“Cuccette per signora”, un libro che profuma di femminismo senza averne l’intenzione

Scopri “Cuccette per signore”, un libro delicato che racconta tematiche femminili che attraversano ogni epoca, sullo sfondo dell’India contemporanea.

“Cuccette per signora”, un libro che profuma di femminismo senza averne l’intenzione

Su una bancarella spicca “Cuccette per signora”: una copertina esotica, carta spessa al tatto quando si sfogliano le prime pagine, e un sari rosso vivo, in primo piano, cattura subito l’attenzione di chi ama lasciarsi trasportare in luoghi e tradizioni lontane.

Già dalle prime pagine si capisce che il viaggio che si sta per compiere non sarà solo fisico, ma che, all’interno di una cuccetta di un treno notturno che attraversa l’India, il lettore vivrà il percorso emotivo di sei donne, lontane per età ed estrazione sociale, ma tutte ossessionate da una sola domanda:

“Può una donna restare single e felice, o ha bisogno di un uomo per essere completa?”

Cuccette per signora: il libro che racconta sei donne, ma ne rappresenta molte di più

Akhila è una donna di mezza età, single, che non ha mai potuto vivere la vita che desiderava perché intrappolata nei ruoli prima di figlia, poi di sorella e zia, sino al giorno in cui compra un biglietto ferroviario di sola andata per un paese lontano in riva al mare. Per la prima volta nella sua vita è sola e determinata a essere libera da tutto ciò che l’aveva confinata fino a quel momento.

In questa cuccetta per sole donne, Akhila conoscerà Janaki, moglie viziata e madre confusa; Margaret Shanti, insegnante di chimica sposata con un uomo insensibile e tiranno; Prabha Devi, una perfetta donna di casa; Sheela, una ragazzina di quattordici anni con la capacità innata di capire ciò che le altre non possono; Marikolanthu, la cui innocenza è stata distrutta da una notte di lussuria.

Tra queste donne, apparentemente diverse eppure così simili, durante il lungo viaggio nasce un’insolita vicinanza fatta di inattese confessioni, mentre fuori la locomotiva sferraglia.

Il ruolo della donna tra identità e libertà

Il libro, in questa storia corale sull’universo femminile, esplora temi profondi come l’identità femminile, l’indipendenza, il desiderio, il matrimonio e il ruolo della donna in una società ancora fortemente patriarcale. L’opera si contraddistingue per uno stile leggero e delicato che sa toccare vite e offrire prospettive completamente diverse, senza giudizi e moralismi, ma con la sola volontà di mettere in luce le storie dei personaggi.

Ne emerge così un quadro ben delineato dell’India dei primi anni 2000. Ma togliendo i sari, i paesaggi che si susseguono fuori dal finestrino, gli aromi e sapori tipici dell’oriente, quello che colpisce è come gli interrogativi che perseguitano Akhila fin da quando era bambina, il personaggio di punta, siano di fatto gli stessi dilemmi che caratterizzano il viaggio intrapreso da ogni donna nella propria vita.

Quando il femminismo supera le etichette

Per la sua introspezione sul ruolo femminile il libro fu etichettato come romanzo femminista in molte parti del mondo, ma la sua autrice Anita Nair, contravvenendo a qualsiasi aspettativa, si oppose a questa definizione. Il solo obiettivo rivendicato dell’autrice era quello di concedere alle donne il diritto di essere sé stesse, nessuna volontà politica o di rivalsa ha spinto la sua penna, ma il solo desiderio di offrire voce alle donne in un mondo che le vedeva, e le vede ancora, in lotta per il proprio spazio.

L’interrogativo degli interrogativi

Il libro, senza la pretesa di offrire soluzioni facili e lontano da qualsiasi romanticismo forzato, grazie alle prospettive dei suoi personaggi solleva una domanda centrale.

Arriverà un momento nella vita di ogni donna nel quale le verrà naturale chiedersi se sia corretto farsi amare rinunciando alla propria indipendenza o lottare per essa fino a sembrare di non aver bisogno di quell’amore, e l’autrice chiosa il dubbio in modo magistrale.

“Dov’è la via mediana, l’aurea mediocritas? Figlia vorrei saperlo. Vorrei che mia madre mi avesse detto quali sono le cose giuste da fare. O forse la verità è che non lo sapeva nemmeno lei”.

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