Intervista a Vincent Riotta

Vincent Riotta, “Ogni forma d’arte dovrebbe rivelare, divertire e insegnare”

Ecco l'intervista all'attore Vincent Riotta, membro della giuria di esperti che presiederà alla seconda edizione dell'IveliseCineFestival
Vincent Riotta, "Ogni forma d'arte dovrebbe rivelare, divertire e insegnare"

MILANO – Dall’1 al 4 dicembre si svolgerà a Roma la seconda edizione dell’IveliseCineFestival, il festival di cortometraggi e documentari, prodotto dal Teatro Ivelise e dall’associazione culturale AlloStatoPuro. Oltre alla fondamentale presenza della giuria popolare, ci sarà una giuria di esperti formata da Marta Gervasutti (Regista e Sceneggiatrice, nonché Presidente della Commissione dei Giurati), Vincent Riotta (Attore), Giorgio Capitani (Regista), Andrea Costantini (Regista), Francesca Scanu (Sceneggiatrice e candidata al prossimo David di Donatello), Massimo Righetti (Mariposa Cinematografica). Dall’1 al 3 dicembre allo storico teatro romano ci saranno le proiezioni dei film in concorso, il 4 ci sarà la premiazione. Per l’occasione abbiamo intervistato l’attore inglese di origini italiane Vincent Riotta. Tra gli ultimi film in cui ha partecipato ricordiamo “Inferno” (2016), con la regia di Ron Howard, e “In guerra per amore” (2016), con la regia di Pif.

 

 

Quali qualità ricercherà nei film in  concorso?

Credo che la sfida più difficile per un cortometraggio sia di fare arrivare al pubblico il messaggio e coinvolgerlo in maniera più efficace e intensa possibile in un brevissimo arco di tempo. Per questo la qualità che cercherò tra i corti in concorso è la capacità di far entrare lo spettatore nel mondo del film e tenerlo prigioniero per l’intera durata della pellicola.

L’obiettivo principale dell’IveliseCineFestival è quello di creare, attraverso l’arte, una rete di incontro, dialogo e condivisione tra cineasti e spettatori. Cosa si aspetta possa uscir fuori da questo dialogo?

Spero che si crei un’atmosfera di fiducia e uno scambio di creatività da utilizzare in progetti per il futuro.

Il festival mira anche a offrire visibilità ad artisti emergenti, valorizzandone le opere. Quale consiglio darebbe per emergere nel complicato mondo del cinema? C’è spazio per giovani talenti?

C’è sempre spazio per giovani e non giovani talenti… basta volerlo abbastanza. Non si deve mollare e anzi sempre celebrare la passione che non muore mai dentro di ogni artista.

Di cosa dovrebbe parlare secondo lei il cinema? Ci sono argomenti di cui si sta occupando troppo poco?

Ovviamente la violenza gratuita e il sesso gratuito cominciano, alla lunga, a rivelarsi sgradevoli. Secondo me, ciò che ogni forma d’arte dovrebbe fare è rivelare, divertire e insegnare. Non per forza deve fare tutte e tre le cose in contemporanea.Tutto va bene, purché sia fatto bene.

Nell’ultimo film di Pif, “In guerra per amore”, lei interpreta il maggiore James Maone. Com’è stato far parte di questo film e interpretare Maone?

E’ stato un po’ frustrante perché i miei genitori, essendo siciliani, hanno subito l’invasione, lo sbarco dei soldati Americani e quindi personalmente mi ritrovavo più dalla parte di Pif (nel film Pif interpreta Arturo Giammarresi, palermitano emigrato in America, costretto a tornare in Italia, durante la seconda guerra mondiale, per chiedere al padre della sua fidanzata il permesso di sposarla, ndr). Come attore è stata un’esperienza fantastica… Pif è una bella persona e tutti coloro che sono stati coinvolti sono stati bravissimi professionisti e persone squisite. E vogliamo parlare della Sicilia? Che meraviglia di paese!

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