Lingua italiana letteraria: “sossopra” una variante arcaica
La lingua italiana, come sappiamo possiede vari registri linguistici, tutti affascinanti in egual misura; oggi estraiamo una parola dal registro letterario.

La parola della lingua italiana sossopra appartiene a quel lessico letterario e antico che, pur essendo oggi quasi del tutto sostituito dalla forma moderna sottosopra, conserva un fascino particolare. È un avverbio composto da “so-” e “sopra”, e rappresenta una variante antica o regionale dell’attuale “sottosopra”. Eppure, al di là della semplice equivalenza semantica, sossopra racconta una storia linguistica e stilistica che illumina il modo in cui l’italiano si è evoluto nei secoli.
Lingua italiana e varianti letterarie
Dal punto di vista etimologico, sossopra nasce da una fusione fonetica: il prefisso “so-” è una forma antica e apocopata di “sotto”, mentre “sopra” mantiene il suo significato originario di “in alto”. L’unione delle due parti produce un termine che indica rovesciamento, capovolgimento, disordine. La forma moderna “sottosopra” è più trasparente per il parlante contemporaneo, perché conserva integralmente entrambe le componenti. Sossopra, invece, testimonia una fase della lingua in cui la fusione fonetica era più marcata e naturale.
L’uso letterario di sossopra è attestato in autori di rilievo. Torquato Tasso, nella Gerusalemme liberata, scrive: «E sossopra cader fa d’ambo i lati / Cavalieri e cavalli, arme ed armati». In questi versi, la parola non è solo un avverbio funzionale, ma un elemento sonoro che contribuisce al ritmo del verso. Il raddoppiamento della “s” e l’alternanza vocalica producono un effetto fonico che ben si adatta al caos della battaglia descritta. Il rovesciamento non è soltanto semantico, ma quasi percepibile nel suono stesso del termine.
Anche Rovani utilizza la forma in un contesto espressivo: «metterò sossopra mezzo mondo». Qui l’avverbio assume un valore figurato, indicando sconvolgimento, agitazione, turbamento. Non si tratta più di un semplice capovolgimento materiale, ma di una trasformazione radicale dell’ordine delle cose. Questo passaggio dal concreto al figurato è tipico di molte parole italiane: da un’immagine fisica nasce un significato più ampio e simbolico.
La forza espressiva di sossopra risiede anche nella sua struttura fonetica. La ripetizione della consonante “s” crea un effetto sibilante, quasi un fruscio, che suggerisce movimento e instabilità. La parola sembra “scivolare” nella pronuncia, evocando il senso di qualcosa che perde equilibrio. Rispetto a “sottosopra”, che appare più analitico e composto, sossopra possiede una compattezza sonora che le conferisce un tono arcaico e insieme vivace.
Dal punto di vista storico, la presenza di varianti come sossopra dimostra come l’italiano non sia nato in una forma unica e definitiva, ma si sia formato attraverso una molteplicità di usi regionali e letterari. Le oscillazioni tra “so-” e “sotto” riflettono differenze dialettali e consuetudini di pronuncia. Nel tempo, la forma più trasparente e analitica ha prevalso, probabilmente perché più facilmente comprensibile per un pubblico ampio.
Tuttavia, la sopravvivenza di sossopra nei testi letterari ci ricorda che la lingua non è solo uno strumento di comunicazione, ma anche materia estetica. Gli scrittori scelgono le parole non soltanto per il loro significato, ma per il loro suono, per la loro capacità di inserirsi armoniosamente nel ritmo del verso o della frase. In questo senso, sossopra offre una musicalità che può risultare più incisiva rispetto alla forma moderna.
Il significato dell’avverbio, sia nella forma antica sia in quella attuale, ruota attorno all’idea di rovesciamento. Mettere qualcosa “sossopra” significa capovolgerla, disordinarla, alterarne l’ordine naturale. Questa immagine ha una forte valenza simbolica. Il rovesciamento può rappresentare il caos, ma anche il cambiamento, la trasformazione. In letteratura, il mondo “sossopra” è spesso il segno di una crisi o di una rivoluzione.
È interessante notare come la parola possa assumere diverse sfumature a seconda del contesto. In ambito epico, come in Tasso, indica il tumulto della battaglia. In contesti più quotidiani, può riferirsi a una stanza in disordine. In senso figurato, può descrivere uno sconvolgimento emotivo o sociale. Questa versatilità semantica dimostra la ricchezza del termine.
Da sossopra a sottosopra
La progressiva scomparsa di sossopra dall’uso comune non significa che la parola sia priva di valore. Al contrario, la sua rarità la rende preziosa come testimonianza storica. È un frammento di lingua che ci collega a una fase precedente dell’italiano, quando la norma non era ancora rigidamente fissata e le varianti convivevano con maggiore libertà.
Inoltre, l’esistenza di forme come sossopra invita a riflettere sul rapporto tra oralità e scrittura. Molte trasformazioni fonetiche nascono nell’uso parlato e solo in seguito vengono registrate nei testi. La letteratura, in questo senso, funge da archivio di pronunce e usi che altrimenti andrebbero perduti.
Oggi, utilizzare sossopra in un testo contemporaneo significherebbe compiere una scelta stilistica consapevole, evocare un tono arcaizzante o letterario. È una parola che porta con sé un’aura di antichità, ma anche una certa vivacità espressiva. Il suo suono breve e incisivo può ancora sorprendere il lettore moderno.
In conclusione, sossopra è molto più di una semplice variante di sottosopra. È una parola che testimonia l’evoluzione fonetica e semantica dell’italiano, che conserva tracce di antiche pronunce e che ha trovato spazio nella grande letteratura. Attraverso i suoi usi poetici e narrativi, essa continua a raccontare l’idea del rovesciamento, del disordine, del mondo capovolto. E proprio in questo suo essere “rovesciata” rispetto alla forma moderna, sossopra diventa simbolo della vitalità e della trasformazione continua della lingua italiana.