Sei qui: Home » Poesie » Poesia sulle foibe, versi d’autore per il giorno del ricordo
poesia per non dimenticare

Poesia sulle foibe, versi d’autore per il giorno del ricordo

10 Febbraio: giornata del ricordo per le vittime delle foibe. Ricordiamo questa giornata importante con una poesia di Fabio Magris.

La poesia sulle foibe per non dimenticare. Il 10 Febbraio di ogni anno, dal 2005, si celebra la giornata del ricordo, una giornata per ricordare, appunto, le numerosi vittime delle foibe e ai 350.000 profughi giuliani costretti all’esodo. Una piaga della nostra storia, una tragedia umanitaria compiuta da Tito durante il suo regime totalitaristico. Questa poesia, scritta da Fabio Magris, è una riflessione su questa giornata così tanto importante quanto forte.

Il compito delle parole e della letteratura

La letteratura serve per ricordare, per lasciare una traccia con le parole. Oggi facciamo questo: ricordiamo il giorno del ricordo. Tra il 1943 e il 1947 migliaia di innocenti giuliani e istriani, di sloveni e di croati che si opponevano al regime vennero trucidati dagli uomini del dittatore Tito. Gli innocenti vennero fucilati, infoibati o deportati nei gulag di Tito. Molti di loro morirono all’istante, di altri vennero recuperati i corpi dopo molti anni.

In questa poesia Fabio Magris ripercorre quella che è, ancora oggi, una delle piaghe più dolorose della nostra storia. Usa frasi crude, forti, come “atroci agonie; bestie torturate; massacro senza limiti; inumani vendette”. Il linguaggio è stridente, foneticamente duro, per darci sempre di più l’idea di orrore. Le parole dal significato forte (come eccidio, carneficina), rimbombano nelle nostre orecchie come un tumulto. Magris descrive gli orrori di uomini e stragi “coperti da anni e anni di silenzio”, e descrive come ora, oggi, la speranza sia fondamentale. La speranza e la forza delle giovani generazioni, che dovranno saper comprendere il passato per un futuro migliore. La memoria è questo, la letteratura l’aiuta nel suo compito.

Poesia sulle foibe

Ossa spezzate
atroci agonie
l’uomo ha superato Caino.
Come bestie torturate
legati ai polsi con vile fil di ferro
gettati ancor vivi nell’oscurità.
Massacro senza limiti
sterminio,
carneficina,
eccidio,
genocidio,
inumani vendette,
stragi e rappresaglie
coperte da anni e anni di silenzio
per politiche infami.
Ora,
nei prati di Basovizza,
un masso di pietra carsica
sigilla la vergognosa tomba
dei dodicimila infoibati.
Non si odono più
tormentosi lamenti
ma solo frusciar del vento
e..
poco lontano
un ragazzino sorridente
fa volare il suo aquilone.

© Riproduzione Riservata