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Poesia di Ungaretti

Vanità di Ungaretti, la poesia sulla capacità di meravigliarsi

"Vanità" di Ungaretti è una di quelle poesie in grado di darci speranza in mezzo alle difficoltà. Una poesia che ci parla della bellezza del meravigliarsi.

Giuseppe Ungaretti con le sue opere ha sempre voluto cogliere la fragilità e la precarietà umana. Dopo aver vissuto la tragedia della prima guerra mondiale, egli ha fatto del dolore e della resilienza, armi principali per combattere la vita stessa.

Nella poesia che vi proponiamo oggi, intitolata “vanità”, il poeta ci racconta il fronte della guerra. Questa è una delle liriche più più tardi ed è stata considerata da Pasolini il capolavoro delle composizioni rarefatte Ungarettiane.

La capacità umana di meravigliarsi

Nel dolore, nella guerra, Ungaretti ha sempre saputo cogliere improvvise dimensioni di limpidezza, luce e di infinito. Nella precarietà spaventosa del presente, il poeta, in questa poesia, coglie la bellezza Nello specchiarsi in piccolo specchio d’acqua colpito dal sole.

In questa poesia ricorre la dicotomia tematica tipica della produzione Ungarettiana. Infatti il poeta ermetico, contrappone sempre il tema dell’aridità, della sete, dell’abbandono, del deserto con il tema dell’acqua, che invece assume connotazioni contrarie del conforto, della morbidezza, del nido. Questo componimento è molto legato alla poesia “i fiumi“, soprattutto per quanto riguarda la tematica umana presente. Anche qui, infatti, l’identità umana è vista come fragile e inconsistente ma nello stesso tempo in grado di cogliere lo stupore dell’immensità. Questa capacità di meravigliarsi davanti alle piccole cose dona forte dignità alla vita umana. 

Nato ad Alessandria d’Egitto l’8 febbraio 1888 e morto a Milano il 1 giugno 1970, Giuseppe Ungaretti è uno dei massimi poeti italiani del Novecento e una delle voci più struggenti della poesia di guerra di tutti i tempi.

Vanità, la poesia 

D’improvviso
è alto
sulle macerie
il limpido
stupore
dell’immensità

E l’uomo
curvato
sull’acqua
sorpresa
dal sole
si rinviene
un’ombra
Cullata e
piano
franta

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