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“Non è tutto oro quel che luccica”, significato e origine del proverbio

Scopriamo da dove arriva "Non è tutto oro quel che luccica", uno dei proverbi italiani più utilizzati nel linguaggio comune degli italiani

Quante volte ci siamo trovati a condividere nel parlare o nello scrivere il proverbio “Non è tutto oro quel che luccica”. Il significato secondo quando riporta l’Istituto Treccani è che spesso “l’apparenza inganna”, “non è tutto positivo ciò che all’apparenza sembra tale”, “non tutto ciò che splende esteriormente è in realtà prezioso”. In poche parole, non bisogna farsi ingannare dalle apparenze. Ciò che può sembrare bello, può in realtà celare l’inganno ed avere delle conseguenze amare. 

Diffidare dalle apparenze puntando sulla conoscenza, sulla lettura, sull’ascolto, sul confronto, sul dialogo è fondamentale per affrontare la vita in modo positivo e costruttivo. Il proverbio ha in sé un pensiero antico ma sempre contemporaneo e che guida la futuro. Oggi, viviamo nella società delle apparenze. Avere la capacità di non lasciarsi conquistare dalla luce dorata dell’oro, della vanità, della falsità, dell’urlato è una virtù che ci può rendere solo più forti.

“Non è tutto oro quel che luccica”, origini

L’origine del proverbio è decisamente antica ed è presente in diverse culture. Sicuramente, ha origine dal latino “non est aurum quod radiat”, così come riportano diversi dizionari, tra questi il Dizionario comparato di proverbi di Augusto Arthaber (Hoepli). Entra in letteratura grazie a William Shakespeare e ad una delle sue opere più belle il Mercante di Venezia

“Non è oro tutto ciò che luccica. Te l’hanno detto spesso e sai che molti
La vita hanno venduto per vedere
Di me solo l’esterno.
Vermi contengono le tombe dorate.
Se saggio fossi stato quanto audace,
Vecchio nel giudizio quanto nel corpo
Giovane, nessuno questa risposta
Avrebbe scritto. Addio.
Fredda è la tua richiesta.”

Nell’opera di Shakespeare è Porzia a parlare, bellissima e fascinosa creatura chiesta in sposa da tre pretendenti. Per scegliere lo sposo, la bella Porzia crea tre cofanetti: il primo è dorato, il secondo argentato e il terzo di piombo. Il fortunato pretendente che nello scrigno avrebbe trovato il suo nome, sarebbe diventato il marito.

Il primo a scegliere si lancio ovviamente verso lo scrigno dorato, ma dentro vi trovò solo un biglietto con su scritto “Non è oro tutto ciò che luccica” (All that glisters is not gold). Appare immediato che lo scrigno giusto era quello di piombo, perché la vera ricchezza spesso si cela dietro a ciò che non ti aspetti. Una parabola che da vita ad un proverbio. Un immagine che si trasforma in modo di vivere la vita. 

“Non è tutto oro quel che luccica” in Tolkien

Anche J. R. R. Tolkien da rilievo al proverbio. All’interno della su opera più famosa, La Compagnia dell’Anello, quando gli hobbit arrivano a Bree, ricevono una nota da Gandalf contenente una citazione poetica:

“Non tutto quel ch’è oro brilla, Né gli erranti sono perduti;
Il vecchio ch’è forte non s’aggrinza,
Le radici profonde non gelano.
Dalle ceneri rinascerà un fuoco,
L’ombra sprigionerà una scintilla;
Nuova sarà la lama ora rotta,
E re quei ch’è senza corona.”

La poesia è stata scritta da Bilbo e si riferisce ad Aragorn, che a prima vista sembra essere un compagno pericoloso e disdicevole. Tolkien, come Shakespeare, si riferisce al valore nascosto nelle cose che spesso possono essere trascurate. Questo tema viene ripetuto quando Frodo conclude di Aragorn:

“Penso che un servitore del nemico sembrerebbe più bello e si sentirebbe più sporco”.

Tolkien sembra voler avvertire sull’importanza di vedere e giudicare le cose con maggior profondità rispetto a ciò che appare alla vista.

“Non è tutto oro quel che luccica”, significato

“Non è tutto oro quel che luccica” insegna ad essere cauti nell’emettere un giudizio positivo su qualcosa o qualcuno soltanto perché ci ha fatto subito una bella impressione o allo stesso tempo il contrario. Non bisogna essere superficiali e necessario andare a fondo nell’analisi di ciò ci si presenta davanti. Il fatto che qualcuno o qualcosa si presentino bene, non è sempre garanzia della loro bontà e ci potrebbe in seguito pentire di essere stati troppo affrettati nel giudicare.

 

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