Carlos Ruiz Zafón

Carlos Ruiz Zafón e la struggente lettera di Marina sull’amore non corrisposto

Per quanto meno conosciuto della famosissima trilogia dell'Ombra del Vento, "Marina" è uno dei romanzi più belli e delicati che Carlos Ruiz Zafón abbia mai scritto
marina

Per quanto meno conosciuto della famosissima trilogia dell’Ombra del Vento, “Marina” è uno dei romanzi più belli e delicati che Carlos Ruiz Zafón abbia mai scritto. In ricordo dello scrittore catalano, rileggiamo oggi uno dei passi memorabili del romanzo, una lettera di Marina al suo amico Óscar Drai.

Marina

Barcellona, fine anni Settanta. Óscar Drai è un giovane studente che trascorre gli anni della sua adolescenza in un cupo collegio della città catalana. Colmo di quella dolorosa energia così tipica dell’età, Óscar ama allontanarsi dalle soffocanti mura del convitto, per perdersi nel dedalo di vie, ville e palazzi del quartiere. In occasione di una di queste fughe il giovane si lascia rapire da una musica che lo porta fino alle finestre di una casa. All’interno, un antico grammofono suona un’ammaliante canzone per voce e pianoforte. Nel momento in cui sottrae l’oggetto e scappa, è sopraffatto da un gesto che risulta inspiegabile a lui per primo. Qualche giorno dopo tutto gli apparirà tanto chiaro quanto splendidamente misterioso. Tornando sui suoi passi per restituire il maltolto, infatti, Óscar incontra la giovane Marina e il suo enigmatico padre, il pittore Germàn. E niente per lui sarà più come prima. Il suo innato amore per il mistero si intreccerà da quel momento ai segreti inconfessabili del passato di una famiglia e di una Barcellona sempre più amata. 

La lettera di Marina

Il mio amico Oscar è uno di qui principi senza regno che si danno un gran da fare nella speranza di essere baciati e potersi trasformarsi in rospi. Capisce tutto al contrario e per questo mi piace tanto. Mi osserva pensando che io non lo veda. Crede che potrei svanire se mi tocca e che, se non la fa, a svanire sarà lui. Mi ha messo su un piedistallo così alto che non sa più come fare come salirci sopra. Pensa che le mie labbra siano le porte del paradiso, ma non sa che sono avvelenate. Io sono così vigliacca che, per non perderlo, non glielo dico. Fingo di non vederlo e sì anche di poter svanire. Il mio amico oscar è uno di qui principi che farebbero bene a tenersi lontani dalle fiabe e dalle principesse che le abitano. Non sa che è il principe azzurro a dover baciare la bella addormentata per risvegliarla dal suo sonno eterno. Ma questo succede, perché oscar ignora che tutte le fiabe sono menzogne. Anche se non tutte le menzogne sono fiabe. I principi non sono azzurri e le addormentate non si risvegliano mai dal loro sonno. E’ il migliore amico che abbia mai avuto. 

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