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Perché “Non scrivere di me” di Veronica Raimo è un libro necessario

Perché “Non scrivere di me” di Veronica Raimo è un libro necessario

Scopri il nuovo libro di Veronica Raimo, in cui l’autrice esplora il potere coercitivo della parola (e della sua negazione).

Perché Non scrivere di me di Veronica Raimo è un libro necessario

Esistono libri che leggiamo per trovare conferme e libri che leggiamo per essere messi in discussione. “Non scrivere di me“, l’ultimo attesissimo romanzo di Veronica Raimo edito da Einaudi, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. A pochi anni dal successo travolgente di “Niente di vero“, l’autrice romana torna in libreria con una storia che abbandona il tono del memoir familiare per addentrarsi in un territorio molto più scivoloso e disturbante: quello della violenza, del desiderio e delle zone grigie che abitano ogni relazione umana.

Non scrivere di me

La protagonista del romanzo è S., una donna che oggi fa la cameriera a Roma, vive una relazione tiepida con un uomo di nome Gionata e sembra aver rinunciato a ogni ambizione. Ma la sua apatia non è pigrizia: è una forma di resistenza, un “fermo immagine” esistenziale che dura da anni. Tutto ha avuto inizio quando S., giovane studentessa con il sogno della scrittura, ha incontrato Dennis May, un attore e regista dal fascino oscuro e maledetto.

Il romanzo si apre con una notizia che funge da detonatore: Dennis May è morto. Per il mondo è solo un trafiletto di cronaca, ma per S. è il finale sbagliato. La morte dell’uomo che l’ha amata, umiliata e infine violata, le toglie l’unica cosa che la teneva in vita: l’attesa di una spiegazione, di un gesto riparatore, o forse semplicemente di un’altra versione della storia.

Il divieto che diventa destino

Il titolo, “Non scrivere di me”, è un monito che Dennis rivolge a S. durante la loro frequentazione. È una frase paradossale: detta a una ragazza che vive con un quaderno in borsa e che cerca di tradurre il mondo in versi, suona come una condanna al silenzio. Come sottolineato in una recente analisi della RSI, questa interdizione non colpisce solo la creatività di S., ma la sua intera identità. S. smette di scrivere, e smettendo di scrivere, smette di abitare la propria vita.

Veronica Raimo esplora qui il potere coercitivo della parola (e della sua negazione). Dennis May non si limita a occupare il corpo di S.; occupa la sua narrazione, impedendole di diventare l’autrice della propria sofferenza.

La vittima imperfetta e lo scandalo del desiderio

Il cuore pulsante di questo libro, ciò che lo rende necessario e coraggioso, è la rappresentazione della cosiddetta “vittima imperfetta”. In un’epoca in cui il discorso pubblico sulla violenza di genere tende spesso a incasellare le esperienze in schemi rigidi e rassicuranti, Raimo sceglie la via della complessità.

S. non è la vittima che ci aspetteremmo. È una donna che prova ancora desiderio per l’uomo che le ha fatto del male, che ricorda con precisione estatica i momenti di piacere precedenti alla violenza e che rifiuta di trasformare il proprio trauma in un manifesto ideologico. Come spiega l’autrice nelle sue interviste, il desiderio non segue le regole della morale o del “corretto”. S. rivendica il diritto di essere ferita senza dover per forza essere “pura” o “esemplare”.

Perché leggere “Non scrivere di me”

Leggere questo libro significa accettare una sfida: guardare negli occhi la parte di noi che preferisce restare ferita piuttosto che guarire, perché la ferita è l’unica cosa che ci lega ancora a ciò che abbiamo perduto.

“Non scrivere di me” è un romanzo sulla libertà: non quella di andare avanti, ma quella, molto più difficile da confessare, di restare fermi a guardare le macerie della propria giovinezza, cercando tra i vetri rotti un barlume di verità che non sia stata ancora raccontata da nessun altro.

Con questo libro, l’autrice Veronica Raimo si conferma una delle voci più lucide e anticonformiste della nostra letteratura, capace di trasformare il silenzio imposto in un urlo narrativo di straordinaria potenza. E nonostante il titolo chieda di tacere, di questo libro siamo sicuri che in molti parleranno.