Lidia Poët torna a lottare: la serie Netflix e il libro che raccontano la prima avvocata d’Italia

14 Aprile 2026

Dalla pagina allo schermo, “Lidia Poët. La prima avvocata” torna su Netflix con la nuova e ultima stagione che conclude la serie.

Lidia Poët torna a lottare: la serie Netflix e il libro che raccontano la prima avvocata d’Italia

Lidia Poët una donna che alla fine dell’Ottocento decide di diventare avvocata quando alle donne non era concesso nemmeno immaginarlo. Una figura che non si limita a infrangere una regola, ma scardina un intero sistema.

Oggi quella storia vive su due piani diversi ma complementari: da un lato il libro “Lidia Poët. La prima avvocata”, che restituisce con rigore e intensità il suo percorso reale; dall’altro la serie Netflix “La legge di Lidia Poët”, che ne reinterpreta la figura trasformandola in un’eroina contemporanea. Con la terza stagione in arrivo, questo dialogo tra realtà e narrazione si fa ancora più potente.

“La legge di Lidia Poët”: quando la storia diventa racconto contemporaneo

“Lidia Poët. La prima avvocata” e “La legge di Lidia Poët” raccontano la stessa storia da due prospettive diverse, ma con un punto in comune: la necessità. La necessità di raccontare una donna che ha aperto una strada, di ricordare quanto quella strada sia stata difficile. La terza stagione chiude un ciclo narrativo, ma lascia aperta una riflessione. Quanto siamo davvero cambiati?

Il libro: “Lidia Poët. La prima avvocata” di Ilaria Iannuzzi e Pasquale Tammaro

Il libro racconta la storia vera di Lidia Poët con uno sguardo che unisce precisione storica e tensione narrativa. Torino, 1881.

Una giovane donna si laurea in giurisprudenza e prova a entrare in un mondo che la respinge. Non per mancanza di talento, ma per una semplice, brutale verità: è una donna. Il testo segue passo dopo passo questa battaglia. Dall’iscrizione all’Albo, inizialmente concessa, fino alla sua revoca, quando la legge stabilisce che le donne non possono esercitare la professione forense. Un’umiliazione pubblica che diventa, però, il punto di partenza di qualcosa di più grande.

Il libro restituisce una società attraversata da tensioni profonde: progresso e conservatorismo, emancipazione e resistenza, diritti e paura del cambiamento. Attorno a Lidia si muove una vera e propria “polifonia di voci”, fatta di giornali, politici, giuristi e attiviste, tutti coinvolti in un dibattito che segna un passaggio storico fondamentale.

Una donna determinata, lucida, capace di trasformare l’ingiustizia in forza. Una figura che non cerca di adattarsi al sistema, ma lo mette in discussione.

La serie: “La legge di Lidia Poët” e la terza stagione

La serie Netflix prende questa storia e la reinterpreta in chiave più dinamica, trasformandola in un legal drama con venature crime e una forte identità visiva.

Con protagonista Matilda De Angelis, la serie ha conquistato pubblico e critica, diventando uno dei prodotti italiani più riconoscibili anche all’estero. La legge di Lidia Poët ha saputo mescolare ricostruzione storica e intrattenimento, mantenendo al centro la figura di una donna fuori dagli schemi.

La terza stagione, disponibile dal 15 aprile 2026, rappresenta il capitolo conclusivo della serie.  

La storia si sposta nel 1887, tra Torino e Roma, con Lidia sempre più vicina al riconoscimento legale, ma ancora immersa in un sistema che la ostacola. Al centro della stagione c’è un processo destinato a scuotere l’opinione pubblica: quello di Grazia Fontana, accusata di aver ucciso il marito.  

Ancora una volta, Lidia si trova a combattere non solo in tribunale, ma contro una mentalità radicata, fatta di giudizi già scritti e di ruoli imposti.

La serie continua così a lavorare su due livelli: quello investigativo, con casi sempre più complessi, e quello personale, con relazioni che si complicano, sentimenti che emergono e scelte che diventano sempre più difficili.

Riassunto delle prime due stagioni

Le prime due stagioni hanno costruito il percorso di Lidia partendo da una ferita. Nel 1883, la Corte d’appello di Torino annulla la sua iscrizione all’Albo degli avvocati, impedendole di esercitare solo perché donna.   Da quel momento, la sua vita cambia.

Lidia inizia a lavorare nello studio del fratello Enrico, continuando però a lottare per il riconoscimento dei suoi diritti. Ogni episodio la vede impegnata in un caso diverso, spesso legato a ingiustizie sociali, violenze, dinamiche di potere.

Parallelamente, la serie costruisce una dimensione più personale: il rapporto con il fratello, le tensioni familiari, le relazioni sentimentali, in particolare quella ambigua e intensa con il procuratore Fourneau e il legame con il giornalista Jacopo.

Nella seconda stagione, la narrazione si amplia. I casi diventano più complessi, le dinamiche politiche più evidenti, e la battaglia di Lidia assume una dimensione pubblica. Il suo obiettivo non è più solo personale: è collettivo.

 

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