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Perché “Le parole del Re Inca” di Fabrizio Bozzini è un libro da leggere

La giornalista e influencer su Twitter Paola Cingolani presenta e recensisce in esclusiva per noi il libro di Fabrizio Bozzini “Le parole del Re Inca”

Di solito la rete non nasconde una massa informe, dove qualcuno narra le gesta di chi vorrebbe essere, tralasciando e omettendo chi, nel reale, è. Non c’è alcuna collezione di quadri fasulli come quello di Dorian Gray. Piuttosto la rete andrebbe pensata e vista come uno specchio, dove l’individuo si osserva e si racconta, con onestà morale ed intellettuale, mettendo a disposizione di tutti la sua persona, in maniera trasparente. Anche se, per farlo, usa uno pseudonimo.

Il Re Inca

Fabrizio Bozzini ha scelto uno pseudonimo accostandolo alla sua persona, ben differente sarebbe un “Alter Ego”, il quale potrebbe narrare anche una storia inventata di sana pianta e non necessariamente il quotidiano de “IL RE INCA”. Nel tempo, così, si sarebbe svelata soltanto una finzione fine a se stessa e non avrebbe lasciato un messaggio alle sue figlie.
Il tempo smaschera ogni fingitore e – se lo stesso Pessoa dichiara come il poeta sia un fingitore, con tutti i suoi eteronimi, Fabrizio smentisce ogni ipotetico sembrare a vantaggio di un lapalissiano essere – cosa che deve restarci impressa.

Il concetto del tempo

Ho un concetto del tempo abbastanza junghiano, vale a dire sono convinta di come gli eventi siano sincronistici e difficilmente pianificabili. Penso come, in nove anni di Twitter, sia buffo l’esserci trovati adesso. Di fatto è andata così nonostante avessimo amici comuni. Fuori dal comune, invece, c’è la voglia di vivere cercando sempre di buttare via qualsiasi paravento. Il costante e continuo impegno di raccontarsi senza alibi, la ricerca, l’introspezione, il dirsi e il darsi col coraggio di affermare – “Sono questa persona, al di là degli algoritmi, provo emozioni intense – nel bene e nel male – e sono un individuo che apprezza la leggerezza calviniana piuttosto che la superficialità massificante, la quale mi vorrebbe ridurre un essere omologato.”

La storia di una persona umana

Fabrizio conferisce questo senso alle sue parole, senza filtri, con un racconto che – fra miliardi di apparizioni social – è la storia di una persona profondamente umana e dignitosa. Non ha mai la pretesa di assurgere a maestro di vita, lascia aperto un dialogo pieno di spiragli luminosi, interagisce con sé e con gli altri pensando e misurando i termini per non intaccare niente e nessuno, mai, inconsapevole maestro di modestia e signorilità.

Mi affascina la sua passeggiata sulla battigia, nell’incipit del libro “Le parole del Re Inca“, mentre pensa e decide di cominciare questo lavoro, dando un senso preciso e una collocazione spaziotemporale stabilita al flusso di emozioni che lo attraversano. Sento lo sciabordio dell’acqua, vedo i gabbiani, percepisco la sabbia bagnata sui miei stessi passi e vedo il sole sorgere.

Nel libro i riferimenti a Ungaretti

Mi sussurra la poesia di Ungaretti – “ Il mare / voce d’una grandezza libera “ – così leggo e mi dico – “Repentina galleggia un’altra mattina” – ed è l’alba di un giorno nuovo, un viaggio parallelo fra sentimenti e parole scelte con il desiderio di essere, mai di apparire: neppure per un attimo perché, a cadere, sia quel velo ipocrita del quale si ammantano i più.

Fabrizio – con una semplicità che ci richiama all’attenzione – si è raccontato non per la gloria del mondo, ma per lasciare una testimonianza viva ed eterna alle sue due figlie.
Questo – agli occhi miei – ne delinea una figura ammirevole e gli riconosco molto più del lavoro di un bravo aforista, o di chi riesce a sintetizzare pensieri profondi con frasi dirette e “straight”. Credo possegga il dono di coinvolgere e di entusiasmare così tanto spiccato da poter rendere vive e palpitanti emozioni come quelle della poesia più pura.

“Ehi tu, luna.”

E io che non posso fare a meno di fraseggiare, fra me e me, ma questo Fabrizio, lo sospetta “Che fai tu, luna, in ciel? Dimmi, che fai, silenziosa luna?”
Ecco, lo sa bene, esattamente in virtù del suo essere un uomo reale.

Paola Cingolani

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