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Poesia

Ode al giorno felice di Neruda: “Questa volta lasciate che io sia felice…”

Ode al giorno felice non è soltanto una delle poesie più belle che siano mai state scritte da Pablo Neruda. E' un inno alla vita, a quegli istanti di pura felicità, che si imprimono dentro di noi

Oggi è un giorno felice per l’Italia: la nazionale di calcio ha battuto l’Inghilterra a Wembley nella finale degli Europei di calcio e l’onda lunga dei festeggiamenti cominciati ieri notte si protraggono ancora oggi. Questo senso di felicità riporta alla mente un celebre componimento di Pablo Neruda: “Ode al giorno felice”.

Pablo Neruda

Pablo Neruda, nato a Parral, Cile il 12 luglio del 1904 e morto a Santiago il 23 settembre del 1973, è uno dei poeti più letti e più amati al mondo, soprattutto tra i giovani. Sono molti i ragazzi che si accostano con entusiasmo all’opera del poeta cileno e valicano così per la prima volta – senza timidezza – i cancelli della poesia. Tra i maggiori estimatori della poesia di Neruda c’è Gabriel Garcia Marquez il quale lo definì addirittura “il più grande poeta del ventesimo secolo, in qualsiasi lingua”.  Neruda vinse infatti il Premio Nobel per la letteratura nel 1971. Fra le sue poesie più belle, ricordiamo oggi “Ode al giorno felice”, tratta da “Poesie di una vita” (Parma, Guanda 2008).

Ode al giorno felice

Questa volta lasciate che sia felice,
non è successo nulla a nessuno,
non sono da nessuna parte,
succede solo che sono felice
fino all’ultimo profondo angolino del cuore.
Camminando, dormendo o scrivendo,
che posso farci, sono felice.
Sono più sterminato dell’erba nelle praterie,
sento la pelle come un albero raggrinzito,
e l’acqua sotto, gli uccelli in cima,
il mare come un anello intorno alla mia vita,
fatta di pane e pietra la terra
l’aria canta come una chitarra.

Tu al mio fianco sulla sabbia, sei sabbia,
tu canti e sei canto.
Il mondo è oggi la mia anima
canto e sabbia, il mondo oggi è la tua bocca,
lasciatemi sulla tua bocca e sulla sabbia
essere felice,
essere felice perché sì,
perché respiro e perché respiri,
essere felice perché tocco il tuo ginocchio
ed è come se toccassi la pelle azzurra del cielo
e la sua freschezza.

Oggi lasciate che sia felice, io e basta,
con o senza tutti, essere felice con l’erba
e la sabbia essere felice con l’aria e la terra,
essere felice con te, con la tua bocca,
essere felice.

 

Essere felici

La felicità, spesso, si trova nelle piccole cose. Arriva senza avvisare, proprio come afferma Neruda in questa poesia. Un giorno ci svegliamo e ci rendiamo conto di essere felici, qualcosa brulica nell’animo e ci fa percepire la bellezza delle minime sfaccettature della vita. Qui, Neruda, dopo aver preso coscienza del fatto di essere felice fino alla parte più remota del suo essere, chiede di poter rimanere in questa sorta di “stato di grazia” il più a lungo possibile. Tutto ciò che sta intorno a lui sottolinea la sua felicità. La cosa più difficile oggi, però, è riuscire ad accorgersi di questo sentimento, di questa sensazione di pienezza e soddisfazione. Le nostre vite sempre più frenetiche e piene di impegni spesso non ci danno modo di dar voce alle sensazioni più belle e nascoste, dobbiamo imparare a lasciarci travolgere da esse in modo da poter sperimentare, proprio come ha fatto il poeta, giorni di pura felicità.

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