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Guardare con occhi nuovi, cosa ci insegna “A questo punto”, la poesia di Eugenio Montale

E se per una volta ci abbandonassimo al nostro vero io? Se esprimessimo la nostra essenza liberandoci di giudizi, preconcetti e paure che ci accompagnano da tutta una vita? Ecco cosa ci racconta "A questo punto", la poesia di Eugenio Montale che mette in comunicazione l'uomo con la sua ombra.

Eugenio Montale riesce a scavare dentro le cose, a dare un nome a stati d’animo che a volte nemmeno sappiamo di provare. “A questo punto”, racchiusa nella raccolta Diario del ’71 e del ’72è un esempio perfetto di come l’autore ligure vincitore del Nobel per la Letteratura nel 1975 sia in grado di raccontare momenti carichi di significato e di consapevolezza.

La nostra ombra

Vi è mai capitato di sentirvi fuori dai vostri panni? Un’entità astratta, lontana e al tempo stesso vicina, che osserva i vostri passi dall’esterno, proprio come il narratore onnisciente che studiavamo a scuola, quell’essere dalle capacità magiche che riesce a leggere ogni dettaglio del reale ed ogni sfaccettatura dei pensieri della gente. Avete provato, almeno una volta nella vita, la sensazione di improvvisa scoperta della luce dopo lunghi periodi di buio? Come quando hai guardato qualcosa sempre con gli stessi occhi e, all’improvviso, ne scopri aspetti nuovi, diversi.

“Se ora mi stacco
da te non avrai pena, sarai lieve
più delle foglie, mobile come il vento”.

A volte, ciò che ci impedisce di essere “lievi” sono le nostre convinzioni sul mondo e sulle persone, i nostri pregiudizi, ed anche le nostre paure, quelle che ci pesano nel petto e ci fanno abbassare lo sguardo per evitare di guardare con chiarezza la realtà. Nella sua poesia, Eugenio Montale crea uno squarcio fra l’io e l’ombra, metafora di quell’ingombrante bagaglio che ci portiamo dietro sin dall’infanzia e condiziona la nostra prospettiva, e ci mostra un’alternativa:

“Devo alzare la maschera, io sono il tuo pensiero,
sono il tuo in-necessario, l’inutile tua scorza.
A questo punto smetti, strappati dal mio fiato
e cammina nel cielo come un razzo.
C’è ancora qualche lume all’orizzonte
e chi lo vede non è un pazzo, è solo
un uomo e tu intendevi di non esserlo
per amore di un’ombra. T’ho ingannato
ma ora ti dico a questo punto smetti”.

Con “A questo punto”, Montale ci invita a staccarci dalla nostra “ombra”, a lasciare dietro di noi le sovrastrutture che ci siamo creati negli anni e a guardare con i nostri veri occhi:

“Il tuo peggio e il tuo meglio non t’appartengono
e per quello che avrai puoi fare a meno
di un’ombra. A questo punto
guarda con i tuoi occhi e anche senz’occhi”.

A questo punto di Eugenio Montale

A questo punto smetti
dice l’ombra.
T’ho accompagnato in guerra e in pace e anche
nell’intermedio,
sono stata per te l’esaltazione e il tedio,
t’ho insufflato virtù che non possiedi,
vizi che non avevi. Se ora mi stacco
da te non avrai pena, sarai lieve
più delle foglie, mobile come il vento.

Devo alzare la maschera, io sono il tuo pensiero,
sono il tuo in-necessario, l’inutile tua scorza.
A questo punto smetti, strappati dal mio fiato
e cammina nel cielo come un razzo.
C’è ancora qualche lume all’orizzonte
e chi lo vede non è un pazzo, è solo
un uomo e tu intendevi di non esserlo
per amore di un’ombra. T’ho ingannato
ma ora ti dico a questo punto smetti.

Il tuo peggio e il tuo meglio non t’appartengono
e per quello che avrai puoi fare a meno
di un’ombra. A questo punto
guarda con i tuoi occhi e anche senz’occhi.

Eugenio Montale, la vita

Eugenio Montale nasce a Genova il 12 ottobre 1896 da una famiglia benestante. Il padre di Eugenio è infatti proprietario di una ditta che produce prodotti chimici. L’infanzia e l’adolescenza sono segnate dalla salute precaria, che non permette al giovane di condurre la vita gioiosa e spensierata che si addice ai ragazzi della sua età.

A causa delle continue polmoniti, Eugenio Montale viene indirizzato verso gli studi tecnici, più rapidi e meno impegnativi di quelli classici. Diplomatosi in ragioneria con ottimi voti nel 1915, coltiva tuttavia la passione per la cultura umanistica studiando da autodidatta e frequentando le lezioni di filosofia della sorella Marianna, iscritta alla facoltà di Lettere e Filosofia. Intanto, la Prima Guerra Mondiale esige nuove reclute.

È così che, nel 1917, Montale viene arruolato nella fanteria dopo aver svolto il servizio militare e combatte fino al 1920, quando viene congedato con il grado di tenente.

Negli anni ’20, il fascismo comincia a diffondersi in Italia. Eugenio Montale è uno dei tanti intellettuali che nel 1925 sottoscrive il “Manifesto degli intellettuali antifascisti” concepito da Benedetto Croce. Questo è un anno fondamentale nella vita del poeta: al 1925 risale, infatti, la prima pubblicazione di “Ossi di seppia”, che segna un punto di svolta nella carriera letteraria di Montale.

Nel 1927, Eugenio Montale si trasferisce a Firenze, dove collabora con importanti riviste e dirige il Gabinetto Vieusseux, incarico da cui viene allontanato nel 1938 a causa della sua riluttanza nei confronti del fascismo. Nonostante ciò, il soggiorno fiorentino è uno dei periodi più pieni e vivaci della vita di Montale, che qui compone le “Occasioni” e incontra per la prima volta Irma Brandeis e in seguito anche Drusilla Tanzi, che diventerà moglie del poeta.

Eugenio Montale si trasferisce a Milano nel 1948. Qui, comincia a collaborare con il Corriere della Sera, giornale per cui scrive critiche letterarie, reportage e articoli più generici. Montale continua a pubblicare opere in versi e in prosa, nel 1962 sposa finalmente Drusilla Tanzi, dopo 23 anni di fidanzamento.

Il matrimonio non è destinato a durare: Drusilla muore nell’ottobre del 1963, dopo un periodo di dolore e malattia. A lei è dedicata la raccolta “Xenia”. La poesia montaliana si fa più cupa, disillusa: i versi cantano il distacco dalla vita, i cambiamenti della modernità, le trasformazioni culturali.

Nel 1975, il poeta viene insignito del Premio Nobel per la Letteratura “per la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni”.

Muore il 12 settembre 1981 nella clinica San Pio X. Viene sepolto a Firenze, accanto alla moglie Drusilla.

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