Il Natale sta arrivando...

Pier Paolo Pasolini, “non c’è più luce di Natale…”

Bisogna che ognuno di noi trovi nel proprio cuore il vero e autentico senso del Natale
poesia-natale-pasolini

Bisogna che ognuno di noi ritrovi nel proprio cuore il vero ed autentico senso del Natale riscoprendo la propria umanità affossata da una quotidiana esistenza che sbriciola ogni certezza e frantuma ogni barlume di speranza. Teniamo sempre presente che Natale è ogni giorno che abbiamo la gioia nel cuore.

Riscoprire la luce del Natale 

Sono gli ultimi giorni dell’anno. Il benessere
accende, verso sera, in tutti gli uomini
una specie di follia: la smania inespressa
di essere più felici di quanto siano …
E’ sempre una speranza che dà pietà: anche
il piccolo borghese più cieco ha ragione
di averla, di tremarne: c’è un istante
in cui anch’egli infine vive di passione.
E tutta la capitale di questo povero paese
è un solo ansito di macchine, una corsa
angosciata verso le antiche spese
di Natale, come a una necessità risorta.
Potente luce di Luglio, ritorna, oscura
questo debole crepuscolo di pace,
che non è pace, questo conforto ch’è paura:
ridà parole al dolore che tace.
Manda i cadaveri ancora insanguinati
dei ragazzi che hai illuminato potente:
che vengano qui, tra questi riconsolati
benpensanti, tra questa dimentica gente.
Vengano, con dietro il tuo chiarore di piazze
fatte campi di battaglia o cimiteri,
tra queste ciniche chiese dove la razza
dei servi torna alla sua viltà di ieri.
Vengano tra noi, a cui non è rimasta
che la speranza di una lotta che dispera:
non c’è più luce di Natale, o di Pasqua.
Tu, sei la luce, ormai, dell’Italia vera.

Pier Paolo Pasolini, L’Unità, 1961

Il Natale secondo Pier Paolo Pasolini

La luce intesa nei versi del Pasolini non è quella spirituale ed autentica del Natale, ma una luce effimera consumistica, omologante, egoistica, quasi disumana. E’ sorprendente come a 58 anni di distanza l’Italia e gli italiani si rispecchino in questa poesia, che sembra scritta ai giorni nostri, nell’epoca in cui stiamo vivendo. Pasolini osanna la luce dell’Italia vera, degli uomini in lotta contro tutti i tipi di ingiustizia dal volto nuovo ma dalle vecchie radici, ed è proprio quello che stiamo vivendo nell’epoca del terrore che ci attanaglia da quel maledetto 11 settembre 2001, nella quale guardiamo con timore l’essere altro da noi, alle diverse etnie, alle culture, ai diversi credi religiosi. Una paura a volte irrazionale, che si dimentica dell’umanità, della solidarietà, dell’accoglienza che cancella tutto ciò che la storia ci ha insegnato a caro prezzo e di cui si portano ancora i segni: dittatura, conflitti mondiali, leggi razziali, attentati.
Anche se fuggiva dal Natale il Pasolini scrisse una parabola di un Re Magio che con un servo giovane e riccioluto segue la Stella in cerca del figlio bambino di Dio. Cammina cammina, i due arrivano infine al presepio, ma là «tutto è finito» e del bambino non c’è traccia. «Che tristezza lì intorno: non ci sono né vacca, né asinello, né mamma, né papà, né Bebè. Il Re dei Re, è nato, è cresciuto, e se n’è andato, forse è già morto in croce». I due non demordono però: e il servo, che si rivela un Angelo, riscuote dal torpore di morte il Re Magio e lo sprona a proseguire il viaggio. «E così i due, tenendosi per mano e ballando, si allontanano, si allontanano … Ma sì, verso il Cielo». Si conclude così l’anomala favola “natalizia” nel dicembre 1968.
Una favola amara perché ormai è il Natale dei fabbricanti dei regali pagani, della dissolutezza, della cupidigia, dell’avarizia un Natale che ha perso l’essenza stessa del Natale. La crisi economica, lavorativa, politica, morale, affettiva ha pervaso ogni aspetto della nostra vita. Non si sente più quell’aria di festa, anche nei bambini nel quale l’attesa e lo stupore sono venuti meno, perché hanno tutto e subito senza regole.
Per questo è importante che nelle famiglie cristiane si torni ad allestire il presepe non solo per tradizione o mera consuetudine. L’allestimento del presepe nelle nostre case è l’occasione per riscoprire e condividere le emozioni che precedono il Natale per educare sé stessi all’attesa spezzando la freneticità della vita quotidiana che corre inesorabile senza dar valore a nulla, se non a beni materiali. I presepi sono rappresentazioni artistiche, figurative e creative della nascita di Gesù creato da San Francesco d’Assisi il 25 dicembre 1223 a Greccio in Umbria che cercò di riprodurre ciò che ebbe visto nel suo viaggio nel luogo natio di Cristo a Betlemme. Educare all’attesa è l’obiettivo educativo per dare valore al nostro tempo, ai momenti di riflessione e di condivisione che ormai si stanno estinguendo.
Una bellissima e significativa frase di Dickens autore del Canto di Natale ( A Christmas Carol), che andrebbe fatto leggere o vedere ai piccoli (versione Disney) e ai grandi ( varie versioni cinematografiche) è l’ emblema del vero ed autentico significato del Natale:

Onorerò il Natale nel mio cuore e cercherò di tenerlo con me tutto l’anno

A cura della d.ssa Antonia Ragone
Pedagogista e Docente

© Riproduzione Riservata
Commenti