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Eley Williams e l’arte di dire l’indicibile: perché questo è il libro dell’anno per chi ama le parole.

Eley Williams e l’arte di dire l’indicibile: perché questo è il libro dell’anno per chi ama le parole.

Una raccolta di racconti che esplora l’amore, il linguaggio e le loro crepe. “Scrivere lettere d’amore prima di dimenticare come si fa” di Eley Williams è un caso editoriale delicato e potentissimo.

Eley Williams e l'arte di dire l'indicibile: perché questo è il libro dell'anno per chi ama le parole.

“Scrivere lettere d’amore prima di dimenticare come si fa”, di Eley Williams, pubblicato da Neri Pozza, è uno di quei libri che sembrano piccoli e invece aprono crepe profonde. Una raccolta breve, densissima, che ruota attorno a un tema antico e fragile: l’amore quando il linguaggio non basta più.

In un’epoca in cui tutto passa attraverso messaggi rapidi, reazioni immediate e parole consumate, questo libro sembra chiedere una cosa controcorrente: fermarsi. Ascoltare. Tentare di dire, anche quando dire è difficile.

“Scrivere lettere d’amore prima di dimenticare come si fa” di Eley Williams, Neri Pozza

In “Scrivere lettere d’amore prima di dimenticare come si fa” i personaggi sono colti sempre sull’orlo di qualcosa. Non grandi eventi spettacolari, ma momenti minuscoli e decisivi. Il punto esatto in cui un sentimento rischia di sfuggire, una relazione si incrina, una parola non arriva.

I protagonisti di questi racconti perdono e cercano. Perdono l’amore, la voce, la sicurezza di sé, e allo stesso tempo raccolgono frammenti: un ricordo, un gesto, un incontro. Ci sono bambini che osservano il mondo con occhi che stanno cambiando, ragazze che sentono le parole bloccarsi in gola, adulti che comprendono troppo tardi quanto sia difficile spiegarsi davvero.

L’amore, qui, non è mai retorico. È imperfetto, goffo, spesso silenzioso. È l’amore che si manifesta nei dettagli, negli scarti, nelle incomprensioni. Williams racconta ciò che succede quando il sentimento è fortissimo ma il linguaggio non lo regge. Quando sappiamo cosa proviamo, ma non troviamo il modo giusto per dirlo.

Ogni racconto di “Scrivere lettere d’amore prima di dimenticare come si fa” è costruito come un piccolo dispositivo emotivo: non punta alla trama, ma all’eco. Non all’evento, ma alla sua risonanza interiore. Gli incontri narrati, con una persona amata, un’opera d’arte, un elemento naturale, un gesto quotidiano, sono sospesi nel tempo, quasi cristallizzati, come se l’autrice volesse fermare l’istante prima che si dissolva.

Uno dei nuclei più potenti di “Scrivere lettere d’amore prima di dimenticare come si fa” è la riflessione sul linguaggio come promessa mancata. I protagonisti sanno che le parole sono tutto ciò che hanno, ma sanno anche che le parole non bastano. Sono bambini con occhi che cambiano, donne che non trovano più la voce, artisti condannati all’anonimato, cuochi che parlano attraverso il cibo, esseri umani che cercano disperatamente di essere visti, riconosciuti, compresi. In questo senso, il libro diventa una meditazione profonda sulla comunicazione come atto di vulnerabilità.

La scrittura è traboccante. Ogni racconto lavora per sottrazione, eppure lascia una traccia emotiva duratura. Le storie si muovono tra realismo e una lieve deformazione poetica, come se la realtà fosse sempre un passo più in là di ciò che possiamo afferrare. È proprio in questa tensione che nasce la forza del libro.

La traduzione di Scilla Forti restituisce con grande sensibilità la precisione e la delicatezza della lingua originale, mantenendo intatto quel tono sospeso che è la vera cifra del libro. “Scrivere lettere d’amore prima di dimenticare come si fa” non è una lettura da divorare, ma da attraversare lentamente, accettando di fermarsi, tornare indietro, rileggere.

In definitiva, “Scrivere lettere d’amore prima di dimenticare come si fa” è un libro che non offre risposte, ma insegna a sostare nelle domande. È una raccolta che parla a chi sente che il linguaggio sta cambiando, a chi avverte la fatica di dire ciò che conta davvero, a chi crede ancora che scrivere, e leggere, possa essere un gesto profondamente umano. Un libro piccolo nelle dimensioni, ma vasto nelle implicazioni emotive e letterarie, che lascia il lettore con una sensazione rara: quella di essere stato ascoltato.

Non a caso la critica ha accostato “Scrivere lettere d’amore prima di dimenticare come si fa” di Eley Williams, Neri Pozza a voci come Lydia Davis, Deborah Eisenberg e Amy Hempel. Come loro, Williams riesce a concentrare interi mondi emotivi in poche pagine, trasformando l’ordinario in qualcosa di rivelatore.

Questa raccolta parla anche del bisogno di essere visti. Di essere riconosciuti. I personaggi desiderano una cosa semplice e allo stesso tempo enorme: essere compresi senza dover spiegare tutto. Ma il libro non offre soluzioni facili. Mostra piuttosto la fatica, l’attrito, la bellezza dolorosa del tentativo.

Chi è l’autrice

Eley Williams è una delle voci più interessanti della narrativa breve contemporanea britannica. La sua scrittura nasce da una profonda attenzione al linguaggio, alle sue possibilità e ai suoi fallimenti. Nei suoi racconti, la parola non è mai neutra: è un campo di battaglia emotivo, uno strumento fragile, a volte inadeguato.

Williams osserva i suoi personaggi con tenerezza e lucidità, senza giudicarli. La sua forza sta proprio qui: nel raccontare l’umano senza semplificarlo, ma anche senza renderlo oscuro. È una scrittura accessibile, ma non banale. Delicata, ma mai decorativa.

“Scrivere lettere d’amore prima di dimenticare come si fa” è un libro che parla a chi ha amato, a chi ha taciuto, a chi ha avuto paura di non trovare le parole giuste. È una raccolta che invita a rallentare e a riconoscere il valore dei tentativi imperfetti.

Non insegna come si scrive una lettera d’amore. Mostra, piuttosto, perché vale ancora la pena provarci. Anche quando le parole tremano. Anche quando sembrano insufficienti.