I versi di Marina Cvetaeva sugli indizi che lascia l’amore
Quelli che riportiamo in questo articolo sono i versi finali della poesia “Indizi”, di Marina Cvetaeva, che ha come soggetto la comparsa dell’amore.

I versi di Marina Cvetaeva tratti dalla poesia Indizi, contenuta nella raccolta L’amore è arco teso, concentrano in tre brevi linee una concezione ardente, fisica e assoluta dell’esperienza amorosa. È una dichiarazione intensa, quasi improvvisa, che mette al centro non la definizione astratta dell’amore, ma il suo manifestarsi come evento sonoro e corporeo, come scossa totale che attraversa l’essere.
«Riconosco l’amore dal boato
– dal trillo beato –
lungo tutto il corpo!».
Marina Cvetaeva e gli indizi dell’amore
Marina Cvetaeva, una delle voci più potenti della poesia russa del Novecento, ha vissuto un’esistenza segnata dall’esilio, dalla precarietà, da passioni estreme. La sua scrittura è sempre attraversata da tensioni radicali: amore e abbandono, desiderio e perdita, esaltazione e disperazione. In questi versi, l’amore non è un sentimento dolce o misurato, ma un fenomeno che esplode, che irrompe nella vita con la forza di un “boato”.
La parola “boato” è sorprendente. Non evoca delicatezza, ma fragore. È un suono improvviso, potente, quasi violento. L’amore, dunque, non si presenta come una carezza, ma come un’esplosione. Questo lessico rivela una concezione drammatica dell’esperienza amorosa: riconoscere l’amore significa sentirlo detonare dentro di sé. Non c’è gradualità, non c’è timidezza; c’è un impatto.
Subito dopo, però, Cvetaeva introduce un termine di segno apparentemente opposto: “trillo beato”. Il trillo è un suono leggero, acuto, spesso associato al canto degli uccelli o alla musica. Se il “boato” suggerisce potenza e profondità, il “trillo” richiama leggerezza e gioia. L’amore, quindi, contiene entrambi gli estremi: è fragore e canto, è tempesta e musica.
La presenza dei trattini – «– dal trillo beato –» – crea una sospensione ritmica. È come se il verso si aprisse e si richiudesse, incorniciando l’immagine sonora. Questo movimento grafico rafforza la percezione di un’esperienza che interrompe la linearità del discorso. L’amore non si inserisce dolcemente nel flusso della vita: lo spezza, lo trasforma.
Ma l’elemento più significativo è l’ultimo verso: «lungo tutto il corpo!». L’amore non è confinato nella mente o nel cuore, ma attraversa l’intera fisicità. È una vibrazione che percorre la persona nella sua totalità. Cvetaeva insiste spesso sulla dimensione corporea del sentimento: l’amore è energia incarnata, non idea astratta. È riconoscibile perché si manifesta come una scossa sensoriale.
In questa prospettiva, l’amore è un’esperienza totalizzante. Non è un’emozione tra le altre, ma un evento che investe ogni fibra dell’essere. Il verbo “riconosco” implica un’esperienza precedente: chi parla ha già incontrato l’amore e ne conosce i segni. Non si tratta di un’ipotesi o di un sogno, ma di una certezza vissuta.
La raccolta L’amore è arco teso offre una chiave interpretativa importante. L’immagine dell’arco teso suggerisce tensione, slancio, possibilità di scatto. L’amore, per Cvetaeva, non è quiete, ma tensione verso l’altro. È una forza pronta a scoccare, a ferire e a liberare insieme. Nei versi di Indizi, questa tensione si traduce in suono e vibrazione corporea.
Il riferimento al suono è centrale. Il “boato” e il “trillo” appartengono al campo acustico. L’amore è percepito come musica e rumore, come eco interna. Questo elemento richiama una concezione quasi sinestetica dell’esperienza: l’emozione si traduce in sensazione sonora, che a sua volta si diffonde nel corpo. È una poesia che coinvolge i sensi, che rende tangibile l’invisibile.
La scelta di parole così concrete e intense rivela anche l’urgenza espressiva di Cvetaeva. La sua poesia non è mai neutra o distaccata; è sempre attraversata da un’energia che sembra cercare uno sbocco. L’amore, in questo contesto, non è solo oggetto di contemplazione, ma forza che travolge.
C’è, inoltre, un elemento di riconoscimento quasi istintivo. “Riconosco l’amore” suggerisce che l’amore ha segni distintivi, indizi appunto. Non è qualcosa che si deduce razionalmente, ma che si percepisce immediatamente. Il corpo diventa il luogo della verità. In un’epoca in cui la riflessione intellettuale poteva dominare il discorso, Cvetaeva afferma la centralità dell’esperienza sensoriale.
Questi versi, pur nella loro brevità, condensano una concezione radicale dell’amore. Non è sentimento moderato o rassicurante, ma evento sconvolgente. È insieme gioia (“beato”) e potenza (“boato”), leggerezza (“trillo”) e intensità corporea. La sintesi di opposti è una cifra tipica della poetessa, che vive sempre tra estremi.
Dal punto di vista stilistico, la poesia colpisce per la sua essenzialità. Tre versi bastano a delineare un universo emotivo complesso. Non c’è bisogno di spiegazioni o narrazioni: l’immagine sonora e corporea è sufficiente. Questa concentrazione espressiva è una delle caratteristiche più affascinanti della scrittura di Cvetaeva.
In conclusione, i versi di Indizi offrono una visione dell’amore come esperienza totale e riconoscibile attraverso il corpo. Il “boato” e il “trillo beato” sono metafore di un sentimento che esplode e canta, che scuote e illumina. Marina Cvetaeva, con la sua voce intensa e inconfondibile, ci mostra un amore che non si lascia ridurre a definizione, ma che si impone come vibrazione lungo tutto l’essere. È un amore che si sente prima ancora di essere pensato, che attraversa il corpo come un’onda sonora, lasciando in chi lo vive la certezza di aver riconosciuto qualcosa di assoluto.