Intervista a Rita Petruccioli: come rileggere i classici in chiave moderna attraverso il fumetto

Nell’intervista a Rita Petruccioli sul fumetto “Medea”, si parla di come l’autrice abbia scelto di spostare questa figura in un contesto inaspettato, quello della fantascienza. Non per allontanarla dal mito, ma per renderla ancora più leggibile oggi. Il risultato è un’opera che parla di potere, discriminazione, corpi e narrazioni dominanti, restituendo al personaggio una complessità…

Intervista a Rita Petruccioli: come rileggere i classici in chiave moderna attraverso il fumetto

Nell’intervista a Rita Petruccioli sul fumetto “Medea”, si parla di come l’autrice abbia scelto di spostare questa figura in un contesto inaspettato, quello della fantascienza. Non per allontanarla dal mito, ma per renderla ancora più leggibile oggi. Il risultato è un’opera che parla di potere, discriminazione, corpi e narrazioni dominanti, restituendo al personaggio una complessità spesso sacrificata.

Non è solo una figura della tragedia greca. È una frattura. Una donna straniera, potente, temuta, raccontata per secoli come mostro e madre assassina, ma anche come simbolo di ribellione, intelligenza e marginalità. Nata dalla penna di Euripide, Lei attraversa il tempo senza mai perdere la sua capacità di disturbare.

In questa intervista, l’autrice racconta il suo processo creativo, le scelte narrative e il modo in cui i classici possono ancora diventare strumenti per leggere il presente.

Intervista a Rita Petruccioli su “Medea”

Medea è uno dei personaggi più stratificati della tragedia classica: nel tuo lavoro sembra emergere meno come figura mostruosa e più come figura politica. Cosa sentivi che ancora non era stato detto su di lei?”

«Il mio obiettivo non era portare giustizia su un personaggio che da buona parte della letteratura viene descritto come un mostro, ma sviluppare quella parte della tragedia di Euripide in cui Medea, dialogando con il coro, denuncia la disuguaglianza di genere e la rabbia che ne deriva. Poi la rilettura di Christa Wolf ha ampliato questa visione politica, andando a erodere la mostruosità e restituendo invece la forza di Medea.»

“Quando si lavora su un mito così codificato, quanto pesa la tradizione e quanto invece hai sentito la libertà di tradirla?”

«L’unica infedeltà prevista era l’ambientazione fantascientifica. Per il resto si trattava di scegliere a quale versione essere fedele. A un certo punto ho smesso di consultare testi e ho ascoltato solo me stessa: è lì che Medea ha iniziato a riflettere la contemporaneità.»

“Spesso raccontata come l’altra, la straniera. Questa dimensione è ancora attuale?”

«Sì. Viviamo in un mondo che, anche quando non manifesta esplicitamente il razzismo, lo ha interiorizzato.»

“Hai scelto una dimensione da space opera: cosa ti permetteva questa trasposizione?”

«La fantascienza mi offriva libertà e una sospensione dell’incredulità maggiore. Rendere Medea un’aliena mi ha permesso di raccontare il concetto di straniera in modo più universale.»

“Nel fumetto emerge una riflessione sul ruolo delle donne e sul controllo dei corpi. È una figura di resistenza?”

«L’ho sempre vista come un personaggio di rottura. Non è più una figura solitaria, ma parte di una resistenza collettiva.»

“Secondo te Medea oggi farebbe ancora paura?”

«Sì. Fa paura a chi è succube di una narrazione piena di pregiudizi.»

“Il fumetto ti ha permesso di raccontare il mito in modo diverso?”

«È il mio linguaggio. Le immagini permettono di dire e non dire allo stesso tempo. In una scena, per esempio, ho mostrato Giasone enorme e Medea piccolissima: questo basta a raccontare il potere.»


“Il rapporto tra Medea e Giasone può essere letto come una dinamica di potere?”

«Le relazioni hanno sempre a che fare con il potere. All’inizio sono paritarie, poi a Corinto non lo sono più. Giasone sceglie di adeguarsi al sistema.»


“Perché continuiamo a tornare a Medea?”

«Perché è una storia affascinante e piena di punti scomodi, che colpiscono indipendentemente dalla versione.»

“Se Medea vivesse oggi?”

«I miti sono archetipi adattabili al presente. La mia Medea nasce anche da influenze contemporanee, come la storia di Mahsa Amini e i movimenti delle donne.»

“C’è una scena che ti ha messo in difficoltà?”

«Il ritrovamento del corpo di Apsirto. Trovare un equilibrio tra dolore e rappresentazione è stato difficile.»

“Medea, alla fine, va capita o temuta?”

«Va assolutamente capita.»

“Medea” di Rita Petruccioli, Bao Publishing 

“Medea” di Rita Petruccioli, pubblicato da Bao Publishing, è un’opera che dimostra quanto il fumetto possa essere uno strumento potente per rileggere i classici senza tradirli, ma anzi amplificandone il significato. La scelta di ambientare la storia in una dimensione da space opera non è un semplice espediente estetico, ma una precisa strategia narrativa.

Lo spazio diventa infatti il luogo ideale per estremizzare le dinamiche già presenti nel mito. Medea, qui, è ancora più chiaramente una straniera, un corpo che non trova collocazione all’interno di un sistema che la osserva e la respinge. In questo senso, il fumetto lavora con grande lucidità sulla dimensione politica del racconto, trasformando la tragedia individuale in una riflessione collettiva.

Il rapporto con Giasone è uno degli elementi più interessanti. Non è più solo una relazione sentimentale, ma un equilibrio che si spezza sotto il peso del potere e dell’integrazione sociale. Giasone incarna il sistema, la sua capacità di adattarsi e di sacrificare l’altro per mantenere il proprio ruolo. Medea, invece, resta irriducibile, e proprio per questo diventa una figura destabilizzante.

Dal punto di vista visivo, il lavoro di Petruccioli è estremamente efficace. Il fumetto non si limita a raccontare, ma costruisce senso attraverso le immagini. Il corpo di Medea, i contrasti di scala, la gestione dello spazio visivo diventano strumenti narrativi fondamentali. La scelta di non esplicitare tutto, ma di lasciare che alcune dinamiche emergano visivamente, rende la lettura più intensa e partecipativa.

L’ambientazione fantascientifica permette inoltre di rendere universale il tema della diversità. Medea non è più soltanto una straniera in senso geografico, ma diventa simbolo di tutte le alterità che la società fatica ad accettare. Questo spostamento consente al lettore di riconoscere dinamiche molto attuali, dal razzismo interiorizzato al controllo dei corpi, fino alle forme più sottili di esclusione.

Ciò che colpisce maggiormente è l’assenza di un giudizio definitivo. Medea non viene né giustificata né condannata. Rimane una figura complessa, attraversata da contraddizioni, capace di generare empatia e inquietudine allo stesso tempo. Ed è proprio in questa ambiguità che il fumetto trova la sua forza.

“Medea” è quindi molto più di una riscrittura. È un’opera che dimostra come i classici possano essere riattivati, messi in crisi e restituiti al presente con una nuova urgenza. Non per essere attualizzati superficialmente, ma per continuare a interrogare il nostro modo di vedere il mondo.