Paolo Di Paolo, “Non basta scrivere un libro, ma occorre investite sui suoi contenuti per farlo conoscere”

Ecco come secondo l'autore il ruolo dello scrittore debba evolversi oggi, alla luce delle opportunità messe a disposizione dai nuovi mezzi di comunicazione
Paolo Di Paolo, “Non basta scrivere un libro, ma occorre investite sui suoi contenuti per farlo conoscere”

MILANO – La sfida di uno scrittore oggi che vuole emergere? Non investire sul proprio nome, ma scommettere sui contenuti di cui è portatore su più livelli. Parola dello scrittore Paolo Di Paolo. L’autore di “Mandami tanta vita” finalista al Premio Strega  2013 e dell’Introduzione del nostro PendoLibro 2013, con il nuovo anno ha realizzato il sito Paolodipaolo.it : non si tratta di un sito personale o un sito-vetrina, ma di un incubatore di suggestioni che, come una cassettiera, permette di archiviare materiali legati alla propria attività non solo di scrittore. La nascita del sito è stata occasione per parlare con l’autore di come, a suo parere, il ruolo dello scrittore debba evolversi oggi, alla luce delle nuove opportunità messe a disposizione dai nuovi mezzi di comunicazione, in particolare i social network.

 

Come nasce il progetto del tuo sito?

Sono partito da un presupposto: a causa della grande forza che oggi hanno i social network, la classica struttura di un sito tradizionale è vecchia, sorpassata, perde di senso. E’ vero che ogni struttura ed istituzione solitamente ha un sito-vetrina, ma la mobilità della comunicazione e del dialogo tra gli utenti, siano essi semplici lettori o fan, passa molto di più sui canali social che sul sito tradizionale. C’ho ragionato molto prima di realizzare questo sito, proprio perché non volevo che fosse una semplice vetrina: se devi promuovere quello che fai, i canali social sono molto più efficaci, in quanto raggiungi molte più persone ed instauri un dialogo più diretto ed immediato.

 

Non si tratta, quindi, di un semplice sito-vetrina…

No. Ho pensato la mio sito come ad uno spazio diverso, come una cassettiera, con all’interno di ciascun cassetto dei materiali, proprio come se fosse un archivio. Ho pensato a categorie che corrispondessero agli interessi di questi anni, alle persone che ho incrociato (non avrebbe senso ciò che facciamo, se non fosse un continuo incrociare di percorsi ed esperienze). Per uno scrittore come me, i colleghi con cui ho lavorato o che ho anche solo conosciuto attraverso la lettura delle loro opere (vedi Proust e Salinger), gli artisti di cui mi sono occupato, sono stati decisivi nel mio percorso. Ho pensato, quindi, al sito come un archivio di ciò che ho scritto sui quotidiani, in modo da essere a disposizione di tutti coloro che cercano su internet notizie legate ad un certo autore e che non sono abituati a leggere i quotidiani cartacei. Il sito è pensato anche per dare visibilità ai libri che ho scritto, ma non in modo diretto, mediata dalla volontà di condividere un contenuto. Realizzare un sito-vetrina lascia il tempo che trova. Un sito è mobile quando da esso passano un flusso continuo di contenuti.

 

Come uno scrittore o, più in generale, un artista, deve posizionarsi sul panorama editoriale?

Molti hanno storto il naso in questi anni, pensando che lo scrittore fosse tenuto soltanto a scrivere i suoi romanzi, affidando poi la promozione delle sue opere alla casa editrice. Sono convinto che, oggi, ciò non è più possibile, perché uno scrittore non può essere solo presente con il libro che realizza: essendo chi scrive un produttore di contenuti ad ampio raggio, dall’articolo di giornale alla lezione in università, come altri creativi, esso deve renderli più trasversali e stratificati, in modo che faccia arrivare al lettore i propri libri “passando per qualcos’altro”. Uno scrittore non può più affidarsi soltanto al libro che scrive. Ciò non significa costruirsi un personaggio o diventare un “brand”: l’autopromozione non deve dipendere dalla propensione dell’autore a “smarcarsi” dalla propria professione, diventando una sorta di attore, performer. Essa è una necessità indotta dal tempo in cui viviamo. Ho pensato così il mio sito: una serie di tasselli capaci di evocare una costellazione di interessi, in cui lettori diversi possono ritrovarsi. Mettere sul sito solo le copertine dei miei romanzi avrebbe richiesto un patto di fiducia troppo alto con il lettore che non mi conosce.

 

Alla luce di questo, come va promosso un romanzo oggi?

Un romanzo va gestito come se fosse “di studio”: i suoi contenuti possono essere veicolati su altre piattaforme. Se dentro quel romanzo tocco un tema che genera dibattito, ciò non toglie forza all’opera, ma rappresenta un modo per traghettare il lettore, disorientato dalla quantità di proposte, verso quel romanzo. Ciò rappresenta un valore aggiunto che porta il lettore a “fidarsi” di quel romanzo, in un momento in cui è difficile scegliere tra i tanti libri pubblicati e presenti in libreria. I contenuti del sito rispondono a questo tipo di esigenza. Per questo dico ai miei colleghi scrittori: “non pensate in maniera tradizionale, ma investite sui contenuti di cui siete portatori”. In questo senso, uno scrittore come Alessandro Baricco ha indicato una strada, essendo stato l’unico della sua generazione a pensare che i suoi contenuti ed i suoi interessi potevano arrivare su piattaforme diverse, dalla tv al teatro, passando per la Scuola Holden.

 

Il tuo ultimo libro parla proprio di una delle icone presenti sul sito. Giacomo Leopardi.

Al di là della sua lettura scolastica, Giacomo Leopardi è stata una lettura per me fondamentale. Mi sono chiesto “E’ possibile raccontare questo poeta anche a chi non lo conosce, ovvero ad un bambino?”. In “Giacomo, il signor bambino” ho quindi costruito un racconto in cui tutto quello che dico è all’interno di una cornice d’invenzione, ma ciò che nello specifico si racconta riferito alla ricerca della felicità è preso direttamente dalle opere di Leopardi. Ho quindi realizzato un “distillato” di alcune sue riflessioni, mascherato da storie per l’infanzia. Ciò funziona per i bambini ma al tempo stesso è un modo per avvicinare gli adulti a Leopardi senza rileggere le sue opere. Anche in questo caso, parlare di Leopardi non in maniera tradizionale, ma attraverso una favola apparentemente solo per bambini, rappresenta un valore aggiunto, senza la paura di confrontarmi con quel “gigante” della letteratura passando attraverso la creatività della mediazione.

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