Le frasi da “Il Decamerone” di Giovanni Boccaccio che ci insegnano la natura dell’animo umano

9 Gennaio 2025

Il Decamerone ci parla ancora oggi della natura umana perché sposta il baricentro dal "come l'uomo dovrebbe essere" al "come l'uomo è effettivamente", con caratteristiche universali che ancora oggi ben raffigurano l'essenza umana. Scopriamo attraverso 10 frasi cosa ci insegna quest'opera.

Le frasi da Il Decamerone di Giovanni Boccaccio che ci insegnano la natura dell'animo umano

Il Decamerone o Decameron (composta dal greco antico δέκα, déka, “dieci”, ed ἡμερών, hēmeròn “giorni”, con il significato di “opera di dieci giorni”) è una raccolta di cento novelle scritta da Giovanni Boccaccio nel XIV secolo, probabilmente tra il 1349 (anno successivo alla peste nera in Europa) e il 1351 (secondo la tesi di Vittore Branca) o il 1353 (secondo la tesi di Giuseppe Billanovich).

Il libro narra di un gruppo di giovani, sette donne e tre uomini, che per dieci giorni si trattengono fuori da Firenze per sfuggire alla peste nera che in quel periodo imperversava nella città. Il Decamerone ci parla ancora oggi della natura umana perché sposta il baricentro dal “come l’uomo dovrebbe essere” (secondo la morale religiosa) al “come l’uomo è effettivamente”, con caratteristiche universali che ancora oggi ben raffigurano la natura dell’uomo.

Perché il Decamerone ci racconta la natura universale dell’uomo

Il Decamerone di Giovanni Boccaccio è considerato una delle più grandi “commedie umane” della letteratura proprio perché, invece di analizzare l’uomo attraverso la lente della teologia (come fece Dante nella Divina Commedia), lo osserva nella sua dimensione terrena, concreta e quotidiana. Una dimensione che ben rappresenta ancora oggi l’uomo con i suoi vizi e le sue virtù.

La struttura stessa della cornice dell’opera (i dieci giovani che fuggono dalla peste) è un insegnamento: di fronte alla morte e al caos, la natura umana cerca la salvezza non solo nella preghiera, ma nella bellezza, nella socialità e nel racconto.

Ma sono diversi i motivi per cui possiamo considerare quest’opera una lezione magistrale sulla natura dell’animo umano: in primis troviamo la celebrazione dell’ingegno, con Boccaccio che nella sua opera mostra come l’essere umano sia definito dalla sua capacità di reagire alle avversità, riuscendo a ribaltare le situazioni disperate attraverso l’intelligenza e la prontezza di spirito.

Un’altra indicazione sulla natura dell’animo umano contenuta nel Decamerone riguarda la forza irresisitibe dell’amore: secondo Boccaccio, l’impulso amoroso e sessuale è una forza della natura primordiale e inarrestabile. Insegnando che il desiderio è naturale Boccaccio, non condannando il desiderio come peccato, umanizza l’istinto e critica l’ipocrisia della società, sottolineando l’universalità della biologia umana sopra le sovrastrutture sociali.

Quest’opera contiene inoltre una lezione di resilienza e pragmatismo: l’uomo del Decamerone è colui che accetta l’imprevedibilità del mondo e usa la ragione per navigarla. Un concetto estremamente attuale oggi.

Infine, l’ultimo insegnamento riguarda la multiformità dell’animo umano: i personaggi del Decamerone di Boccaccio sono nobili e meschini, saggi e sciocchi, eroici e volgari. L’autore in quest’opera riesce a rappresentare l’intera scala sociale (re, mercanti, servi, chierici), dimostrando che i vizi e le virtù non dipendono dal ceto, ma dall’indole individuale.

10 frasi da “Il Decamerone” di Giovanni Boccaccio che ci raccontano la natura dell’animo umano

Rileggere il Decameron nel 2026 non è un semplice esercizio accademico, ma un’esperienza di estrema attualità. Nonostante siano passati quasi sette secoli, quest’opera di Giovanni Boccaccio parla a noi contemporanei con una forza sorprendente, toccando temi che la tecnologia e il progresso non hanno scalfito.

Per riscoprire il valore di questo classico senza tempo, rileggiamo i 10 passaggi tratti da quella che viene considerata come una delle opere più importanti della letteratura del Trecento europeo che ben rappresentano la natura dell’uomo ancora oggi.

1. Ed abbi questo per certo, che colei sola è casta la quale o non fu mai da alcuno pregata o, se pregò, non fu esaudita.”

2. Vien dunque, Amor, cagion d’ogni mio bene, d’ogni speranza e d’ogni lieto effetto; cantiamo insieme un poco, non de’ sospir né delle amare pene ch’or più dolce mi fanno il tuo diletto, ma sol del chiaro foco, nel quale ardendo in festa vivo e ‘n gioco, te adorando come un mio idio.

3. Gli uomini sono delle femine capo e senza l’ordine loro rade volte riesce alcuna nostra opera a laudevole fine.

4. Già erano gli anni della fruttifera incarnazione del Figliuolo di Dio al numero pervenuti di milletrecentoquarantotto, quando nella egregia città di Fiorenza, oltre a ogn’altra italica bellissima, pervenne la mortifera pestilenza.

5. Lidia s’innamorò forte, tanto che né dì né notte che in altra parte che con lui aver poteva il pensiere.

6. Io voglio avanti uomo che abbia bisogno di ricchezza che ricchezza che abbia bisogno d’uomo.

7. Solo la miseria è senza invidia.

8. Nella noia tanto rifrigerio già mi porsero i piacevoli ragionamenti d’alcuno amico e le sue laudevoli consolazioni, che io porto fermissima opinione per quelle essere avenuto che io non sia morto.

9. Se ami rettamente puoi fare solo il bene.

10. I falli meritan punizione così i benefici meritan guiderdone oltre alla grazia e alla misericordia.

 

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