Poesia

“Sintomi”, una poesia di Dorothy Parker per cogliere i primi segnali dell’innamoramento

Il 7 giugno del 1967 moriva a New York Dorothy Parker, scrittrice, poetessa e giornalista statunitense, tra le più argute commentatrici dei fenomeni di costume americano dell'epoca
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Il 7 giugno del 1967 moriva a New York Dorothy Parker. Nota anche come Dot o Dottie, Dorothy Parker è stata una scrittrice, poetessa e giornalista statunitense, tra le più argute commentatrici dei fenomeni di costume americano dell’epoca. Nelle sue poesie e nei suoi racconti emergono spesso la sua profonda malinconia e il suo senso di auto-distruzione, da lei filtrati però con impeccabile stile e cinismo. Fra le sue liriche più famose, ad esempio, c’è “Sintomi”, tratta da “Tanto vale vivere“: un testo in cui Dottie descrive i primi sintomi dell’innamoramento con malinconia e sarcasmo.

Sintomi

Non sopporto il mio stato mentale:
sono scontenta, garrula, asociale.
Odio i miei piedi, odio le mie mani,
non m’interessano lidi lontani.
Temo il mattino, la luce del giorno;
odio, la notte, al letto far ritorno.
Maldico chi agisce onestamente
non tollero lo scherzo più innocente.
Non mi appagano un quadro, una lettura:
per me il mondo è soltanto spazzatura.
Sono cinica, vuota, scombinata.
Non so come non mi abbiano arrestata
per quel che penso. I vecchi sogni andati,
l’anima a pezzi, i sensi torturati.
Non mi è chiaro nemmeno come sto
ma certo non mi piaccio neanche un po’.
E litigo, cavillo, gemendo di paura:
penso alla morte, alla mia sepoltura.
L’idea di un uomo mi lascia sconvolta…
Sto per innamorarmi un’altra volta.

Rivista Poesia (N. 302, marzo 2015), trad. it. Silvio Raffo

Le origini

Nata nel 1893 in una famiglia povera, perde la madre a cinque anni. Nonostante il padre fosse ebreo e la matrigna protestante, Dorothy va a scuola in un istituto cattolico, da cui viene espulsa quando definì l’Immacolata Concezione una “combustione spontanea”.

La carriera

Comincia a scrivere per “Vogue” nel 1914 e in seguito prende il posto di P.G. Wodehouse a “Vanity Fair”. Troppo esplicita nei suoi giudizi, nel 1920 viene licenziata. In segno di solidarietà si dimettono anche Robert Benchley e Robert E. Sherwood, due giornalisti che creano con Parker la famosa Tavola Rotonda all’Algonquin Hotel. Quando viene fondato il “New Yorker” nel 1925, Parker e Benchley diventano collaboratori fissi. Da quel punto in poi Dot diventa famosa per i suoi poemetti ferocemente umoristici. Alcuni di essi erano spesso giocati sull’autoironia e sulla sistematica messa in ridicolo dei suoi affari di cuore, mentre altri sembravano fare l’elogio del suicidio, mai disgiunto da una buona dose di sarcasmo.

Il matrimonio

Nel 1934 Dot sposò Alan Campbell, un attore con ambizioni di sceneggiatore. La coppia si stabilisce a Hollywood. Insieme a Robert Carson la coppia si guadagna una nomination al Premio Oscar per la sceneggiatura del film È nata una stella (1937) di William A. Wellman. Dot e Campbell ebbero una movimentata storia d’amore: divorziati nel 1947, si risposarono nel 1950 e, tra alti e bassi, rimasero insieme e non si lasciarono fino alla morte di lui nel 1963.

L’impegno in politica

Impegnata politicamente, Dot non mancò mai di mostrare le sue simpatie di sinistra, tanto da appoggiare la nascita della Lega antinazista a Hollywood. Come conseguenza di ciò, finì sulla “lista nera” di Hollywood.

La morte

Dal 1957 al 1962 Dot scrisse per Esquire recensioni librarie, sempre più irregolari e bizzarre per via del suo alcolismo. Un infarto cardiaco nel 1967 pose fine alla sua vita.

 

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