stato anche il poeta Decimo Magno Ausonio, autore di un poema intitolato la Mosella in cui, pur incantato dal paesaggio germanico dolce e tranquillo, ricorda i floridi vigneti aquitanici che si specchiano nelle acque dorate della Garonna.
La rivoluzione di Eleonora d’Aquitania
Ma è nel Medioevo grazie ad Eleonora d’Aquitania che la città inizia a costruire la sua bellezza. Nata a Bordeaux, Aliènor è la donna più importante dell’epoca: regina di Francia a 15 anni e d’Inghilterra a 32. Madre di Riccardo Cuor di Leone e di Giovanni Senza Terra ed impavida protagonista di crociate, amori e storie.
Il nonno Guglielmo IX era padrone di mezza Francia, ma volle essere soprattutto poeta ed è considerato il capostipite dei trovatori, che introdussero una rivoluzione letteraria: l’amor cortese da cui discende il dolce Stil Novo e la poesia di Dante. A creare scalpore, come dice il medievalista George Duby, fu la scoperta, fuori dal quadro coniugale, di un nuovo rituale che codifica le relazioni affettive e carnali tra i due sessi.
Ed è in questo ambiente che si forma e si plasma Aliènor, con i suoi trovatori e con i suoi scandali: per vivacizzare l’atmosfera austera della corte Eleonora invita infatti giullari e trovatori, come il guascone Cercamon, brillante autore di canzoni, tenzoni, sirventesi, pastorelle, assai poco gradito al marito e ai severi dignitari di corte. La giovane segue il re nella seconda crociata molto criticata per la leggerezza dei suoi modi e del suo stesso abbigliamento, facendosi accompagnare dal trovatore Jaufré Rudel, oltre che da un ricco seguito, attraversando in lungo e in largo, per due anni e mezzo, i territori mediterranei, dall’impero bizantino all’Asia minore all’Italia.
Il testamento culturale di Eleonora
La vita di Eleonora è un’avvincente parabola, ricca di amori, avventure, colpi di scena che la vedono di volta in volta trionfatrice o vittima: le figlie – valga solo il caso di Maria di Champagne – non sono da meno della madre, di cui ripercorrono il cammino, favorendo la diffusione dell’arte e della poesia in altri territori e in altre corti europee. Eleonora muore ottantenne, nel 1204, dopo aver visto morire il marito e gran parte dei suoi figli, compreso l’amato Riccardo.
Il monumento funebre, nell’abbazia di Fontevrault, la ritrae severa e composta con un libro aperto tra le mani. L’immagine della cultura cortese, da lei amata, promossa e sostenuta, non potrebbe essere meglio rappresentata. Quel libro è di per sé l’oggetto reale e simbolico della nuova cultura cortese, il segno di una svolta decisiva nei difficili percorsi d’integrazione della donna, che studia, legge e scrive e dice di se stessa attraverso il linguaggio della poesia e dell’amore: la regina dei trovatori ha cancellato di fatto l’espressione secoli bui e lasciato in eredità l’ideale di armonia ed eleganza, che ancora si respira tra le strade di questa bella città.
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